Iniziata nel 2014 e capitanata dalla Francia, l’operazione Barkhane mira a creare un ambiente di cooperazione tra i paesi del G5 Shael per contrastare le forze terroriste nella zona.

 

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L’Operazione Serval iniziò l’11 gennaio 2013 su richiesta del governo del Mali e si è conclusa il 31 Luglio 2014.

Questo intervento militare permise:

  1. L’arresto dell’offensiva jihadista che metteva in pericolo la capitale Bamako;
  2. La neutralizzazione della capacità operativa delle forze terroriste, che da tempo incrementava nel deserto nel Nord Mali;
  3. Il trasferimento del compito di stabilizzazione del Mali alle forze ONU (MINUSMA) assieme all’esercito governativo.

Tuttavia le forze terroriste non furono distrutte, ma solo sconfitte. Si riorganizzarono e iniziarono ad operare su un vasto territorio comprendente Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania and Niger. La dimensione trans-nazionale della nuova minaccia terrorista, legata specialmente alla natura desertica dello Shael, richiede oggi di agire in una regione grande quanto l’Europa intera, contro un nemico dotato di una organizzazione ramificata e sempre in movimento, in un ambiente con più sovranità nazionali (aspetto che rende spesso difficoltoso l’efficace coordinamento delle varie forze governative).

Per contrastare questa nuova minaccia la Francia ha organizzato l’operazione Barkhane, iniziata il 1 Agosto 2014 e tutt’ora in corso, con tre obiettivi in mente:

  1. Supportare le forze armate governative;
  2. Rafforzare il coordinamento tra le varie unità militari;
  3. Ostacolare la ricostituzione delle forze terroriste messe precedentemente in fuga.

 

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Il concetto principe dell’approccio francese è la partnership: fornire assistenza alle nazioni alleate per renderle in grado di gestire la situazione in maniera autonoma. Questo è parte di un approccio generale che riguarda anche il piano politico e di sviluppo, oltre quello militare. L’Operazione Bakhane riguarda quest’ultimo aspetto, ed è capitanata dalla Francia.

Le nazioni interessate da questa operazione sono quelle del cosiddetto G5-Sahel (Burkina Faso, Chad, Mali, Mauritania e Niger). La Francia in quanto “partner strategico, che ha supportato in maniera consistente le nazioni dello Shael nel contrastare il terrorismo” è invitata alle riunioni di questo framework, con lo scopo di organizzare e coordinare operazioni congiunte tra i vari eserciti in contesti trans-nazionali.

Nello stesso contesto operano il MINUSMA, forte di circa 15mila soldati, e l’EUTM Mali, comprendente circa 600 soldati di vari paesi dell’Unione Europea, con lo scopo di addestrare e supportare l’esercito del Mali nella sua lotta contro il terrorismo. Nel 2019 l’EUTM ha addestrato circa 14 mila soldati del Mali, circa due terzi del suo esercito totale. Queste due forze agiscono spesso in dialogo e supporto operativo a Barkhane e G5 Shael.

Per quanto concerne l’aspetto di supporto alla popolazione locale sono in atto diversi provvedimenti. Durante le operazioni assistenza medica gratuita viene fornita nella zona operativa, in questo modo si ha opportunità di dialogare con la popolazione e rafforzare l’accettazione delle forze di coalizione. Inoltre si lavora per fornire l’accesso ad acqua, elettricità, sanità ed educazione. Nel 2019 sono stati attutati 75 progetti di questo genere.

 

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L’operazione Barkhane è lo schieramento di forze più imponente che la Francia abbia attualmente impegnato fuori dai confini nazionali (circa 4700 soldati). Negli anni i risultati militari sono stati apprezzabili, ma le forze terroriste si sono dimostrate estremamente recidive e sono riuscite comunque a infliggere gravi perdite alle forze locali, grazie alla guerriglia, facendo spesso ri-deteriorare la situazione nelle zone non direttamente battute dalle forze della coalizione, dove i civili vengo presi di mira. Una delle sfide principali, come già detto, è la vastità del territorio nel quale le unità francesi e governative africane si trovano ad operare, in rapporto al numero di forze dispiegate.

L’approccio si è dimostrato vincente nelle zone dove si è riuscito ad attuarlo in maniera costante e duratura nel tempo, ma l’insufficienza dei mezzi schierati rischia di vanificare gli sforzi, riducendo l’operazione a tappare falle sempre nuove. È dunque concreto il rischio che questa guerra si riveli un fallimento comparabile a ciò che è stato l’Afghanistan per gli U.S.A. Nell'ottica di evitare ciò è stato anche recentemente annunciato l’invio di una task force composta da forze speciali di vari paesi europei, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Olanda, Norvegia, Svezia e il Regno Unito.

 

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