L'avventura dell'agente segreto italiano Aristide Tabasso, dallo spionaggio anti-inglese in Eritrea sino alla caccia al Carteggio Mussolini-Churchill, raccontata nel 1957 da un libro tutt'ora vittima della censura di stato. Scoprite con noi la sua storia.

 

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Nel 1957 viene pubblicato Su onda 31 Roma non risponde. Il libro di Franco Tabasso racconta le vicende vissute dal padre Aristide, agente segreto italiano, durante il secondo conflitto mondiale; vicende ancora scottanti, tanto che prima di essere distribuito subisce la censura di stato. Le copie vengono distrutte e ne viene tutt'ora vietata la ristampa. Ad oggi ne sopravvivono pochissimi esemplari di cui, fortunatamente, sono reperibili delle scansioni in rete.
Di seguito riportiamo l’avventura vissuta da Aristide Tabasso così che sfugga all’oblio a cui è condannata.


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Motociclisti italiani ed eritrei della PAI (Polizia Africa Italiana) durante l'invasione della Somalia britannica, 1940

 

Nell’aprile del 1941, Aristide Tabasso, ufficiale di marina ed agente del SIM (Servizio Informazioni Militare) raggiunge il Comando Marina di Massaua, in Eritrea. È in cerca di ordini, ma non c’è più nulla da fare: le ultime roccaforti sono cadute e gli inglesi si riversano ovunque. Sta vivendo gli ultimi momenti dell’Africa Orientale.
Nell’ora più buia si ritrovano tutti sulla banchina; nel silenzio la bandiera imperiale viene ammainata e affidata al comandante dell’ultimo sommergibile italiano che, simbolicamente, in quel suo stomaco di ferro, avrebbe portato i loro cuori e speranze in Italia.


20200617 onda31 4.2

La guerra in Africa Orientale:
Autoblinda AB-41 con scritta "O la va o la spacca" - Decollo di un CR.42, Somalia, inverno 1941 - Danni da bombardamento su centro abitato

Arrivati gli inglesi, comincia per Tabasso e gli altri italiani il lungo calvario della prigionia. Vengono denudati e fatti marciare per le strade di Massaua subendo l’umiliazione pubblica, così da annientare l’immagine degli italiani agli occhi della popolazione indigena. Dopo duri giorni è condotto al campo di concentramento di Otumlo dove le condizioni sanitarie e alimentari, già tragiche di per sé, non lasciano scampo sotto il sole africano.
Tabasso, fingendo un malessere che richiede la rimozione violenta di ben otto denti, riesce a farsi spedire all’ospedale militare e scappare.


20200617 onda31 2.2La guerra continua in Africa Settentrionale:
Artiglieri con cannone da 75/46 in Libia, novembre 1940 - Avanzata sotto il fuoco di artiglierie in Marmarica - Autoblinde AB-41 a Giarbub, Libia

 

Raggiunta Asmara, sempre in Eritrea, si dà alla macchia nascondendosi dagli agenti dell’Intelligent Service e dagli ancor più infidi agenti del doppio gioco. Tabasso entra in contatto con una rete di italiani, tutti militari fedelissimi alla bandiera ed al loro comandante: Aloisi.

Gli uomini organizzano un piano di sabotaggio su larghissima scala: in vista dell’avanzata italiana verso il Cairo, avrebbero fatto esplodere depositi di carburante, magazzini e piste d’atterraggio disseminati in tutta l’Africa Orientale, mettendo nel caos le linee di rifornimento inglesi. Il piano è ambizioso, ma gli uomini ed il coraggio non mancano. Serve però coordinarsi con Roma. Installano con successo delle antenne radio riuscendo ad operare in maniera quasi indisturbata: un po’ perché gli agenti inglesi vogliono capire quali siano le loro intenzioni, ed un po’ perché vorrebbero aprire anche loro un dialogo segreto per trattare una possibile pace separata, allora preferibile per Londra.


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Civili vengono evacuati dall'Eritrea - Imbarco sul Vulcania - La Duilio

 

Mentre il progetto prende forma, gli italiani mettono mano sui documenti confidenziali dell’azienda di costruzioni americana Johnson Drake & Piper appena giunta a Massaua; questa era in possesso dei futuri piani di rifornimento e costruzione militare anglo-americani in Africa e Oriente. Trovano infatti le planimetrie di tutte le rotte di rifornimento alleate e le direttrici di attacco che dall’Africa settentrionale salgono verso tutta l’Italia. Non c’è tempo da perdere, bisogna subito stabilire i contatti.

Un agente di assoluta fiducia deve raggiungere l’Italia per consegnare i codici con cui decifrare le comunicazioni e consegnare i documenti ottenuti dagli inglesi. Aloisi trova quest’uomo in Tabasso. Due navi ospedale italiane avevano appena raggiunto l’Eritrea per evacuare civili in bisogno, ciò in accordo con gli inglesi e sotto la loro sorveglianza. Tabasso riesce ad imbarcarsi insieme al figlio Franco sulla Duilio. Il viaggio è pesante per la lentezza con cui viene fatta procedere la nave e per la grande tensione fra i passeggeri: tra italiani al soldo inglese ed i soliti agenti del doppio gioco non c’è di chi fidarsi e perfino Tabasso viene sospettato da presunti patrioti col rischio di essere incarcerato una volta in patria. Dopo 43 giorni si raggiunge l’Italia.

 

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In Tunisia si combatte ancora, primavera 1943:
Gli ultimi carri M13/40 rimasti all'assalto ad El Guettar - Colonna di bersaglieri motociclisti


Appena sbarcato viene acclamato dai suoi colleghi del SIM, lo si vorrebbe mandare subito dal Duce, ma il suo giuramento gli impone di parlare solo in presenza dell’Ammiraglio Lais, capo del SIM, e all’ambasciatore Pompeo Aloisi, zio del comandante. Ma le cose in patria sono cambiate: a capo del SIM ora c’è l’Ammiraglio Maugeri che per di più non consente di trattare l’argomento con altre persone. Dopo qualche giorno Tabasso è costretto a cedere.

Viene ricevuto freddamente da Maugeri, il quale non sembra dimostrare grande interesse verso il suo rapporto, e che perfino nel momento in cui gli vengono mostrati i piani d’invasione dell’Italia non fa che rispondere “li fermeremo sul bagnasciuga”: la celebre espressione che il mese successivo sarà pronunciata da Mussolini. Perplesso ma anche sollevato di aver adempiuto alla sua missione non può che congedarsi ed attendere lo svolgersi degli eventi.


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 Momenti della battaglia di Porta San Paolo, Roma, 8 settembre 1943.

 

Nel frattempo Tabasso, in attesa di ordini, viene messo ai margini delle operazioni ed il giorno in cui in una trasmissione dell’EIAR (la vecchia RAI) si sarebbe dovuta inviare la risposta in codice ad Aloisi, Roma non risponde. Il SIM aveva scelto di dimenticare i suoi uomini mettendoli in gravissimo pericolo. Tabasso non può darsi pace; per farlo tacere gli si offrono tutti i soldi che desidera, ma non può accettare.

È oramai chiaro che i servizi italiani non seguano gli interessi nazionali e in quell’estate del 1943 Tabasso viene arrestato e condotto in isolamento a Regina Coeli. Dopo qualche tempo viene trasferito nel sesto braccio che rappresenta lo specchio dei nemici di chi governa Roma al momento: dapprima vi sono incarcerati i membri del Gran Consiglio e tanti gerarchi ormai privi dei loro piedistalli, e dopo l’8 Settembre si svuota e si riempie di grandi personaggi tra anti-fascisti, collaboratori e comunisti.

Il freddo delle celle si riscalda delle fiamme della rivoluzione, tanto che il sesto braccio diventa il cuore e l’anima dei movimenti insurrezionali e da lì si diramano ordini che si diffondono in tutta Italia.
Eppure, rifiutato da fascisti e anti-fascisti, Tabasso è sempre rinchiuso. Dopo undici mesi non può che aderire alla Repubblica Sociale per uscire di galera, da cui fugge poi per unirsi ai movimenti partigiani.


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La guerra civile divampa:
Brigate Nere - Partigiani con semovente 75/46 catturato - Parà della Nembo

 

Dopo l’assassinio di Mussolini gli agenti di ogni paese si mettono sulle tracce del famoso carteggio Mussolini-Churchill, compreso Tabasso che riesce nell’impresa recuperando non solo il contenuto della nota valigetta, ma addirittura un baule contenente oltre 40 chili di documenti di inestimabile valore, che vanno ben oltre le sole lettere dei due capi del governo e rappresenta un vero “Archivio di Stato”. Quei documenti riguardano dozzine di personaggi e metterebbero in luce tante ombre della condotta italiana ed estera durante la guerra.

Purtroppo, da monarchico e uomo d’onore, completa la sua missione consegnando tutto a re Umberto II, prima del suo esilio. Sa bene che quei documenti non possono essere resi pubblici nell’immediato, vista la travagliata situazione politica dell’Italia del dopoguerra, ma dopo cinque anni chiede al re di desecretare tutto, perché l’Italia è pronta, ma gli si risponde, in maniera per nulla plausibile, che il baule è andato perduto.


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 Mussolini in occasione dei suoi ultimi due discorsi:
la consegna della bandiera ad un Battaglione "M", 23 marzo 1945 - Discorso della riscossa al Teatro Lirico, Milano, 16 dicembre 1944

 

Aristide Tabasso, umile servitore dello stato, ingannato fino all’ultimo, viene probabilmente assassinato. Muore a 41 anni in seguito ad un intervento di routine che il figlio non ha mai voluto riconoscere come causa della scomparsa. È molto probabile infatti che sia stato silenziato definitivamente per le sue conoscenze.

Non sapremo mai cosa vi sia tra quei documenti da lui scovati, possiamo solo continuare a teorizzare. Certo è che quella di Aristide Tabasso è una storia che si deve conoscere bene. Importante non solo per il valore delle sue azioni, ma anche perché emblematica di come purtroppo funzionino le cose in Italia: quel paese che si fonda sui suoi segreti ed è disposto alle azioni più vili affinché quei segreti restino tali; dove chi ha il potere non agisce mai nell’interesse nazionale ed il suo popolo si divide tra traditori, schiavi felici di essere tali e madri costrette a piangere senza un perché. Quello stesso paese che ingenuamente portiamo lo stesso nel cuore e tanto amiamo.

 

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