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Megadeth - Youthanasia

in Musica
di Tech-Priest
Creato: 17 Marzo 2005

Lentamente il germe della svolta commerciale sta corrodendo l’animo di Dave Mustaine, ottimo chitarrista e cantante nonché leader e fondatore dei Megadeth, formazione storica e determinate per lo sviluppo del Thrash metal tutto.

 

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Già con Countdown To Extinction le prime avvisaglie di ammorbidimento si erano fatte sentire, ma i nostri ci avevano comunque regalato un ottimo disco. In realtà anche Youthanasia, datato 1994, si può definire un buon album, e ancora metal, ma la melodia ha definitivamente preso il sopravvento sugli stilemi Thrash di un tempo. Anche la voce di Mustaine si fa più aggraziata (per quanto sia possibile...) ma di sicuro i fan più intransigenti non possono accettare dai Megadeth un prodotto come questo. In sostanza, però, il disco non ci fa mancare ottimi episodi come l’iniziale Reckoning Day o la classicissima Blood Of Heroes. Anche se composto sempre da sonorità prettamente metal, Youthanasia è costantemente venato a un gusto per la melodia che, bisogna dirlo, è comunque di ottima fattura.
Tra gli episodi più accessibili citiamo Family Tree o A Tout Le Monde, quest’ultima con tanto di ritornello cantato in francese (!). La cattiveria dei Megadeth, seppur ormai limitata, si fa sempre sentire negli episodi più tirati, come The Killing Road, semplice ma graffiante, o Victory, pezzo autocelebrativo di Mustaine le cui sfiziose liriche sono composte dai titoli dei vecchi album e delle vecchie canzoni del gruppo. Il disco è completato come spesso accade da altri pezzi più anonimi, tra cui il singolo Train Of Consequences, che a fronte di un ritornello accattivante presenta delle strofe un po’ troppo stucchevoli e tutto sommato poco convincenti.

 

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A questo punto i fan, delusi, si chiedono quale sarà il passo successivo, nella speranza di assistere a una ripresa col prossimo disco. Le aspettative però verranno deluse e i capitoli successivi vedranno il crollo definitivo dei Megadeth. Abbandoneranno il gruppo sia il batterista Menza sia il chitarrista Friedman, sostituiti da elementi nettamente inferiori. Quel che è peggio, però, è che seguiranno tre dischi di un melenso hard rock di bassa lega: Cryptic Writings, Risk e The World Needs A Hero. Meri tentativi di commercializzazione per giunta riusciti male. In definitiva, quindi, Youthanasia resta l’ultimo capitolo dei Megadeth degno di nota prima del collasso. Un disco inferiore ai precedenti e decisamente troppo melodico, ma che comunque presenta alcuni buoni pezzi e resta godibile per chi non sia unicamente un fan del Thrash ma sappia apprezzare anche il metal meno oltranzista.

Al momento in cui scrivo questa recensione, tuttavia, il nuovo album dei Megadeth, The System Has Failed, è nei negozi da alcuni mesi. Non l’ho ancora preso ma ho ascoltato la prima traccia, Blackmail The Universe, e devo dire che ne sono rimasto positivamente colpito. Sembra che il gruppo stia riabbracciando le vecchie sonorità anche se dovrei ascoltarlo tutto per poter giudicare con maggiore precisione. La nuova formazione riserva un paio di grosse sorprese: innanzitutto non c’è più David Ellefson! Ebbene sì, il fidato bassista ha lasciato e a quanto pare in maniera non proprio amichevole visto che si dice sia addirittura in causa con Mustaine! E poi all’altra chitarra ritroviamo nientemeno che Chris Poland, axeman presente nella primissima lineup dei primi due album. A parte il sommo dispiacere per l’abbandono di Ellefson non posso dare altri giudizi sui nuovi Megadeth, la sola Blackmail The Universe, anche se esaltante, non è sufficiente a valutare la direzione intrapresa dai nostri, ma forse, dopo un lungo periodo di smarrimento, Mustaine sta ritrovando la strada giusta...

There’s nothing special about the road
It’s just too damn long that’s all.

 

Megadeth - Youthanasia, 1994

Voto: 6,5

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