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Iron Maiden - The Number of The Beast

in Musica
di Andrea Morsani
Creato: 23 Luglio 2004

Osare scrivere una recensione su un capolavoro storico della discografia metal come The Number Of The Beast e’ da irresponsabili o da presuntuosi. Siccome appartengo ad entrambe le categorie, ecco qui il mio pensiero su Sua Maestà il Disco.

 

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The Number Of The Beast è il terzo album degli Iron Maiden, storico gruppo inglese che si spartisce il titolo di signori del metal insieme ai Metallica. Dopo l’allontanamento di Paul Di'Anno per “motivi alcolici”, Bruce Dickinson entra nel gruppo… e inizia la fortuna dei Maiden. I ritmi molto classici dei primi due album subiscono una incredibile accelerazione, e la stessa voce di Dickinson ne accentua l’energia che viene sprigionata. Fin dal primo brano, Invaders, l’impatto e’ notevole e ci fa entrare nel vivo del disco; ma con Children of the Damned e The Prisoner cadiamo nel vortice tracciato dai Maiden. Si tratta di due brani ispirati e dedicati ad un famoso film  (Il villaggio dei Dannati) e ad una serie televisiva inglese molto popolare: Il Prigioniero, della quale il buon Emanuele Mastrangelo fece a suo tempo una positiva recensione. In pratica sono due ballate (di più la prima) molto melodiche e allo stesso tempo molto veloci (specie la seconda), estremamente apprezzabili specialmente se si conoscono i temi di riferimento.
Ma la prima magia di questo disco arriva col brano successivo: 22 Acacia Avenue, storia di una prostituta e del tentativo di salvarla da quella vita. Si tratta quasi di una suite: oltre 6 minuti e mezzo di chitarre e basso che si inseguono costantemente in un incrocio di sonorità che si fermano e riprendono costantemente, con la batteria a dettare i tempi, con battute quasi rivoluzionarie, e con la voce di Dickinson ancora una volta presente a dare un tono arrabbiato e quasi lirico al tutto; un brano che accelera, che collassa su se stesso fino all’esplosione finale. In due parole, un capolavoro.

I Maiden non ci danno tempo per riprenderci. Sulla stessa falsariga, ecco The Number Of The Beast: un ritmo indiavolato (è proprio il caso di dirlo) che ci obbliga a farsi seguire fin dalle primissime battute, e termina quasi come una visione apparsa sulla cima di un picco, quasi come un macigno che schiaccia tutto quello che trova sul suo percorso. Ancora senza fiato, ci accoglie Run To The Hills, ode ai pellerossa in fuga dall’uomo bianco. Il ritmo e’ quello di un treno in corsa, inarrestabile, che travolge ancora una volta tutto e tutti. Si tratta di altri due capolavori, due classici della discografia degli Iron Maiden. Questo trittico forma il pilastro portante dell’album, sebbene non siano assolutamente gli unici pezzi di rilievo: ma sono probabilmente quelli che maggiormente danno l’impronta e sostanza.

Ci accoglie poi Gangland e, nelle release più recenti, Total Eclipse: su questi brani è doveroso aggiungere una nota per la quale ringrazio l’ottimo Fabrizio Onori. Gangland originariamente non doveva far parte delle canzoni scelte per la distribuzione; al suo posto era stata scelta Total Eclipse. Poi, per un disguido dell’ultimo momento, in stampa andò proprio Gangland. Total Eclipse fu poi aggiunta nelle distribuzioni successive. Non si tratta di due capolavori, e in fondo nel complesso non fanno la differenza nell’album; a mio parere forse Gangland merita di più, e specialmente all’inizio con l’uso ritmato dei charleston mi ha ricordato in un certo qual modo il suono dei Dead Kennedys, gruppo punk californiano del quale è disponibile una recensione sulla Tana.

Si chiude con un capolavoro assoluto: Hallowed Be Thy Name, ballata dal ritmo assolutamente incalzante e trascinante nella quale un condannato a morte ci racconta cosa gli passa per la testa negli ultimi minuti prima dell’esecuzione. Si tratta di un brano che non esito a definire “assoluto”: completamente avvolgente, che ci trasporta nel suo suono fin dalle prime battute, ci obbliga a stare al suo ritmo ricco di stop&go tipici dei lavori successivi degli Iron Maiden ma di cui questo album è particolarmente ricco. Hallowed Be Thy Name è un brano che si insedia con tutti i meriti nell’olimpo della musica rock, e che tutti coloro che apprezzano questo genere dovrebbero obbligatoriamente conoscere.

The Number Of The Beast ha segnato un punto di svolta nel rock, svolta giunta ancora una volta da quella Inghilterra appena sconvolta dall’ondata punk inaugurata dai Sex Pistols, fenomeno al quale (fortunatamente) gli Iron Maiden devono tanto. Con questo colpo di genio i Maiden tracceranno una linea di demarcazione e faranno nascere un nuovo genere di metal, meno pomposo e più diretto, più energico. Se normalmente sono abbastanza equilibrato nei miei giudizi, stavolta non ne ho intenzione: se The Number Of The Beast non merita il massimo dei voti, nulla li vale.

 

Iron Maiden - The Number of The Beast, 1982

Voto: 10