Negli anni ’20 dello scorso secolo l’architetto tedesco Herman Sorgel mise a punto quello che passerà alla storia come uno dei progetti più audaci di sempre: trasformare il Mediterraneo in un lago chiuso da enormi dighe.

 

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Finita la Prima Guerra Mondiale, l’Europa e i suoi abitanti erano alla ricerca disperata di pace e prosperità. La guerra aveva trascinato il vecchio continente in una voragine di morte e miseria e una volta finita, era tempo di riscostruire da capo tutto quanto era stato perduto. Se da una parte politiche sempre più autoritarie e nazionaliste sembravano garantire una fragile stabilità, fu dalla cieca fede nel progresso tecnologico e scientifico che nacquero progetti al limite dell’utopia, ideati per radicalmente cambiare il volto del continente europeo e non solo. Il più grandioso e per certi versi il più terrificante di questi fu sicuramente il progetto chiamato Atlantropa.

L’idea alla base di questo folle progetto era quella di trasformare il Mediterraneo in un lago chiuso attraverso un sistema di imponenti dighe allo scopo di fornire energia elettrica a tutto il continente e allo stesso tempo garantire nuove terre coltivabili, risolvendo così problemi di sovraffollamento e mancanza di lavoro. La prima e più importante diga doveva essere costruita sullo stretto di Gibilterra così da bloccare e chiudere le acque dell’Atlantico che apportano un ingente quantitativo di acqua salata dentro il mare. Più facile a dirsi che a farsi. La diga per essere funzionale allo scopo doveva essere lunga circa 35 chilometri e larga più di 500 metri, richiedendo anni di lavoro e ingenti masse di operai. Un sistema a cascate che avrebbe fornito grandissime quantità di energia elettrica in un mondo che ne chiedeva sempre più.

 

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Una seconda diga all’altra estremità del Mediterraneo avrebbe chiuso lo stretto dei Dardanelli chiudendo così il collegamento con il Mar Nero. Il sistema delle due dighe avrebbe fatto scendere il livello dell’acqua di più di 100 metri, ma non bastava. Una terza ed ultima diga secondo i piani di Sorgel sarebbe sorta tra le coste della Sicilia e quelle della Tunisia, ravvicinate dalle terre emerse in seguito alla messa in funzione delle prime due dighe. Quest’ultima diga avrebbe fatto ulteriormente abbassare il livello della parte orientale del mare di altri 100 metri e collegato il l’Europa centrale all’Africa settentrionale. Si stimava, sempre secondo i calcoli di Sorgel, che l’evaporazione avrebbe reso disponibile quasi mezzo milione di chilometri quadrati di nuova terra colonizzabile e coltivabile per gli europei.

Non contento del già imponente piano, l’architetto tedesco pensò di riuscire sempre attraverso un sistema di dighe di creare un enorme lago nell’Africa subsahariana, collegata con il lago Chad, e sempre nell’arco di decenni irrigare l’immenso deserto e trasformarlo in una rigogliosa regione nella quale gli europei principalmente potessero prosperare.

 

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L’idea destò molta sorpresa e venne vista di buon occhio in molti ambienti accademici dell’epoca. Dagli anni ’30 in poi Sorgel girò l’Europa in lungo e in largo alla ricerca di finanziamenti e appoggio dalle varie nazioni, perfezionando continuamente il suo piano e arrivando a fondare l’Istituto Altantropa per continuare a garantire visibilità al progetto ma il tutto rimase sulla carta fino alla sua morte avvenuta nel 1952. L’Istituto ebbe vita breve dopo la dipartita del suo fondatore e chiuderà i battenti pochi anni dopo.

Nonostante questo colossale progetto ingegneristico ci appaia oggi come utopico e folle, bisogna riconoscere all’architetto tedesco una spiccata capacità di guardare oltre, di essere stato in grado di creare, almeno sulla carta, un piano che tecnicamente poteva essere messo in pratica. Ciò che alla base lo guidava era un intento buono, almeno per i valori dell’epoca, e cioè quello di favorire la popolazione europea e creare uno spirito paneuropeo così da scongiurare futuri conflitti.

 

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Quello di cui tuttavia non era a conoscenza erano gli effetti che questo sistema di dighe e l’evaporazione di importanti parti del Mediterraneo avrebbero comportato sul clima regionale e mondiale, per non parlare della perdita di enormi ecosistemi.

Non solamente il nuovo suolo non sarebbe stato adatto alla coltivazione, o almeno non immediatamente, ma probabilmente la spartizione di così tanta terra avrebbe generato ulteriori tensioni in un continente che come già sappiamo si dissanguerà ancora una volta pochi anni dopo la nascita del progetto Atlantropa. Tutto rimarrà un sogno grandioso, curioso per molti aspetti ma fortunatamente mai realizzato.

 

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