Il governo impone solo ora le quarantene obbligatorie, quando ormai la situazione e' fuori controllo; ma c'e' un potenziale problema molto piu' grave di cui non parla nessuno.

 

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Perdonatemi. Giuro, volevo fare solo una fredda analisi su di un punto di cui forse volontariamente non si parla, ma ho un sassolino nella scarpa che mi devo assolutamente levare.
Oggi che il virus si sta diffondendo a macchia d'olio in territorio nazionale, il governo ha richiesto "quarantene volontarie", ha sospeso manifestazioni pubbliche, ha chiuso le scuole e ha isolato forzatamente interi comuni. Misure che io approvo in pieno, capiamoci, peccato che si tratti dello stesso governo che ridicolizzava i governatori di Lombardia e Veneto quando chiedevano la quarantena obbligatoria per chi rientrava dalla Cina, coi supporter a gridare "razzisti, razzisti". La vedo solo io la stupidita' e l'incoerenza di queste persone, che non riescono assolutamente a vedere oltre il proprio naso? Era veramente necessario sacrificare la sicurezza nazionale in nome del globalismo e delle frontiere aperte ad ogni costo?
Le quarantene andavano fatte prima. Ormai e' troppo tardi.

 

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Ma parliamo di quello di cui sono piu' preoccupato. Il Covid-19 ha un tasso d'infettivita' sicuramente elevato, ma al momento la sua mortalita' non e' molto alta (qualcosa di piu' di quel 2.5% che ipotizzavamo qualche settimana fa); chi sviluppa complicazioni renali o polmonite (o peggio) e' circa il 20% delle persone colpite (quindi 12 milioni di italiani sui 60 della popolazione totale), e se e' vero che si guarisce e' anche vero che non ci sono statistiche ne tempi certi in merito. Il vero rischio, e' che si raggiunga una massa critica di personale addetto al contenimento e repressione che si ammali o muoia. In tal caso, le cose andrebbero rapidamente a rotoli.

 

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Ragioniamoci: se le fabbriche di medicinali non avessero personale a seguire le proprie linee produttive, improvvisamente le cure oggi massicciamente impiegate non sarebbero piu' disponibili.
Stessa cosa per i medici e gli infermieri: sono loro i primi ad essere a contatto coi malati, e sono i primi ad ammalarsi. Chi curera' i malati in loro assenza? E le strutture ospedaliere non hanno una capacita' infinita: cosa succedera' se e quando non saranno in grado di accogliere tutti i casi bisognosi di ricovero?
Discorsi simili si possono fare per ogni categoria impiegata nelle produzioni di beni di prima necessita': la filiera alimentare, per esempio, o quella della distribuzione. Che succede se nei supermercati non si trova  piu' nulla? Gia' oggi nelle zone colpite il cibo scarseggia; sicuramente l'Esercito provvedera' a compensare con la sua logistica, ma se l'epidemia dovesse diffondersi rapidamente avremmo tutta la nazione in ginocchio, con il tasso di mortalita' che si impennerebbe esponenzialmente.
Ovviamente arriverebbero aiuti dall'estero, ma cosa succederebbe se l'epidemia si diffondesse globalmente?

 

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Magari stiamo parlando di uno scenario apocalittico che non puo' avvenire. Molti di coloro che si ammalano manifestano sintomi appena superiori a quelli di una banale influenza, almeno a quanto dice la stampa; in tal caso avremmo comunque qualcuno in grado di mantenere attiva la catena produttiva, anche ammettendo ci dovessimo tutti ammalare. E forse c'e' troppa preoccupazione in merito a questo virus; eppure al tempo stesso Xi Jingpin lo ha definito la piu' grande emergenza sanitaria in Cina dal 1949, e le espressioni da cane bastonato viste venerdi' sera sui rappresentanti della regione Lombardia lasciano da pensare.

Staremo a vedere.

 

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