La Prima stagione è stata un pugno in faccia, provocatoria e stupefacente, la Seconda stagione è una stilettata nelle viscere mentre la terza stagione alterna storie positive a racconti crudi e spietati.

 

Black Mirror è una serie inglese, ogni episodio è autoconclusivo e separato dagl'altri, così ho deciso di recensirli singolarmente e dare poi un voto complessivo alla stagione. Questa terza stagione ha sei episodi, due in più della precedente.

 

 

Il primo episodio di questa terza stagione è specchio fedele della realtà in cui molte persone vivono. La spasmodica ricerca della considerazione e dell’approvazione è l’idea portante dell’episodio ed è gestita con un escamotage tecnologico semplice ed efficacissimo. L’ambientazione è semplicemente ininfluente, si vedono diverse sfaccettature della vita che hanno a che fare con un futuro prossimo, non troppo lontano dal nostro presente, se non per alcune innovazioni tecnologiche che però sono state ampiamente utilizzate precedentemente. Un episodio dagli semplice, che evolverà in una serie di sfortunati eventi, diventando quasi comico e portando la protagonista ad un punto di non ritorno. Il finale colpisce particolarmente per la sua anomalia, in tutti gli episodi precedenti abbiamo visto finali crudi, nefasti o privi di speranza; anche quest’episodio finisce male, ma è posivito e si assapora l’appagamento, la sensazione di libertà e di un nuovo inizio. VOTO 6,5

 

 

Un secondo episodio che poteva essere oro colato, ma che si è rivelato meno interessante e meno efficace di quello che prometteva. L’ambientazione è quella semplice dei giorni nostri; il compromesso tecnologico è in un ambito, quello dei videogame, che ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni, ma che è ancora distante da quello che viene proposto nell’episodio in questione. L’inizio è buono, informa lo spettatore di tanti piccoli dettagli che sono alla base della buona riuscita della storia. Le necessità del protagonista sono la perfetta scusa che serve per mettere in moto gli eventi. Arrivati nel cuore della storia, tutto scorre in modo inquietante, lasciando il fiato a metà, nell’attesa che qualcosa d’improvviso colga di sorpresa il protagonista e lo spettatore. Un tocco di classe è stato l’uso costante e continuo del monologo da parte del protagonista, serve a riempire i momenti che, altrimenti, sarebbero stati di totale silenzio, ma serve anche ad aumentare la suspance nello spettatore, che, seguendo il monologo, si allinea mentalmente a quelli che sono i pensieri del protagonista. Purtroppo, la fine non riserva sorprese, è stata usata una svolta nella trama, vista e rivista in tanti film; non cambia molto anche il fatto che sia usata, più di una volta, per tentare di confondere e di mantenere il dubbio nello spettatore. Davvero un gran peccato, avrei preferito finali migliori di quello che ho visto, anche se, tutto sommato, una piccola perla è stata cucita perfettamente nell’ultima inquadratura. VOTO 5,5

 

 

Il terzo episodio è amaro. Sembra proprio il manifesto delle nefandezze umane, una sull’altra, strato su strato, da nascondere accuratamente sotto il tappeto del perbenismo e dell’apparenza. L’ambientazione è contemporanea, la tecnologia è la più semplice che è stato usata in tutta la serie, un qualcosa di assolutamente a portata che potrebbe essere riproposto anche ora, mentre leggi quest’articolo. Il ritmo è veloce, le azioni si susseguono senza pause, tutto scadenzato da un suono familiare che tutti noi abbiamo sentito almeno una volta. Ogni azione descritta, sembra non avere mai una finalità precisa, c’è sempre qualcosa oltre, qualche altra richiesta da eseguire, qualche altro compito da svolgere. La stessa conclusione degli eventi sembra essere solo una scusante per l’amaro finale che coinvolge tutti i personaggi dell’episodio. In questa storia non esiste un vero e proprio messaggio, serve solo ad evidenziare che c’è sempre la possibilità di scendere ancora più in basso. VOTO 7

 

 

Sono due gli schemi che riscontriamo in Black Mirror; l’idea vincente, affiancata da una tecnologia che la supporta, o l’idea tecnologica, che permette di raccontare una storia altrimenti impossibile. Il quarto episodio è del secondo tipo descritto, una tecnologia molto oltre le nostre possibilità che permette di raccontare una storia. L’ambientazione è ininfluente, è legata al tempo, e non tanto al luogo; si passa velocemente da un momento ad un altro in un modo abbastanza fluido e scontato. La storia è ben strutturata e piacevole da seguire, non ci sono momenti vuoti o passaggi mal gestiti; tutto quello che è lasciato in sospeso serve per creare il giusto grado d’attenzione. Il momento di svolta è un passaggio intuitivo, abbastanza semplice da capire se si collegano tutti gli indizi lasciati a decantare durante il corso della storia. Il finale è stranamente positivo, com’è positiva tutta la storia d’amore che viene descritta; un rapporto singolare, impossibile da realizzare senza l’ausilio della tecnologia. Credo che questa, sia la prima vera storia positiva di tutta la serie, una storia in cui l’amore è al centro del racconto e al centro di tutte le decisioni; purtroppo credo sia anche la prima storia che non lascia molto su cui riflettere poiché non è possibile confrontarla con la nostra realtà o con la nostra tecnologia. Una bella storia d’amore, ma Black Mirror mi ha abituato a storie provocatorie, storie su cui riflettere, storie di denuncia, un racconto come questo è deludente messo a confronto con le aspettative create dai precedenti. VOTO 5,5

 

 

L’idea malsana alla base del quinto episodio è in parte geniale e in parte terrificante; ringraziando il cielo la tecnologia che permette una cosa del genere è molto lontana dal nostro presente. L’ambientazione non ma molta importanza, sicuramente è in un futuro non ben determinato, anche se la maggior parte delle scene avvengono in posti che possono essere ritrovati nel nostro presente. La scusante tecnologica è la base portante del racconto, senza di essa, non esisterebbe la storia, ma l’idea da cui nasce tutto è molto valida. L’agghiacciate verità celata sotto la storia e le spiegazioni che ad un certo punto vengono date, sono scioccanti. L’ambito in cui la storia viene raccontata aumenta, come una cassa di risonanza, lo scioccante messaggio celato nella trama degli eventi. Riflettendoci, la storia in se per se è molto lineare, la svolta della trama si riesce anche ad intuire, ma sono le spiegazioni che lasciano totalmente basiti ed attoniti. In sostanza un racconto riuscito, che spinge riflessioni ben più ampie. VOTO 6,5

 

 

Un ultimo episodio, un po’ più lungo degli altri, dai drammatici risvolti e dalle fantastiche musiche d’accompagnamento. Come per altri episodi, anche in questo caso, l’idea tecnologia alla base della storia, è al di là delle nostre possibilità e la trama non reggerebbe senza; c’è però da ricordare che, in questo preciso caso, la tecnologia che viene utilizzata, non è stata pensata per essere nociva, anzi, viene ideata per portare benessere ed è solo l’uso di tale tecnologia in modo inappropriato a rendere terrificante la conclusione degli eventi. L’idea creativa all'origine di tutta la storia, è molto più semplice della tecnologia applicata, che in questo caso funge da amplificatore. La trama è decisamente ben pensata, gli eventi si susseguono scoprendo le cose nello stesso momento dei protagonisti; questo sistema permette allo spettatore di immedesimarsi meglio nella storia. Lo stupore è la sensazione che viene trasmessa maggiormente; uno stupore che deriva dalla semplice ma terribile realtà che lega le scelte alle conseguenze. Il finale della storia è accompagnato da una musica perfetta, una triste canzone lenta e sofferente che stimola empaticamente lo spettatore. VOTO 7

 

Black Mirror - Terza stagione, 2016
Voto: 7

 

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