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1 - Sopravvivenza

di Andrea Morsani
Creato: 26 Agosto 2009

Era stata una giornata decisamente fruttuosa. Non solo avevano trovato un piccolo deposito di viveri ancora intatto, ma nello stesso appartamento avevano trovato anche un fucile da caccia e delle munizioni. Parecchie munizioni.
L'idea di razziare gli appartamenti della zona stava iniziando a dare qualche frutto. Non era facile, però, per persone non del mestiere scassinare le porte blindate dei nuovi condomini, quelli dove abitava la gente benestante; eppure, sembrava essere la soluzione all'isolamento cui erano costretti.


"Ale, che ne dici se restiamo qui per questa notte? Sta facendo buio."
Alessandro guardò fuori. Il Sole era già calato, e le ombre si stavano allungando nel piazzale sottostante. "Dovremmo rientrare. Abbiamo aperto la porta, questo posto non è sicuro."
Stefano diede uno sguardo alla cucina. "Dai.. è da giorni che non si fanno vedere. Non abbiamo lasciato tracce in giro, e sono stanco. Per una volta vorrei dormire in un letto vero."
"No. Rientriamo. La sicurezza è la cosa più importante, qui possiamo tornarci domani." E, sorridendo, aggiunse: ".. per i letti, vedremo di organizzarci."
Stefano accettò controvoglia la decisione di Alessandro. Aveva quasi la metà degli anni di Alessandro, e ne stimava l'esperienza e l'organizzazione... eppure certe volte gli sembrava che esagerasse, con tutte le sue paranoie. Alla fine il peggio sembrava passato, gli avvistamenti si facevano sempre più radi, e anche se il loro gruppo non aveva avuto più contatti con nessuno da settimane, se non per radio, in questo nuovo ordine di cose se la stavano cavando egregiamente. Finì di riempire lo zaino con quante più scatolette poteva, poi si mise davanti alla porta, attendendo Alessandro, che nel frattempo si era messo il fucile a tracolla e messo le munizioni nelle tasche.

 

Scese le scale, si trovarono nell'androne. Attesero un istante, in ascolto, poi si mossero sui vetri rotti del portone, cercando di evitare di far troppo rumore; infine, furono fuori, nel cortile interno. Con una visibilità ridotta dai muretti coperti dalle siepi, Alessandro si sentiva estremamente inquieto; Stefano invece avanzò rapidamente fino alla strada, spianando la doppietta. "E' ok, andiamo." Ad Alessandro non piaceva questo atteggiamento non curante del pericolo, eppure non poteva negare a se stesso che a volte gli faceva comodo. Andare in avanscoperta era sempre pericoloso. Non era un egoista; cercava anzi di insegnare il modo di restare vivi a chi gli era intorno. Eppure, se qualcuno decideva di rischiare al posto suo... beh, non lo fermava di certo.
Alessandro uscì in strada, coperto da Stefano. Si guardò in giro, e mentre Stefano lo raggiungeva si incamminò verso il rifugio. Percorsero qualche centinaio di metri nelle stradine del quartiere, poi raggiunsero via di Macchia Saponara, dove potevano godere di una visuale migliore. La strada si allargava, permettendo di stare un pochino più tranquilli. Alessandro cominciò a pensare che avrebbero dovuto cominciare a prepararsi per l'inverno. Senza elettricità e gas, sarebbe stata un'esperienza diversa dal solito, per quanto fossero mesi che le cose avevano preso globalmente una direzione decisamente fuori dal comune.

Improvvisamente, l'urlo di Stefano lo ridestò. Si girò, alzando istintivamente la canna della mitraglietta che portava al fianco; ma del ragazzo non vi era nessuna traccia. Immediatamente notò la rampa del garage che aveva appena oltrepassato, e vi si avvicinò frontalmente, per averne una visuale completa. Mentre si avvicinava, sentì chiaramente il tipico rumore delle chele. Portò alla spalla la mitraglietta, e avvicinandosi alla rampa vide una macchia di sangue, e una scia che continuava fino al sotterraneo. Alessandro scese con cautela, tenendosi sul lato scoperto, e svoltata la curva vide chiaramente un paio di coleotteri. Tirò a fuoco mirato cercando di colpire il capo. Centrò il primo con un solo colpo; il secondo si mosse nella sua direzione. Sparò rapidamente un paio di colpi, ma senza effetto; il coleottero lo stava puntando e si avvicinava rapidamente, quindi risalì la rampa di corsa, cercando di tenere d'occhio l'animale, che continuava ad inseguirlo. Raggiunta una distanza di sicurezza, si girò e sparò di nuovo tre colpi, fino a che il proiettile riuscì ad infilarsi sotto la corazza. L'animale crollò a terra immobile ad un paio di metri da lui. Passato il brivido sulla schiena, regalo dell'adrenalina che gli scorreva nelle vene, prese la torcia, l'accese e riscese la rampa, illuminando il garage. Vicino al primo coleottero, c'era il corpo di Stefano. Si avvicinò, e senza perdere tempo gli sfilò lo zaino, mettendoselo sulle spalle. Raccolse la doppietta e prese il cinturone con le cartucce dal corpo del ragazzo, cercando di non perdere d'occhio l'interno del garage. Senza perdere altro tempo, risalì correndo la rampa, proprio mentre sentiva di nuovo il rumore dei coleotteri venire da un punto buio del sotterraneo. Si voltò un solo istante, per assicurarsi di non essere seguito, mentre si dirigeva verso il rifugio, con il pensiero di salvarsi la pelle che prendeva il sopravvento sull'idea di come avrebbe raccontato la cosa ai genitori di Stefano.

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