Un viaggio iniziato nella lontana Persia e concluso molti anni dopo in Scozia. È la straordinaria storia di Wojtek, l’orso bruno che partecipò, insieme ai soldati polacchi, alla liberazione d’Italia.

 

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Gli uomini hanno sempre fatto affidamento sugli animali, sia in tempi di pace che di guerra; dall’uso millenario del cavallo, sempre presente sui campi di battaglia, ai muli che ben sopportano i pesanti carichi in ambienti ostili. Siamo riusciti persino ad inviarli nello spazio: famoso il caso di Laika, il quadrupede cosmonauta sovietico. Ma se guardiamo alla seconda guerra mondiale sicuramente il caso più eclatante di collaborazione tra uomo ed animale è rappresentato dall’orso bruno siriano che ancora oggi i polacchi ben conoscono col nome di Wojtek.

Tutto ha inizio nella Persia del 1942. L’Unione Sovietica, trovatasi in una situazione critica dopo quasi un anno di guerra coi tedeschi, concede di rilasciare numerosi prigionieri di guerra polacchi per essere trasferiti nel Medio Oriente e partecipare allo sforzo Alleato di contenere le potenze dell’Asse: il piano è di addestrare le truppe in vista dei futuri sbarchi sul continente europeo.

È in questa arida terra che il destino di Wojtek si intreccia con quello del II Corpo Polacco. Il piccolo esemplare di orso viene ceduto da un ragazzino del posto ai militari, per poi essere definitivamente donato alla nascente 22ª Compagnia rifornimenti di artiglieria diventandone subito la mascotte. Nei lunghi mesi passati nel campo si crea un forte legame tra gli uomini e l’animale che sta velocemente crescendo: mangia ciò che gli viene dato e si adatta come meglio può alla nuova, quanto strana, compagnia. Forse anche troppo. I soldati iniziano a sfidarlo in amichevoli partite di wrestling e box, a dargli le loro preziose sigarette che lui accetta di buon grado fumandole ma spesso masticandole intere. Inizia persino a bere birra, mentre qualcuno un po’ per scherzo cerca di insegnargli a fare turni di guardia del campo. Per un po’ ci si dimentica degli orrori della guerra e della prigionia, della casa e dei cari affetti lasciati indietro.

 

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Poi le cose si fanno serie. Le truppe arrivano in Egitto e l’intero Corpo viene posto sotto comando britannico che non ammette mascotte e animali da compagnia all’interno dei propri ranghi, specialmente in vista del viaggio per sbarcare sulle coste italiane. Bisogna trovare il modo per non separarsi da Wojtek e la soluzione è solo una: arruolarlo ufficialmente come soldato semplice nella 22ª Compagnia con tanto di libretto paga, mansioni ufficiali e un posto accanto ai commilitoni nelle tende da campo.

Una volta in Italia l’ormai orso soldato si distinguerà nella feroce battaglia di Montecassino. Emulando le azioni dei compagni, verrà scorto trasportando proiettili di grosso calibro dai camion posti nelle retrovie, alle postazioni delle artiglierie sulla linea del fronte, lasciando tutti stupefatti. Questo comportamento fuori dall’ordinario gli garantirà la promozione al rango di Caporale nonché un nuovo stemma per la 22ª, raffigurandolo con il proiettile in braccio.

 

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Superato Montecassino, il Corpo polacco adesso inquadrato sotto l’8ª Armata britannica continuerà nelle azioni di liberazione dell’Italia, risalendo la costa adriatica e partecipando alla Battaglia di Ancona.

Finita la guerra, le truppe polacche verranno spedite in Scozia finendo il loro servizio il 15 Novembre 1947. La smobilitazione tocca da vicino anche Wojtek, che dovrà dire addio a molti compagni e non vedrà mai la Polonia. Rimarrà infatti nello zoo di Edimburgo dove godrà del rispetto e dell’ammirazione dei locali per il resto dei suoi giorni, ricevendo di tanto in tanto anche la visita di qualche compagno di armi. Morirà nel Dicembre del 1963 all’età di 22 anni.

 

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La particolare vita dell’orso Wojtek continua tutt’oggi a destare stupore e affascinare gli amanti di quelle storie strane, al limite del reale. In Polonia è riconosciuto come eroe nazionale, la Scozia gli ha reso onore con una statua e nel 2019 la città di Cassino ha eretto una scultura in marmo dedicata a lui, facendoci così sperare che le vicende di Wojtek non saranno presto dimenticate e anzi riecheggeranno ancora a lungo.

 

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