Un Robot che cerca di vivere la sua vita nascondendosi da minacce del passato e cercando l'integrazione con gli umani. Per me è un'opera affascinante!

 

Cos’è Origin? Un robot che cerca di vivere secondo il volere del suo creatore? Un robot in cerca di un’anima? Un robot che vive in mezzo agli umani per nascondersi dagli umani? Un robot che da la caccia ai suoi stessi fratelli?

Il primo impatto è quello che di solito conta per attirare un lettore, e la copertina del primo volume di Origin, è un’ottima presentazione. La potente rappresentazione grafica che l’autore, il sud coreano Boichi, imprime nelle tavole del suo lavoro, attrae immediatamente l’attenzione di chi guarda. Un tratto pulito, esteticamente volto alla perfezione, che fonde pelle, tessuti e componenti meccaniche in una sinergia da cui non riesci a distinguere quando finisce una parte e quando realmente ne inizia un’altra. Graficamente eccellente, Origin non si limita al puro visivo, ma ti racconta una storia interessante, a cui accedi con una certa gradualità e con un po’ di costanza.

 

 

Origin è un lavoro molto interessante, ma non subito efficacissimo. La trama del primo capitolo sembra quasi annacquata: pochi dettagli che aiutano a capire la situazione in cui il protagonista, il nostro robot Origin, è coinvolto. Questo non vi deve scoraggiare; la storia decolla nel secondo capitolo, introducendo l’identità pubblica di Origin celata dietro al nome di Tanaka Jin, che prova a nascondersi in bella vista nel mondo degli umani trovando lavoro proprio in un industria che sviluppa e costruisce robot.

Il primo capitolo, crudo e violento, non viene abbandonato, ma serve semplicemente a dare l’idea della contrapposizione delle due trame principali intorno a cui si sviluppano le avventure di Origin. La prima trama, la più leggera e divertente, è legata alla vita quotidiana di Origin, la sua preoccupazione per l’apparenza, l’integrazione con il mondo umano e la sua paura dell’essere smascherato. La seconda trama, quella più oscura e violenta, è legata elle origini di Origin, ai suoi “fratelli” robot, alla minaccia che rappresentano per questo mondo che non è pronto ad accogliere, né a fronteggiare, un livello tecnologico tale da aver generato, non una ma diverse intelligenze artificiali.

 

 

La storia si presenta fresca, vivace, interessante, non proprio del tutto originale, ma posta in modo tale da non essere qualcosa di visto e rivisto. Boichi si cimenta anche nello spezzare la trama con dei momenti del tutto demenziali, alcune volte esagerando di proposito. Non sono rimasto particolarmente entusiasta di tutte le scelte demenziali che sono state proposte; alcune mi hanno lasciato interdetto, altre avrei proprio evitato di metterle, ma l’evoluzione del racconto ha portato l’autore a diminuire il carico demenziale a favore di altri aspetti.

Ben realizzate sono le scene d’azione. Sorprendentemente non eccedono per effetti fuori dalla portata dei personaggi proposti, anche se i personaggi proposti sono già di per se fuori dalla portata del credibile.

Concludendo, Origin è un buon lavoro, con un’ottima realizzazione grafica, la cui storia non è proprio scontata; ha qualche pecca, soprattutto nella scelta demenziale, ma nel complesso è un lavoro che si fa apprezzare.

 

Origin, 2016
Voto: 7

 

ban49