Finalmente un documentario che racconta un evento straordinario passato quasi inosservato. Bruce Dickinson e la sua band portano la gioia della musica nella Sarajevo martoriata dalla guerra.

 

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Accade troppo spesso che alcuni eventi passino quasi del tutto inosservati nonostante il loro grande valore. Al tempo stesso, altre vicende decisamente più superficiali ricevono un'amplificazione mediatica eccessiva, dovuta solo a banali motivazioni commerciali.

Quello che è accaduto il 14 dicembre 1994 a Sarajevo è un esempio lampante di questo tipo di "ingiustizie", se mi passate il termine.

Nel 1994 Bruce Dickinson è fuori dagli Iron Maiden già da qualche tempo, per dedicarsi esclusivamente alla sua carriera solista. I suoi primi due dischi, Tattooed Millionaire e Balls To Picasso, sono piuttosto distanti da quello che eravamo abituati a sentire con gli Iron Maiden. Dickinson si dedica a un rock sempre duro ma più classico e meno vicino al metal propriamente detto. Il responso del pubblico non è entusiasmante ma passerà ancora qualche anno prima che Bruce torni a dedicarsi al metal con Accident of Birth (1997) e The Chemical Wedding (1998), che in quegli anni surclasseranno gli Iron Maiden sul loro stesso campo.

È proprio in questo momento che arriva l'audace proposta da parte di un ufficiale delle Nazioni Unite impegnato nella guerra in Jugoslavia: un concerto rock a Sarajevo proprio nel bel mezzo dell'assedio. E per assedio si intende la vera guerra, con scontri a fuoco giornalieri e persone che vengono regolarmente uccise per strada dai cecchini.

A quanto pare la stessa proposta fu fatta precedentemente sia ai Metallica che ai Motorhead, che rifiutarono entrambi. Dickinson invece comunicò la cosa ai membri della sua band attuale e, dopo il consenso di tutti, il progetto partì.

 

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Tutto si sarebbe svolto sotto la protezione delle Nazioni Unite, con un preciso programma di trasporto aereo della band fino al luogo del concerto in città e successiva "estrazione" immediatamente dopo. Purtroppo le cose si complicarono e il trasporto con l'elicottero saltò. Sembrava che l'evento fosse destinato ad essere annullato ma Dickinson non si perse d'animo e il progetto non venne abbandonato. Il gruppo fu costretto a raggiungere il teatro via terra, a bordo di normalissimi camion, in un viaggio tra le montagne nel cuore della notte. Il documentario Scream For Me Sarajevo racconta questa storia attraverso le testimonianze di chi l'ha vissuta in prima persona. Bruce Dickinson, i membri della band, i due addetti militari responsabili della sicurezza e dell'organizzazione, e alcuni dei ragazzi del luogo che quella sera assistettero al concerto.

 

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È una storia emozionante che dimostra più di ogni altra cosa quanto sia incredibile il potere della musica. I ricordi e gli aneddoti di chi ha vissuto quell'avventura sono commoventi e le storie di quei ragazzi, che anche solo per quelle poche ore hanno dimenticato l'inferno che li circondava, arrivano dritte al cuore. I membri del gruppo e lo stesso Dickinson, con le loro testimonianze, sottolineano come possa cambiare totalmente il modo in cui guardiamo la vita dopo essere entrati direttamente in contatto con la guerra e soprattutto con le persone a cui è piombata addosso all'improvviso.

Ma ancora più toccanti sono le parole, gli sguardi e i ricordi degli abitanti di Sarajevo che quel concerto l'hanno vissuto. A quel tempo erano solo ragazzi le cui vite furono sconvolte dalla guerra. Per loro era improvvisamente diventato un problema anche solo trovare qualcosa da mangiare, per non parlare del rimanere vivi. Il racconto della loro emozione e del loro stupore nel sapere che Bruce Dickinson veniva a esibirsi proprio lì, nonostante la guerra, è qualcosa di meraviglioso. La determinazione del volerci essere a tutti i costi, del far vincere ancora una volta, e specialmente quella volta, la vita e la gioia contro la morte e la paura apre davvero il cuore.

 

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Il documentario spiega e mostra molto bene quali difficoltà e quali pericoli il gruppo e gli organizzatori abbiano dovuto affrontare per riuscire a compiere quell'impresa. I camion con cui hanno dovuto viaggiare di notte attraverso le montagne per raggiungere il centro di Sarajevo, non avevano nessun tipo di protezione né di mimetizzazione. E il rischio di essere colpiti da un proiettile o da un razzo è stato costante per tutto il tempo. Ma altrettanto forte viene fuori la fermezza di tutti nel proseguire nonostante i rischi, per realizzare quell'ambizioso progetto: portare un po' di gioia a persone che l'avevano dimenticata da tempo.

Il concerto, gratuito, si tenne alla BKC Music Hall di Sarajevo e fu ovviamente un grande successo. Il teatro era stracolmo e, soprattutto, per quella sera, quelle persone furono felici.

Purtroppo, nonostante il valore e il significato di questa impresa, nel resto del mondo, compreso quello della musica, non si seppe quasi nulla di questo evento. Se ne è parlato solo nell'ambiente metal che, per definizione, non ha molto risalto sui media più commerciali. Ovviamente quando gli U2 andarono a suonare (a pagamento) a Sarajevo nel 1997, a guerra finita, ne parlò tutto il mondo...

 

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Nel 2015 Dickinson e i membri della band sono tornati a Sarajevo, a 21 anni di distanza dal concerto. Il documentario mostra anche questo. Lo stupore e le emozioni di tornare in quei luoghi ora così diversi e soprattutto l'incontro con alcuni dei ragazzi, ora adulti, che assistettero allo show. Sono forse questi i momenti più commoventi di Scream For Me Sarajevo: le lacrime, gli abbracci con Dickinson, lo scambio di opinioni e le impressioni dei diretti interessati su quella magica serata e su come la loro vita sia andata avanti, superando quei drammatici anni. Tutto legato assieme dalla musica, tra tutte le arti quella che più unisce ed emoziona; perché nessuna mostra o spettacolo teatrale, secondo me, avrebbe avuto tale audacia e tale forza.

Il 6 aprile di quest'anno, infine, Bruce Dickinson è tornato un'altra volta a Sarajevo, stavolta per ricevere la cittadinanza onoraria come riconoscimento per quell'impresa; un'onorificenza più che meritata per un uomo, prima del musicista, che ha creduto fino in fondo, e più di molti altri blasonati colleghi, nel potere della musica.

 

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Non mi è mai capitato finora di assegnare il voto massimo in una recensione. Questa volta però lo faccio senza pensarci nemmeno un momento. Scream For Me Sarajevo è un documentario emozionante e commovente, come pochissimi altri prodotti audiovisivi io abbia mai visto. Va al di là dei gusti e delle opinioni, non è solo musica, anzi, è principalmente storia, cuore e coraggio. Unico neo (tecnico) la mancanza dei sottotitoli in italiano, ma non è certo questo particolare (raga' nel 2019 l'inglese lo dovete sape'!) che negherà allo splendido racconto di questa incredibile storia il rango di capolavoro.

 

"Sono salito sul palco e ho pensato: ora come potrei mai essere tanto grande quanto le loro vite hanno bisogno che io sia?"
Bruce Dickinson
 
Scream For Me Sarajevo, 2017
Voto: 10

 

ban49