La macchina da guerra tedesca che mise a ferro e fuoco l’Europa all’inizio del secondo conflitto mondiale fu capace di grandi e spettacolari vittorie. La formula di questo successo militare? Un mix letale di Panzer velocissimi e metanfetamine.

 

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La notte tra il 9 e il 10 Maggio del 1940 sarebbe stata poi ricordata come l’ultima di quella strana guerra tra la Francia e la Germania, ufficialmente dichiarata nel Settembre dell’anno precedente quando la tempesta si era abbattuta a est, sopra una Polonia ricomparsa sulle mappe da soli venti anni. “Morire per Danzica? No!” era stato lo slogan e il pensiero del deputato socialista Marcel Déat, e di tanti francesi ancora lacerati nel corpo e nelle menti dal precedente e sanguinoso conflitto con i loro vicini. Per otto lunghi mesi il fronte era rimasto silenzioso facendo ben sperare gli alti comandi francesi. Ma la stessa tempesta che in poche settimane aveva spazzato i polacchi stava adesso per scagliarsi contro di loro.

Le divisioni della Wehrmacht attaccarono il Benelux e la Francia all’alba del 10 Maggio scatenando una potenza di fuoco spaventosa. Parigi sarebbe caduta poche settimane dopo e con essa la Francia che firmerà un armistizio il 25 Giugno. Ciò per cui i tedeschi avevano combattuto per più di quattro anni nella Grande Guerra era stato conquistato in così poco tempo.

 

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Ma quello che più colpì e sorprese gli Alleati che opponevano loro valide forze in campo, fu la velocità con la quale le truppe motorizzate tedesche prima e la fanteria poi avanzavano, spesso accerchiando intere divisioni e vanificando qualsiasi tentativo di tamponamento operato dai comandi francesi: era la cosiddetta Blitzkrieg, la guerra lampo che avrebbe inginocchiato l’Europa per anni.

Soldati instancabili in marcia giorno e notte, sprezzanti del pericolo e con unico obiettivo quello di andare avanti, conquistando metro dopo metro suolo per la nuova patria germanica. Ordinaria disciplina tedesca all’apparenza, chimica nei fatti, sotto forma di pillole e Panzerschokolade, la cioccolata magica che i carristi ricevevano insieme alle quotidiane razioni di cibo e munizioni.

Era il Pervitin, oggi noto come metanfetamina. Brevettato per la prima volta nel 1937 dalla casa farmaceutica Temmler, conquistò immediatamente grosse fette della società nazista prima di essere sperimentato in combattimento e si rivelò non solo un potentissimo stimolante, ma anche arma utile alla causa della madre patria. Privazione del sonno, resistenza alla fatica e una spiccata concentrazione amalgamata all’efficace addestramento militare, trasformarono il soldato tedesco in una efficace macchina da guerra. Si è successivamente stimato che circa 35 milioni di pillole di Pervitin vennero distribuite tra i ranghi della Wehrmacht in preparazione della conquista della Francia. Un equivalente di circa 30 dosi per ciascun soldato, da assumere preferibilmente di notte così da evitare pause e momenti di riposo.

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Divisioni in preda a un’euforia chimica vincono i nemici del Reich, i soldati ne vogliono sempre di più e lo chiedono nelle lettere che inviano ai propri cari rimasti a casa. In pochi mesi, centinaia di migliaia di combattenti si ritrovano assuefatti e accusano i primi sintomi causati dalla dipendenza da metanfetamine. Gli ufficiali annotano sintomi quali allucinazioni, depressione e nausea. Gli alti comandi iniziano a preoccuparsi al punto da renderlo illegale negli ambienti militari a partire dal 1941. Leonardo Conti, capo della Sanità del Reich, ne riconosce i rischi derivati da un uso prolungato e lo classifica tra gli oppiacei venduti solamente con ricetta medica, ma le pillole continuano a circolare. Ancora molto comuni nelle prime fasi dell’Operazione Barbarossa, e molto probabilmente per tutta la durata dei combattimenti contro i sovietici, queste magiche pastiglie, una volta considerate strumento indispensabile per la vittoria, finiranno per accompagnare tragicamente il destino del Reich fino al collasso che avverrà nel 1945.

 

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L’uso di droghe capaci di alterare ed esaltare la combattività delle truppe impegnate nei vari fronti non si limiterà solamente alla parentesi della Germania nazista. Gli inglesi, quasi in risposta al delirio metanfetaminico tedesco, sperimenteranno l’uso di anfetamine tra i ranghi del proprio esercito. Le benzedrine verranno utilizzate dai piloti Alleati nelle lunghe missioni sopra i cieli europei. Anche l’esercito imperiale nipponico avrà a disposizione varianti dello stesso Pervitin, che se da una parte darà loro uno grande slancio nella conquista del sud-est asiatico, dall’altra finirà per causare loro gli stessi problemi di assuefazione e dipendenza con i quali i loro alleati dell’asse si erano confrontati poco tempo prima. L’uso di queste sostanze apre un nuovo capitolo negli studi della storia militare recente, destando sempre più interesse tra ricercatori e appassionati, finendo qualche volta per disgregare e distorcere l’aura di invincibilità ed efficienza della Wehrmacht.

 

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