Mi sorprende sempre come un dettaglio possa cambiare totalmente la percezione di un’intera stagione.

 

La prima e la seconda stagione di Stranger Things sono state accolte dal pubblico come un capolavoro. I costanti riferimenti al cinema degli anni ’80 sono stati osannati dal pubblico; come sono stati idolatrati i riferimenti a quello strano mondo nerd che ha cresciuto la generazione dei nostri attuali quarantenni. “Fantastico”, ho sentito dire. “Geniale”, secondo altri. Alla fine sono riferimenti in una storia fantastica che sono accettati principalmente per l’affinità, che noi quarantenni abbiamo, con le tematiche che hanno riempito la nostra infanzia.

Nelle prime due stagioni, il campo dei richiami agli anni ’80 si è allargato sempre di più, partendo dalla ribalta dei successi di quegl’anni con i Goonies, passando per Dungeons & Dragons ed ET, ed arrivando a Ritorno al Futuro. Era naturale che, prima o poi, si arrivasse ad introdurre altri aspetti che hanno contraddistinto gli anni ’80; quindi ecco che arriva il centro commerciale, le scene cantate ed i russi. Non vi nascondo che ho partecipato ad una lunghissima discussione su come “i russi” non siano capaci di sospendere l’incredulità, nello spettatore, come invece riesce benissimo ai “demogorgoni” o al “sottosopra”. Vi risparmio la lunga discussione riassumendo semplicemente che, a mio avviso, citare ed introdurre nella trama riferimenti agli anni ’80 non sminuisce assolutamente il lavoro fatto in questa terza stagione.

 

 

A me la terza stagione di Stranger Things è piaciuta; magari è meno condita di suspance, poiché lo spettatore ormai conosce quali sono i pericoli che si celano dietro i mostri del "sottosopra". Magari la trama è un pelo più fiacca, visto che si è provato nuovamente a battere lo stesso ferro che si era raffreddato alla fine della seconda stagione. La verità è che non c’è un nuovo mostro che possa accendere la curiosità dello spettatore nello scoprire quali sorprese cela. In questa terza stagione, si è provato a giocare di più sulla possibilità del reale che alimenta l’incredibile, piuttosto che usare l’irreale che scombina la realtà; questo cambio di paradigma non è piaciuto a tutti. Potrebbe essere questa la causa del parziale insuccesso? Oppure la serie è stata troppo caricata d’aspettative che, al primo allontanarsi dai successi degli anni ’80, tutto si è ridimensionato? Eppure i chiari riferimenti a La Cosa, Wargames e La Storia Infinita e non sono da sottostimare.

 

 

Forse sono io di bocca buona, o forse mi aspetto solo il giusto da una serie televisiva alla terza stagione. Fatto sta che questa terza stagione mi ha fatto comunque precipitare negli anni ’80 con tutte le scarpe. Quindi per me è valsa davvero la pena vederla e gustarmi il finale carico di trasporto e coinvolgimento emotivo.

Detto questo rimane una sola domanda che mi attanaglia dalla prima stagione: quando cresceranno i denti a Dustin? Con questa battuta vi saluto e vi auguro buona visione.

 

Stranger Things - Stagione 3, 2019
Voto: 6.5

 

ban49