Animazione “Legnosa” e storia abbastanza banale, allora perché guardare Kengan Ashura?

 

 

Attratto da una frase pronunciata nei primi cinque minuti dell’anime, mi sono subito trovato ad un bivio ed ho pensato: “Chi ha ideato questa serie o è un genio o è malato dentro”. La prima riflessione fatta da questa bella voce narrante, ti porta subito a pensare di essere al cospetto di qualche strana saggezza giapponese che viene istillata giocando sulla contrapposizione di vita e morte. All’inizio, guardando Kengan Ashura, resti spiazzato sia dal doppio sistema di rappresentazione, bello e forte contrapposto a brutto e debole, sia dallo stile che viene adottato per spiegare l’andamento della storia; frasi che possono essere di una certa profondità vengono lanciate in mezzo ad una storia che sembra essere un po’ troppo scontata.

La trama è abbastanza lineare: ricchi imprenditori assumono dei combattenti per farli scontrare in un torneo e determinare, grazie alla loro sopravvivenza, chi sarà il nuovo presidente della potente associazione a cui sono iscritti. Passando oltre, si capisce subito che le cartucce sparate alla prima puntata sono state un caso raro. La storia, almeno fino all’inizio delle vere ostilità, è piuttosto piatta e scontata; non è servito neppure giustificare la trama come se fosse il retaggio di una grande eredità proveniente dall’era feudale Giapponese. Purtroppo si viaggia a vele flosce almeno fino all’ottava puntata della prima stagione.

 

 

La cosa che da più fastidio è la legnosità dell’animazione. Tutti, indistintamente dal protagonista all’ultima comparsa, hanno una serie d’immensi problemi a muoversi in modo fluido e naturale. Dal movimento delle mani a quello della bocca, tutto sembra essere stato poco curato; da quasi fastidio questa legnosità, che però scompare del tutto nel momento in cui c’è un bel combattimento. Pensandoci bene, il fulcro di tutto è la lotta, quindi viene impiegato lo sforzo maggiore nel proporre un bel combattimento in modo accurato ed avvincente. Le descrizioni della voce narrante che richiamano costanti flashback sulle arti marziali e sui vari stili di lotta impegnati nei combattimenti, ci aprono ad un panorama decisamente vasto. E’ anche vero che la maggior parte dei combattimenti è estremamente esasperata, quasi incredibile sotto tanti profili, ma le descrizioni fatte di quasi tutte le arti marziali impegnate è molto bella ed accurata.

Se siete interessati al mondo della lotta, Kengan Ashura dovrebbe piacervi abbastanza da continuare la visione dopo le prime puntate un po’ ostiche; ma attenti, potreste rimanere anche un po’ basiti, se non infastiditi, da alcuni atteggiamenti e alcune frasi dei personaggi che ruotano attorno a questo mondo. Non mi reputo una persona facile da infastidire, ma un paio di frasi lanciate come un fulmine a ciel sereno, mi hanno trovato impreparato e ho anche pensato: “Che schifo!”.

 

 

Ricapitolando: come punti di forza, abbiamo la bella realizzazione dei combattimenti e l’ottimo spunto dei flashback che vengono proposti per spiegare la nascita di un certo stile di combattimento. E’ anche vero che le due stagioni fino ad ora rilasciate, composte di 12 episodi l’una, coprono solo una parte degli scontri che ci si aspetta; quelli più elettrizzanti sono ancora tutti da venire. Note a margine, che lasciano un po’ di curiosità, sono le tecniche particolari del nostro protagonista e del suo nemico giurato; ottimo è questo sistema di concedere un pochino alla volta le informazioni su questa strana arte marziale. Di contro ci troviamo con una pessima realizzazione nel movimento dei personaggi, quando non sono impegnati nei combattimenti, e la trama che pare piuttosto scontata, oserei dire quasi infantile. Attendendo la terza stagione, ed una svolta interessante nella storia, vi posso dire che non sono pienamente soddisfatto da quello che ho visto, anche se ne percepisco delle potenzialità ancora nascoste.

 

Kengan Ashura - Stagione 1 e 2, 2019
Voto: 5

 

ban49