Gli Evpatoria Report sono un gruppo post-rock svizzero. Il curioso nome viene da quello di un telescopio russo che invia segnali nello spazio; proprio come le loro musica.

 

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Attivi solo fra il 2002 e il 2008, al loro attivo hanno un EP e due album. Suddiviso nelle tre release, il loro lavoro e’ un piccolo compendio della musica strumentale “spaziale”, ossia quella che, chiudendo gli occhi, ti trasporta immediatamente nel vuoto cosmico.

Sinceramente faccio fatica a scindere le tre opere come fossero lavori indipendenti; soprattutto l’EP The Evpatoria Report del 2003 e l’album Golevka del 2005 sembrano essere collegati da un cordone ombelicale in cui veniamo proiettati in un viaggio spaziale intorno a pianeti e stelle. Non da meno e’ comunque Maar, il secondo ed ultimo album, del 2008.

 

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Naptalan e’ il nostro portello d’ingresso nell’astronave che la musica costruisce intorno a noi; e’ la prima delle due canzoni contenute nell’EP del gruppo svizzero da sola e’ capace fiondarci tral e luci del cosmo, in un gorgo che vorticosamente ci trascina al suo interno a velocita’ sempre maggiore.

 

 

Altro bellissimo brano e’ Taijin Kyofusho, questa volta da Golevka; si tratta di una vibrante malinconica ballata in cui si sentono comunicazioni fra il Columbia e Houston, e dove vengono toccate le corde piu’ intime dell’animo, come nella migliore tradizione del post rock. La struggente sequenza di suoni non puo’ non ricordare la tragedia degli Shuttle e dei suoi astronauti, caduti in missione.
In Golevka quasi tutti i brani sono ad ogni modo degni di menzione, come ad esempio Cosmic Call e Dipole Experiment, che chiude l’album, o la calma e rilassante Optimal Region Selector, o ancora C.C.S. Logbook, che sembra quasi trasportarci in un’astronave abbandonata, in cui penetriamo per esplorarla alla ricerca di una verita’ sul suo passato. Miracoli del post rock, dove la nostra mente e’ capace di trasformare la musica in immagini.

 

 

Le cose cambiano con Maar, che si allontana se non per brevi tratti dalle sonorita’ che abbiamo finora assaporato per entrare in un ambito piu’ elaborato, ma anche piu’ freddo. Per molti versi sembra di ascoltare qualche lavoro dei God is an Astronaut, specialmente in Eighteen Robins e Dar Now. Si ha la sensazione di essere da soli su di un pianeta lontano, ma oggettivamente il trasporto dei primi due lavori qui manca, forse con l’eccezione di Acheron, l’ultima traccia, oggettivamente superiore alle altre. L’album e’ solamente passabile, e finisce presto nel dimenticatoio.

 

 

Dopo Maar gli Evpatoria Report hanno sospeso la loro attivita’, probabilmente per carenza di ispirazione; si sono recentemente riuniti ma ancora non hanno dato alla luce nessuna nuova canzone.
Il loro lavoro e’ sicuramente particolare, e nonostante la mezza battuta a vuoto di Maar la qualita’ e’ decisamente alta. Non e’ un tipo di suono adatto a tutti, ma lo consiglio a chi apprezza il post rock o e’ in cerca di qualche tipo di musica strumentale di nicchia.

 

The Evpatoria Report, 2003 – Golevka, 2005 – Maar, 2008
Voto: 7.5

 

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