Parlare di Blame è un po’ difficile: complicatissimo è trarre le fila della trama assolutamente oscura del primo volumetto uscito, e anche il secondo non chiarisce molto di più. E più si va avanti e peggio è.

 

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Indubbiamente siamo di fronte ad un prodotto superlativo, realizzato con un eccellente tecnica di disegno, ma che forse avrebbe meritato un formato più grande, per via della meticolosità del tratto. Indubbia, per il bravo Nihei, è l’influenza di Shirow, soprattutto per il mecha designing e i retini. Ho ravvisato anche parallelismi col fumetto gotico occidentale, in particolare Breccia e Battaglia, e anche il nostrano Roi, ma non so quanto questo possa essere una mia impressione piuttosto che una effettiva influenza di autori così lontani a Nihei.

 

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E’ più originale invece lo studio dei personaggi, comunque iscritti nella nuova moda del fumetto nipponico che, Miura fortunatissima eccezione, tende a privilegiare figure maschili efebiche, quando non addirittura effemminate, in aperto contrasto con la virilità imponente dei classici anni ’70 e ’80.
Gli altri personaggi risentono profondamente del più cupo cyberpunk, essendo quasi tutti cyborg plurinnestati, veramente spiacevoli a vedersi, e per questo ottimamente realizzati dal nostro.

La trama. Mmmmh, spero che il Lettore voglia prendere cum grano salis questo tentativo di ricostruzione, sperando che coi numeri futuri ci vengano date delle delucidazioni in merito. In tutto il primo volume le parti solo disegnate superano di gran lunga quelle dialogate, lasciando tutta l’interpretazione alla simbologia del disegno, piuttosto che alle spiegazioni verbali. Nel secondo leggiamo dei dialoghi assolutamente criptici, oscuri, che presumono delle conoscenze che il lettore non può avere, e che non fanno altro che aumentare la curiosità sulle origini dell’avventura che abbiamo tra le mani. Purtroppo i volumi successivi non solo non chiariscono nulla, ma sembrano molto dei papponi per allungare il brodo. Bah.

 

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L’ambientazione sembra uscita da un romanzo di Dick, ma senza un briciolo della sua nevrotica ironia: un cupissimo futuro in cui gli uomini vivono in una sterminata struttura a più livelli (sopraelevata? Un geo-front? Non si capisce. Ho anche ipotizzato che possa trattarsi di una sterminata astronave, sul tipo di “Universo” di Heinlein) divisi in tribù a seconda delle varie mutazioni genetiche accumulate e delle modifiche cibernetiche praticate sui corpi. La bassissima densità della popolazione e lo stato di devastazione delle strutture fanno pensare che tutto sia stato sconvolto da un gigantesco cataclisma (se fosse stato un romanzo di Dick, appunto, avrei proposto la guerra atomica, ma oggi sembra passata di moda). In più vi è una guerra civile in corso, un anarchico scontro di tutti contro tutti. Questo mondo orrendo sembra infine dominato dalle più possenti congregazioni dei Governatori, Costruttori, Osservatori e Limitatori. In più vi è una sorta di genia di esseri umanoidi di silicio, che non si capisce bene quale ruolo svolgano, ma che sembrano essere molto potenti. Il protagonista, Killi, apparentemente un ragazzo umano normale, è in realtà un cyborg pressochè invulnerabile armato con una assurda pistola (unico neo di tutto il fumetto) dotata di proiettili ad altissimo potere perforante ed esplosivo (sembrano piccole atomiche!). Non si capisce ne' dove tenga tutte le munizioni, ne' come possa risultare utile un arma senza potere di arresto nei proiettili. Un amico mi ha suggerito un certo parallelo tra quest’arma e la pistola a raggi di Another World (vi ricordate il fantastico gioco in vettoriale uscito nel 1992?) La missione di questo viaggiatore solitario è rintracciare esseri umani dotati di rarissimo codice genetico non mutato; per farne cosa, non si sa.

Durante queste missioni Killi si imbatte in tribù sterminate dalla guerra civile e dai mostri spaventosi che popolano il labirinto, in bambini immortali in grado di annientare un nucleo di fanteria pesante a mani nude, in poveri dementi abbandonati alla mercé degli elementi di un mondo che non ha più nulla di naturale, in una Rete così evoluta da poter materializzare l’informazione che vi circola.

L’impressione complessiva che si trae dalla lettura dei primi due volumetti è che si sia di fronte a un fumetto originale, le cui soluzioni espressive, per quanto possano penalizzare una comprensione fin dalla prima lettura, privilegiano l’elemento simbolico del disegno. Indubbiamente un’opera da rileggere più volte. Le atmosfere sono davvero coinvolgenti ed impressionanti, e la trama è sufficientemente oscura e ricca di interrogativi da tenere sulla corda il lettore. Aspettiamo con pazienza le nuove tavole di questo incubo cyberpunk.

 

Blame!, 1998-2003
Voto: 7

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