Dark è una serie tedesca molto interessante, mi sembra di essere ritornato ai tempi di Lost.

 

Mi sono nutrito di Lost, ho vissuto giorni nell’attesa della puntata seguente, l’ho odiato profondamente per tutte le volte che mi faceva pensare una cosa e poi il mondo si ribaltava. Lost è stato una delle serie televisive che più mi hanno coinvolto e che più ho maledetto, non solo per il finale, ma anche per tutte quelle trame aperte e mai chiuse.

Devo ammettere che mi ha tratto in inganno l’errata informazione di un amico: ”Guardalo, sembra una specie di Supernatural”; no, non ci azzecca niente, non centrano mostri fantasmi, demoni o angeli. Dark è molto più sul genere Lost, in altre parole quel trip mentale causato dalla somministrazione d’informazioni parziali o che non puoi capire subito, ma che tenti inutilmente di rimontare come un puzzle.

In questa serie tedesca targata Netflix, veniamo condotti fino a Winden, una cittadina tedesca immersa nel verde di un bosco, in cui è stata costruite una centrale nucleare; quattro famiglie sono coinvolte, volontariamente o involontariamente, in tutte le vicende che saranno narrate. Qui sorge la prima difficoltà di questa serie: capire, comprendere, ricordare e associare i nomi tedeschi alle facce degli attori. Sarebbe stato più facile se la storia si sviluppasse in un momento temporale unico, così che un viso associato ad un nome è più facile da ricordare; purtroppo la serie spazia allegramente per più di mezzo secolo, quindi il nome che tanto facilmente associ ad un viso, ti tocca ricordarlo ed associarlo ad almeno tre visi di età differenti.

Indizi disseminati come se fossero pezzi di un puzzle, nomi tedeschi che normalmente faticheresti a ricordare, da associare ai quarantaquattro volti dei protagonisti, sono una complicanza aggiuntiva non di poco conto. Mettiamo anche che le scene del bosco, temporalmente parlando, non ti garantiscono alcun punto di riferimento; vien da se che, o presti molta attenzione a quello che succede, o ti armi di santa pazienza e interroghi chi ti sta accanto per chiarirti le idee (grazie Amore, senza di te starei ancora cercando di capire chi è chi).

 

 

Quindi abbiamo uno strato di confusione scelto accuratamente dalla trama, uno strato di difficoltà per ricordarsi e associare i nomi, uno strato di smarrimento dovuto alle ambientazioni molto simili in cui si svolgono i fatti ed infine il silenzio. In questa serie, in cui gli eventi si susseguono cadenzati con un ritmo lento ma costante, la maggior parte delle scene importanti sono solo accompagnate da lunghi silenzi e musica di sottofondo. I protagonisti viaggiano per conto loro, difficilmente li vedi interagire, ognuno segue la propria strada nel silenzio assordante, pochi dialoghi, quelli che servono a lanciare gli indizi, quelli che sono obbligatori per descrivere lo stato d’animo o la vita quotidiana, per il resto la serie si svolge in silenzio. Questa caratteristica mi ha stupito, sono riusciti a dare una marea di indizi, veri o fuorvianti, senza far parlare gli attori; devo dire che mi ha ricordato molto lo stile del film Donnie Darko o di Memento, lunghi silenzi accompagnati da musiche inquietanti. Abituarsi al ritmo che la regia impone è faticoso, è un ritmo lento e cadenzato, ma serve ad assuefare lo spettatore alle lunghe scene senza dialoghi che seguono una prima parte della serie che definirei lenta, ma atta allo scopo.

Che dire, è la prima stagione, si capiscono alcune cose, ma si è ben distanti dal capire il quadro generale; la storia è interessante, anche costruita su presupposti parzialmente scientifici, la regia è studiata bene, la complessità della trama è ostica da digerire ed i nomi da associare ai quarantaquattro volti dei personaggi più noti sono la prima causa di smarrimento per lo spettatore, ma credo che tutto questo sia stato accuratamente studiato.

Lentamente, ma inesorabilmente, la serie mi ha preso e anche convinto, lasciandomi la voglia di vedere la seconda stagione che stanno girando.

 
Dark - Stagione 1, 2017
Voto: 7

 

ban49