Netflix compra una serie di successo spagnola e la eleva a livello internazionale.

 

Non tutte le scelte di Netflix sono state vincenti, molte sono discutibili e criticabili, ma alcune sono decisamente una bella sorpresa; proprio come La Casa di Carta, una serie spagnola che narra le vicende di un gruppo di criminali che assaltano la zecca di stato.
Non nascondo la mia avversione verso le serie che raccontano le vite di alcuni criminali e che hanno portato all'esaltazione di gesti e modi di fare che invece andrebbero stigmatizzati. Non mi prendete per un bigotto, ho solo il timore, neanche tanto velato, che queste negatività della vita, se non spiegate a dovere, influenzino le nuove generazioni; ma questi sono discorsi che si possono approfondire in un secondo articolo. Allora perché sono qui a scrivervi di questa serie? Principalmente perché più di una volta sono gli stessi protagonisti a ricordarci che, anche se voglio attrarre la simpatia del pubblico, loro sono i "cattivi"; questo gioco che avvicina il pubblico, ma che allo stesso tempo evidenzia la reale situazione, mi ha sorpreso e ho deciso di evidenziarlo con un articolo.

Ammetto di aver cominciato a vedere la serie spagnola con un briciolo di scetticismo, un po' annoiato per le poche proposte del momento che non incontravano i gusti congiunti miei e di mia moglie. Sin dall'inizio ho pensato che ci fosse dietro una certa preparazione, che la base di partenza fosse abbastanza valida da essere degna di un po' più di fiducia; così La Casa di Carta si è guadagnata una chance per essere vista. Sorprendentemente, la prima stagione si è rivelata piuttosto interessante, ben bilanciata e capace di mantenere una certa vivacità.
La storia, come accennavo prima, si basa su un presupposto assai impegnativo: provare un colpo alla zecca di stato spagnola; già questo sarebbe abbastanza arduo, ma l'esagerazione porta a rendere molto interessanti le cose, quindi la semplice rapina non è sufficiente, meglio fare il colpo del secolo. Secondo il pensiero di chi ha organizzato tutto, il mondo avrebbe dovuto ammirare questa grande impresa, tutti avrebbero dovuto parteggiare per i rapinatori ed essere convinti della nobiltà di un gruppo di criminali che puntavano al colpo del secolo, entrare alla zecca di stato per poi non rubare nulla. Come nulla? Ebbene si, l'obiettivo finale è quello di stampare una marea di soldi senza toccare quelli presenti nella zecca; soldi puliti, irrintracciabili.

 


Per effettuare un colpo del genere si deve avere una certa preparazione e si deve aver studiato tutto nei minimi termini, cosa che effettivamente è raccontata durante l'uso abbondante dei flashback. La descrizione dell'iniziale "balletto" tra le mosse a disposizione della Polizia e le contromosse dei rapinatori è abbastanza credibile ed è descritto decisamente bene. Quando le cose si complicano le vicende assumono una connotazione goffa, cominciano ad uscire fuori dai canoni e dalle severe impostazioni che sono state studiate nei minimi dettagli e le cose si fanno assai coinvolgenti e complicate.

Alcuni rapinatori sono molto interessanti, molto accattivanti, ma nascondono quasi sempre uno spirito fondamentalmente buono, uno spirito cui è facile affezionarsi e provare empatia; non sono tutti identificabili come la feccia della società, è gente che ha un sogno da realizzare, un desiderio intimo che li spinge in una certa direzione. Allo stesso tempo viene presentata l'altra faccia della medaglia, gli ispettori al seguito della polizia sono rappresentati con i loro pregi e le loro peculiarità; sono resi anch'essi in modo più che umano e vulnerabile. La parte che mi ha interessato di più è l'interazione tra sequestrati, il personale della banca e qualche visitatore, e i sequestratori; ogni persona, a modo suo, ha affrontato la vicenda in maniera diversa e il risultato è stato reso bene raccontando emotivamente le vicende che s'intrecciano.
Insomma, se l'obiettivo era quello di riuscire a coinvolgere emotivamente lo spettatore, ci sono pienamente riusciti. Il ritmo di narrazione è piuttosto alto, lo spettatore non si stanca a seguire le vicende ed è sempre invogliato a vedere cosa accade dopo. Immagino che non sia possibile pianificare tutto nei minimi dettagli, ma in alcuni momenti ho avuto la netta sensazione che ci fosse una tendenza eccessiva a voler far precipitare gli eventi per poi salvarli con un gran colpo di scena; è per questo che, spesso, mi sono meravigliato della semplicità con cui le cose vanno a farsi benedire, in modo insensato e inspiegabile

Tutto sommato, La Casa di Carta mi ha conquistato; non è il solito colpo da professionisti, ma non è neanche l'impresa ammirevole di una serie di Robin Hood moderni.

 

La Casa di Carta - Stagione 1, 2017
Voto 6,5

 

ban49