Due puntate che fanno da prologo di The Mandalorian non possono cancellare il resto della serie buttata letteralmente alle ortiche.
Questa serie, quasi subito ribattezzata da me con il titolo di “The Flop Of Boba Fett”, si può tranquillamente dividere in tre parti. La prima, composta dai primi quattro episodi, è una noia mortale! La seconda, composta solo dagli ultimi due episodi in cui Boba Fett è una semplice comparsa, è da considerarsi come il prologo alla terza stagione di The Mandalorian. La terza è una battaglia che non ha ne capo ne coda. Sinceramente non so proprio cosa sia passato nella testa dei responsabili della Lucasfilm, ma proporre una serie come questa è da criminali!
Boba Fett non mi ha mai fatto impazzire, principalmente perché ha richiuso nella grafite Han Solo, ma un suo fascino lo ha sempre avuto. In fin dei conti è uno dei pochi a potersi vantare di aver duellato alla pari con un Jedi della portata di Luke Skywalker. Il suo corredo genetico è lo stesso dei Cloni che la Repubblica prima e l’Impero poi hanno usato per controllare la galassia.
Raccontare la storia di un personaggio importante come lui è quasi obbligatorio, ma non mi sarei mai aspettato una schifezza come questa. Quattro episodi di lunghi silenzi e di imbarazzanti decisioni sbagliate che mai avrei pensato potesse fare uno come Boba Fett. Me lo ricordavo un freddo calcolatore che colpisce con precisione chirurgica e si ritira con la massima sicurezza senza fallire mai un obiettivo. Il Boba che scopriamo sin dalle prime scene è impaziente e poco ha a che fare con il ricordo lasciato dai film. Dov’è finito quel cacciatore di taglie così letale e calcolatore?
In The Mandalorian abbiamo visto Boba Fett senza armatura; era del tutto scontato che lo spin-off su di lui ci avrebbe raccontato gli avvenimenti legati a questo evento. Quello che non mi sarei mai aspettato è la strana scelta di voler a tutti i costi riabilitare un personaggio che non ne ha bisogno. Quasi tutta la stagione è legata ai lunghi ricordi di quando Boba è stato ad un passo dalla morte e prigioniero di una tribù di Sabbipodi. La lunga permanenza con questa popolazione, le loro usanze, il loro forte legame familiare, hanno aperto nuove prospettive nella testa del nostro protagonista. Con questa esperienza Boba torna a Tatooine e prova a riempire la posizione vacante lasciata da Jabba The Hutt.
I Sabbipodi parlano principalmente a grugniti animaleschi o a minimali cenni delle mani o del capo; la scelta di non aggiungere sottotitoli alle brevi conversazioni che il nostro protagonista ha con loro è disarmante. La maggior parte dei ricordi di Boba è praticamente priva di veri dialoghi e immersa nei suoni ovattati del deserto. Dopo pochi minuti la noia avvolge lo spettatore e lo culla fino a farlo addormentare. Qualche volta ci si riesce a svegliare a causa di colpi sporadici di blaster, segno che la storia è tornata nel presente.
In teoria gli eventi su Tatooine dovrebbero essere molto più vivaci ed interessanti dei ricordi, ma tra la teoria e la pratica ce ne passa di acqua sotto i ponti. Boba sembra una foglia mossa dagli eventi, non pianifica fino all’ultimo momento, non prende precauzioni e sembra non curarsi della propria sicurezza. Insomma dov’è finito quel cacciatore di taglie attento ed approfittatore che ha catturato Han Solo? Temuera Morrison ci prova a fare qualcosa, ma meno indossa il suo elmo e meno è credibile in quello che fa.
La mitica Fennec Shand, assassina interpretata da Ming-Na Wen, strappa piccoli momenti interessanti che ricordano la “Cavalleria”, soprannome dato al personaggio di Melinda May che lei ha interpretato in Agents Of S.H.I.E.L.D.. Troppo poco per poter valutare la sua interpretazione, ma abbastanza per poter rimandare una valutazione alla prossima serie, o a quella di The Mandalorian 3.
Quando lo sconforto per le mortifere trame di Boba sta per arrivare all’apice, tutto cambia d’improvviso. Torna Mando e prende letteralmente la scena per due interi episodi che sono sicuramente più interessanti ed emotivamente coinvolgenti di quella cosa indistinta proposta nei primi quattro capitoli. Sembra quasi che qualcuno si sia improvvisamente messo una mano sulla coscienza ed abbia deciso di non perdere del tutto i fan conquistati con The Mandalorian. Sicuramente c’è da apprezzare lo sforzo tecnologico profuso per riproporre il giovane Luke e l’immenso lavoro che cuce insieme e dà continuità alle saghe cinematografiche, a quelle delle serie animate e alle neonate serie televisive.
Parliamo ora dell’ultimo episodio, dove possiamo assistere ad una sparatoria in stile farwest con l’aggiunta di King Kong. Mi sono messo le mani nei capelli vedendo il folle schieramento tattico effettuato da Boba Fett e compagni. Sai di essere in minoranza numerica e l’unica cosa che fai è sparpagliare le tue forze per presidiare meglio la zona? In pratica ti offri come facile bersaglio per gli attacchi dei tuoi nemici.
Gli Stormtrooper dell’impero non riuscivano a colpire mai nessuno, mentre i ribelli facevano sempre bella figura colpendo chiunque. Più o meno la cosa si ripete anche in questa scaramuccia da bar che si svolge praticamente tutta all’incrocio di una strada. Gli assalitori, che dovrebbero essere pure una forza paramilitare fatta apposta per risolvere situazioni del genere, sono fatti a pezzi da una banda di motociclisti, un barista, un pugno di amabili cittadini di frontiera ed un Wookie azzoppato. Sinceramente la cosa è poco credibile.
Mi chiedo poi perché Boba abbia atteso sette noiosi episodi per scatenare la sua maestria assassina che in tre secondi netti ha ucciso elegantemente tutti i capi della congiura e rimosso il problema alla radice. Ci voleva tanto? In pratica l’ultimo episodio serve solo a riunire una coppia di amici, a sparare migliaia di raggi laser a casaccio e a riequilibrare la quantità di scene d’azione che latitavano negli episodi precedenti.
Senza le due puntate con Mando protagonista, The Book Of Boba Fett sarebbe insufficiente. Se invece valutiamo il tutto, tenendo presente queste due puntate, che non sono altro che il prologo per la nuova stagione di The Mandalorian, allora qualcosa si salva, ma forse troppo poco per una piena sufficienza.