Le band italiane che si affacciano sul panorama pop-rock nazionale spesso vivono di arroganza e presunzione nel presentarsi come la nuova verita' rivelata, con sonorita' acerbissime o, all'opposto, leziosamente ricercate. I Cani hanno un'unica, ironica presunzione: quella di definire il loro album d'esordio come "sorprendente". Il punto e' che hanno totalmente ragione.

 

 

 

Il gruppo romano, sul quale c'e' un velo di mistero in merito alla formazione e alla loro storia, si presenta con 11 brani condite di parole e musica dal ritmo travolgente. Se a un primo, iniziale, fuorviante impatto le sonorita' possono sembrare quelle del classico gruppetto da musica estiva, basta ascoltare con un minimo di attenzione l'elaborazione sonora, un elettropop con venature quasi punk che acchiappa, ti entra in testa e non ti molla piu'. Vogliamo parlare dei testi? Niente parole in liberta', testi criptici o frasi pompose da parolieri degni del circo Barnum: qui, sebbene la mitragliata di parole sia costante, si parla di cose semplici, di realta' quotidiane di Roma o della vita di persone normali. Insomma, finalmente qualcuno che non si nasconde dietro testi incomprensibili per non far capire di non aver nulla da dire.

 

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Certo, occorre un minimo di ascolto concentrato, comunque non stiamo parlando di paroline d'amore o rime baciate, anzi a volte i voli che l'autore e' costretto/voglioso di compiere non sono semplicissimi da seguire, ma non lasciano dubbi o spazio ad interpretazioni. Sono piccoli squarci, foto della quotidianita' di Roma e dei suoi abitanti.

Andiamo nel dettaglio dei brani. Come dicevo, praticamente tutto il lavoro e' pervaso da un ritmo esagerato, quasi hardcore (se non fosse che i sintetizzatori la fanno da padrone). Guarda caso i brani che ricadono in pieno in questo stile sono quelli mi piacciono di piu': Velleita', Le Coppie e Post Punk); questi sono anche i bastioni che da soli potrebbero tenere in piedi tutto l'album. Ma I Cani strafanno: Hipsteria, Door Selection e I Pariolini di Diciott'Anni sono tre brani della stessa pasta, scorrono via veloci ma intensi e compartecipano a tenere salda la struttura di tutto il CD.
Unici brani piu' lenti, riflessivi, quasi introspettivi, sono il bellissimo Il Pranzo di Santo Stefano e Wes Anderson, il primo molto azzeccato, il secondo a chiudere l'album in un modo forse un po' troppo secco e da rivedere. Due gli intermezzi strumentali, che insieme con Perdona e Dimentica finiranno sicuramente persi e ignorati dalle nostre memorie.

 

 

In conclusione, I Cani forniscono una prova concreta che non serve essere degli artisti intellettualoidi schierati politicamente per fare buona, anzi ottima musica. Attendo con ansia la loro prossima data romana, nel quale mi aspetto di vedere la gente ballare nel modo sincopato e quasi robot-style tipico degli anni '80 insieme a qualche deficiente che sfruttera' le battute ad alta' velocita' per pogare sotto il palco (io).

 

I Cani - Il Sorprendente Album d'Esordio dei Cani (2011).
Voto: 8

 

ban49