Leo Ortolani ci descrive un periodo complesso della sua vita, con tante mail scritte di suo pugno e tavole a fumetto come solo lui sa fare.

 

 

Leo Ortolani, vecchio veneto dai capelli ingrigiti ed imbiancati, nella tua vita ne hai scritte di cotte e di crude, ma questa tua opera è più una finestra sulla tua vita che un lavoro artistico vero e proprio. Sono un fan di Leo da tanto tempo, e dopo la serie su Ratman, mi sono spinto a leggere altre sue opere, dai tempi più maturi e complicati, come il suo bellissimo lavoro intitolato Cinzia.

In questo nuovo lavoro Leo è proprio il protagonista; con lui e sua moglie Caterina, vivremo un’esperienza delle più terribili ma anche più belle di tutta una vita, quella dell’adozione. Quest’opera, Due figlie e altri animali feroci, nasce per puro caso, da una serie di mail spedite ad amici e parenti, unita all’idea del suo editore di trasporre tutto in un lavoro condito con delle tavole, come solo Leo sa fare. La caratteristica più bella di questo lavoro è proprio quella di essere un’opera scritta di getto, in modo diretto, dopo estenuanti giornate e tanta fatica.

I testi trasudano di realtà ed esperienza diretta, si sente la fatica e la gioia che Leo e Caterina hanno affrontato. E’ vero che lo stile, un po’ comico e un po’ provocatorio di Leo, maschera le situazioni e ti fa sorridere una riga sì e l’altra pure, ma si percepisce in maniera netta, tutta la fatica e lo stress di quei lunghi anni d’attesa davanti a Psicologi e Tribunali per ottenere un dannato “Si”, unito alla bellissima esperienza di quei giorni in Colombia, con le loro figlie adottive, per conoscere e farsi conoscere.

Partendo dall’idea che le procedure per l’adozione, almeno in Italia, sono paragonabili ad un’immensa fila che annichilisce il tuo essere, Leo ci conduce per mano nel paradosso amministrativo e legale che ha messo a dura prova il loro stato psicofisico. Arrivare ad affermare che uno psicologo vuole vedere la tua sofferenza e non la gioia o la felicità che puoi regalare a dei bambini senza genitori, è il punto più drammatico di un percorso d’adozione lungo anni. Non riesco ancora a capire come Leo si sia riuscito a trattenere dallo spaccare la faccia a qualcuno.

Ringraziando il cielo, dopo l’abisso, c’è tanta gioia che sgorga quando si comincia a toccare con mano la concreta possibilità di adottare due bambine colombiane. Poi arriva la fatica, quella dei pannolini cambiati e delle nottate in bianco a consolare due bimbe inconsolabili, ma anche la gioia del primo “Mami” e del primo “Papi”.

 

 

Prendete questo Leo Ortolani, come si descrive da solo, un “vecchio veneto” alle prese con due bimbe colombiane che non parlano la sua lingua, e visto che anche lui, da “vecchio veneto”, di colombiano non ne capisci niente, potete immaginare le straordinarie strisce comiche che possono saltar fuori tra incomprensioni e interpretazioni sbagliate. Leo si esprime al meglio con queste tavole, che sono poche, in confronto al testo scritto, ma che, questa volta, sono la ciliegina sulla torta di un’opera nata per puro caso.

Sono felice di aver letto questo lavoro, mi ha fatto rivivere i primi anni con mia figlia, mi ha fatto ridere con le sue battute su veri momenti di vita tra pappe e pannolini, ed infine mi ha fatto riflettere su come la burocrazia e le leggi sono capaci di complicarti la vita per un tempo infinito.

Come sempre Leo è per me una fonte inesauribile di riflessione e di risate, uno dei pochi autori italiani che riesce a trasmettere con un sorriso, un momento di vita vera ed un messaggio profondo.

 
Due figlie e altri animali feroci, 2011
Voto: 9

 

ban49