Lo stilitismo è una pratica ascetica sviluppatasi nella cristianità orientale nei primi secoli del cristianesimo, e prevedeva il soggiorno a tempo indefinito su di una colonna; scopriamo insieme il perchè e il come!

 

Stiliti 1

La pratica ascetica dello stilitismo nasce in Siria, agli inizi del 5 sec. d.C., diffondendosi poi nella cristianità orientale. 

Lo stilita soggiornava in cima a una colonna, trascorrendovi decenni, spesso tutta la vita. Sopra il capitello c'era una piccola piattaforma di legno che riparava da sole e pioggia. Un gruppo di discepoli provvedeva ai bisogni e gestiva su sua indicazione visitatori e fedeli, inoltre una scala permetteva l’accesso alla cima, previa autorizzazione dello stilita. Alcune colonne raggiungevano anche i 16-18 metri di altezza.

Lo stare eretti veniva alternato con l’inginocchiamento (accompagnato da suppliche a Dio) e la prosternazione. Le posture adottate comportavano una tensione muscolare costante, provocando nel tempo piaghe ai piedi e lacerazioni all’addome. L’esperienza dello stilita è densa di sofferenza fisica, ma il dolore non viene mai elevato a simbolo, non è lo scopo, è una conseguenza. Lo stilita evita perciò le sofferenze gratuita, ma non si risparmia in caso di necessità.

Limitavano fortemente l’assunzione di cibo, ma per un fattore pratico: minore è il peso corporeo, meno penosa la stazione eretta. Anche la riduzione del sonno è funzionale al mantenimento della tensione fisica e nervosa, che costituisce un valore per lo stilita, ed è necessaria alla postura.

 

Stiliti 2

 

Ma perché questi personaggi intraprendevano uno stile di vita così particolare? Istintivamente si potrebbe pensare a una ricerca di solitudine, ma a meglio guardare non è proprio così: difatti sebbene lo stilita si ritiri in un luogo “isolato”, l’ascesa alla colonna e il permanervi sulla cima crea una strutturazione dello spazio sociale capace di assegnare una posizione sia centrale che marginale allo stilita. L'atto di ritirarsi in cima alla colonna è dunque un segno di distinzione, più che di isolamento. L’ eccessività motoria è un tratto caratteristico a quasi tutti gli stiliti che si esprime in modi differenti, come il vagabondaggio, il trasporto di pesi, la distruzione di vestigia pagane etc… L’iper-attività è presente sempre prima dell’ascesa alla colonna. Sembra che la permanenza sulla colonna sia la risposta al un problema che si manifesta attraverso l’eccessività motoria. Queste reazioni si muovono intorno alla gratificazione immediata e non seguono logiche particolari.

L’impatto visivo di questi personaggi, eretti sulla cima di una colonna, era una parte importante nella esperienza emozionale che provavano i visitatori. Il termine bellezza viene spesso usato nelle fonti, e si otteneva per la maggior parte grazie alla postura.

 

Stiliti 3

 

Lo stilita era anche un propiziatore di fertilità: degli animali, dei campi e soprattutto degli esseri umani (si racconta che uno stilita abbia guarito una donna incapace di allattare strizzandole i seni). In quest’ottica è interessante notare come il profilo della colonna venisse ricollegato a quello di un fallo.

La figura eretta sulla colonna dello stilita poteva evocare anche valori di vigilanza, custodia e difesa. La voce popolare secondo cui lo stilita non dormiva mai è difatti interpretabile in questo senso.

L’esperienza dello stilitismo ha suscitato subito conflitti con la chiesa, non solo sul piano dottrinale, ma anche su quello concorrenziale, con la loro fama infatti finivano per mettere in ombra il clero, basti pensare che anche altri tipi di asceti espressero biasimo nei confronti degli stiliti.

Questi contrasti furono risolti con l’istituzionalizzazione del fenomeno stilita da parte degli ecclesiastici. Il soggiorno sulla colonna venne regolamentato, e una apposita liturgia iniziò a scandire l’ascesa alla colonna. Gli stiliti figurano accanto ai monaci come una vera e propria categoria, tuttavia vennero sempre tenuti in ombra dalla chiesa.

 

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