I brasiliani Angra sono da anni gli alfieri di un estroso power metal sinfonico di primissima qualità.

 

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Oltre a non rimanere necessariamente rinchiuso nei propri confini di genere, il sound del gruppo propone spesso curate e deliziose escursioni stilistiche, che a volte toccano la musica etnica tipica del paese sudamericano e offrono un’ottima varietà sonora. Ebbene, con Temple Of Shadows, il loro quinto disco (e secondo con la nuova formazione), gli Angra offrono al loro pubblico una splendida e convincente conferma delle loro indiscusse capacità artistiche. I loro fan hanno temuto il peggio quando, dopo il terzo album, l’amato cantante Andrè Matos ha lasciato il gruppo insieme al bassista e al batterista. Tuttavia, come ho spiegato nella recensione di Rebirth (il loro quarto lavoro), i supersiti chitarristi Loureiro e Bittencourt hanno saputo rimpiazzare benissimo le defezioni, e gli Angra sono ripartiti alla grande.

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Oso perfino dire che a mio avviso i “nuovi” Angra sono anche meglio degli originali! Comunque, dopo l’ottimo Rebirth il gruppo ha cementato la propria intesa e il proprio affiatamento e ha dato alla luce un lavoro ancora più intenso e ambizioso, che sicuramente rappresenta il suo apice creativo, insieme al bellissimo Holy Land del 1996. Temple Of Shadows è infatti un meraviglioso esempio di power sinfonico alla sua massima espressione, con le solite e riuscitissime sfumature che dimostrano ancora una volta l’ecletticismo del gruppo. Il tutto è poi impreziosito, oltre che dagli inserti sinfonici, anche dagli splendidi cori tipici del combo carioca, ora semplici e melodici, ora lirici e maestosi, che avvolgono l’ascoltatore e che danno a ogni brano uno spessore e un fascino non comuni. Si tratta di un disco molto più articolato e complesso del predecessore, e che presenta composizioni molto meno “lineari”. In effetti è difficile apprezzarlo appieno da subito, ma deve essere metabolizzato nel giro di tre o quattro ascolti. Fidatevi però: quando si riesce ad entrare nello spirito dei brani, se ne viene catturati e non si può non rimanere affascinati, ad esempio, dalla furia “positiva” dell’opener Spread Your Fire (e qui i cori di cui parlavo prima sono incredibili) o dall’intensità di una No Pain For The Dead. C’è poi il trittico Angels And Demons - Waiting Silence - Wishing Well: tre pezzi che con le loro melodie e i loro refrain lasciano tracce profonde che l’ascoltatore non può dimenticare facilmente. Proprio in questi casi stupisce l’incredibile capacità del gruppo di fondere potenza e melodia e di esprimere un gusto non comune per quella che può essere sfrontatamente definita “ottima musica di gran classe”, e con pieno merito!
The Temple Of Hate è il brano più semplice e immediato, ma si ascolta che è un piacere, complice anche la presenza di Kai Hansen dei Gamma Ray che duetta deliziosamente con Falaschi dietro al microfono. Sempre in tema di ospitate (e sono varie nel disco...) c’è da sottolineare anche il contributo di Hansi Kursch (voce dei Blind Guardian) nella potente Winds Of Destination.
In chiusura dell’album ritroviamo gli usuali accenni alla musica brasiliana nell’avvio di Sprouts Of Time e, dopo la bella Morning Star col suo splendido ritornello, Loureiro e compagni provano l’inserimento del cantato in portoghese in Late Redemption, con ottimi e suggestivi risultati. La traccia finale è Gate XIII, uno strumentale atipico ma molto interessante. In pratica, vengono riproposte in chiave sinfonica le principali melodie dei vari brani del disco, tutte fuse in un unico pezzo. Un esperimento geniale che secondo me dovrebbe essere sempre riproposto da tutti i gruppi alla fine di ogni lavoro!
Insomma, gli Angra si dimostrano ancora una volta ispiratissimi, sia a livello compositivo che tecnico, offrendo un album tra i più riusciti della loro carriera e tra i migliori in assoluto per questo genere. Applausi.
Ma non finisce qui. Eh sì, perchè i nostri hanno fatto una cosa che a mia memoria non ha precedenti e che, oltre a meritare lodi a profusione, dovrebbe essere presa come esempio da tutti gli altri artisti musicali. Mi riferisco al pacchetto che contiene il disco. Temple Of Shadows, infatti, è racchiuso in un’elegante confezione che si apre in tre parti e contiene, oltre ovviamente al disco e al booklet, un poster del gruppo (che può essere una cacchiata, ma intanto c’è) e, soprattutto, un DVD video con il concerto tenuto il 15 dicembre 2001 a San Paolo, durante il tour di Rebirth. Il tutto a 18 euro, centesimo più, centesimo meno.

 

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La sfiziosa gara di assoli tra Loureiro e Andreoli durante il concerto.

 

Ripeto: disco + concerto in DVD (e che concerto!) a un prezzo per cui normalmente gli altri ti danno a malapena l’album e un booklet, senza contare che ormai la maggior parte dei dischi nuovi arrivano a costare tranquillamente anche oltre i 20 euro. Questa faccenda si commenta da sola, e alla luce di tutto questo restano solo tre cose da fare: 1) andare immediatamente a comprare quest’opera, 2) indire manifestazioni di piazza in tutto il mondo per osannare questo gruppo e 3) sciogliere tutti i governi mondiali per far salire al potere assoluto questi cinque signori.
Ave Angra!

 

Formazione:

Kiko Loureiro – Chitarra
Rafael Bittencourt – Chitarra
Eduardo Falaschi – Voce
Felipe Andreoli – Basso
Aquiles Priester – Batteria

 

Tracklist:

1 – Deus Le Volt!
2 – Spread Your Fire
3 – Angels And Demons
4 – Waiting Silence
5 – Wishing Well
6 – The Temple Of Hate
7 – The Shadow Hunter
8 – No Pain For The Dead
9 – Winds Of Destination
10 – Sprouts Of Time
11 – Morning Star
12 – Late Redemption
13 – Gate XIII

Obrigado!

 

Angra - Temple of Shadows, 2004
Voto: 9

 

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