L’incredibile epopea della base BETASOM, il porto atlantico da cui gli assi dei siluratori italiani salpavano per colpire le Americhe, ma che si rivelerà ben presto una trappola mortale.

 

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Il viaggio del Filzi

Mancano pochi giorni alla dichiarazione di guerra, è Il 5 Giugno 1940 e il Filzi è il primo sommergibile oceanico della Regia Marina a lasciare il porto con una missione che ci si aspetta gloriosa. Si muove diretto verso le leggendarie Colonne d’Ercole, lo stretto di Gibilterra. Per via del fondale basso e articolato, delle fortissime correnti oceaniche e della instancabile sorveglianza inglese, è tra i luoghi più impervi per un sommergibile; perfino i Lupi della Kriegsmarine tedesca ne hanno paura e considerano un suicidio attraversarlo.
Come è facile immaginare, l’equipaggio del Filzi si trova subito in difficoltà. È una missione che va al di là degli insegnamenti dell’accademia, sta tutto nell’intuito e nell’abilità personale. Eppure, tra bombe di profondità, lunghe attese sul fondo del mare ed infine una corsa a tutto motore ci si trova nell’oceano. Gibilterra è forzata. Il 13 giugno il Filzi diventa il primo sommergibile a varcare Gibilterra in tempo di guerra ed aprirà la strada agli altri battelli della flotta.
Purtroppo giunti così lontani nell’Atlantico, senza segnalazione aerea e rifornimenti, la caccia è magra. Si è costretti a piccole ricognizioni per poi dover tornare in Italia. Vi è quindi la necessità di disporre di un porto sicuro il più vicino possibile.

 

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Il porto dei Lupi

Il porto di cui si necessita viene individuato a Bordeaux, che fino ad un mese prima era l’ultima roccaforte del governo francese. Il comando della Marina italiana raggiunge un accordo con i tedeschi il 25 Luglio 1940. Il porto ci viene concesso, diverrà la base dei sommergibili atlantici e BETASOM (BETA=Bordeaux e SOM=Sommergibili) è il mitico nome in codice che gli verrà assegnato.
Dall’Italia viene inviato tutto il necessario: macchinari, pezzi di ricambio e soprattutto operai specializzati; non vi sarà danno che non potrà essere riparato. Il primo reggimento San Marco si occuperà della difesa e i Carabinieri del servizio di polizia. Grandi capannoni vengono allestiti a mo’ di caserme. Perfino un castello viene adibito ad alloggio per gli ufficiali.
All’arrivo del primo sommergibile italiano a BETASOM, il Malaspina, tutto è già pronto. Con l’arrivo di altri sommergibili oceanici e di quel che resta della flotta del Mar Rosso, saranno 27 i battelli assegnati alla base.

 

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I teatri di guerra

Nel corso del conflitto la zona operativa venne cambiata numerose volte. Dalla fondazione di BETASOM iniziarono subito delle missioni congiunte ed in collaborazione con i “wolf-pack”, i branchi di Lupi tedeschi. La collaborazione non durò a lungo: sia per la grande competitività tra tedeschi ed italiani che per le grandi differenze tra i battelli.
Sospese a turni le missioni, si dovettero cominciare dei seri lavori di rimodernamento dei nostri sommergibili; in particolare la grande ed imponente torretta venne man mano ridotta sempre più, furono accorciate antenne e periscopi, migliorati i tempi di immersione e sostituiti gli antiquati sistemi di mira.
I sommergibili ora completamente rinnovati possono quasi considerarsi alla pari con quelli tedeschi, ma si ritiene comunque necessario che operino in mari più tranquilli.
Dal ‘41 incominciano le operazioni lungo le coste tropicali ed africane. Nello stesso periodo la situazione nel Mediterraneo già inizia a preoccupare i comandi. Interviene direttamente il capo del governo, si vorrebbe annullare il progetto, ma l’intervento dell’ammiraglio tedesco Doenitz riesce a mediare. 10 sommergibili, tra i meno adatti al combattimento e all’oceano, vengono rispediti in Italia. Uno di essi, Il Glauco, scomparirà in mare nella traversata.
Nel frattempo l’attacco a Pearl Harbor non coglie molto di sorpresa i tedeschi, che a gennaio del ‘42 sono già lungo le coste americane, ancora mal difese e ricche di mercantili. È un periodo d’oro per la caccia subacquea, si otterranno tra le più importanti vittorie di BETASOM. Il combattimento è così vicino alle coste che dalle spiagge di Miami si possono scorgere le esplosioni e le alte fiamme delle navi silurate.

 

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L’8 Settembre

Nel ‘43 si decide di trasformare i sommergibili rimasti in sommergibili da trasporto. I tempi della caccia nell’Atlantico sono finiti, come stanno per finire quelli nel Mediterraneo: l’Africa è perduta, gli anglo-americani stanno effettuando i primi sbarchi in Sicilia e la Regia Marina ha già cessato il combattimento. Sarebbe utile trasferire la flotta di BETASOM per rifornire di uomini e materiali l’isola visto che la popolazione soffre la fame e le truppe hanno risorse limitate. Interviene ancora Doenitz perché i sommergibili riforniscano la Sicilia come fecero gli inglesi con Malta, ma il comando italiano trova più saggio inviare gli ultimi battelli in una missione che li avrebbe tenuti occupati fino al ‘44: trasporto di risorse (per di più tedesche) dalla Francia al Giappone.
Con l’arrivo dell’8 Settembre, Bordeaux passa sotto il controllo tedesco e poi, limitatamente, a quello della Repubblica Sociale. Parte del personale militare e civile continuerà ad operare nella base, gli equipaggi dei due sommergibili in porto entreranno nella Xᵃ MAS. Altri preferiranno la detenzione o, come il Cagni, accetteranno l’armistizio cedendosi agli inglesi. Gli altri equipaggi dei battelli già in navigazione verso il Giappone non potranno far altro che assistere impotenti alla catastrofe che si scatena in Patria, ma continueranno comunque a combattere nel Pacifico fino a settembre 1945.

 

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Conclusione

La vicenda di BETASOM è ambigua come, purtroppo, è stato ogni aspetto della nostra guerra. Per quanto i sommergibilisti che combatterono nell’immensità dell’oceano abbiano scritto una delle nostre pagine più gloriose, è innegabile che il loro apporto alla guerra Atlantica sia stato limitato, soprattutto per via dei pochi mezzi a disposizione in loco, ma che sarebbero stati sicuramente ben più utili nel Mediterraneo.
Checché se ne dica, l’Italia non avrebbe potuto sottrarsi alla guerra, con o senza Mussolini, e il nostro futuro si sarebbe deciso sul mare. La Marina sarebbe stata ben più che in grado di affrontare tale evenienza, ma non si adoperò mai in tal senso. Quell’iniziativa decisiva per il dominio del Mediterraneo che avrebbe dovuto verificarsi nei primi giorni del conflitto non ci fu, come per tutti gli anni a venire. Lo scontro venne sempre evitato in ogni occasione, anche quando il rapporto di forze ci avrebbe concesso la vittoria.
I più maliziosi potrebbero pensare che BETASOM sia stato l’ennesimo modo per la Regia Marina, più nemica che amica, di disperdere le proprie risorse, così limitate e così preziose.
Come si suol dire v’è stato "oltre il danno, la beffa": non solo quegli uomini morirono sotto i mari nelle maniere più orribili con l’unico desiderio di portare avanti il tricolore, la stessa bandiera di quel paese che preferirà dimenticarli, ma per di più la stessa Marina organizzerà dei lunghissimi processi per strappare le loro più importanti vittorie.

Questa è la storia di BETASOM, una delle tante trappole mortali, ordite dagli stessi comandi militari del nostro paese, che ci hanno condotto dove siamo.

 

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