Nel mirino degli infaticabili fanatici del Neged sono finiti ora anche i cartoni animati giapponesi.

 

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Non paghi di comminare decapitazioni a chi legga Playboy o frustate alle donne che, come in una simpatica pubblicità nostrana, mostrino striscioline anche minuscole del loro bel corpo, ora hanno pensato che ci stava bene anche un buon attacco a queste decadenti manifestazioni degli infedeli: tra un aereo contro un grattacielo ed una mina sotto un convoglio alleato a Bagdad, per difendere il loro sacrosanto diritto a tirare vetriolo in faccia alle ragazze madri e mettere nei programmi scolastici i protocolli dei Sette Savi di Sion alcuni infallibili interpreti delle imperscrutabili volontà celesti hanno stabilito che gli anime giapponesi sono intollerabili mezzi di traviamento della sana gioventù fondamentalista.

Naturalmente anche nei nostri patrii lidi siamo avvezzi a simili scemità, alcune anche recentemente riportate in auge da famosi (o famigerati) talk show notturni, giacché per molte persone sentire nominare il cinema d’animazione nipponico è un po’ come parlare di circoncisione in casa Hitler…

Meno frequente è leggere cose come quelle contenute nella fatwa del dotto Yusuf al-Qaradawi, autorità religiosa massima da quelle parti, e noto interlocutore nel dialogo interconfessionale: che cartoni animati come i Pokemon sarebbero frutto di un complotto giudaico-massonico!

Ora, come il Giappone, che probabilmente è l’unico paese al mondo nel quale non si è mai costituita una comunità ebraica, possa essere parte de “l’abominevole complotto” è una domanda che qualche mente non del tutto intasata di sabbia del Gebel Shammad potrebbe ancora porsi. Perché finché si parla di indebita diffusione dell’idolatria (in Giappone si pratica lo scintoismo, una religione pagana molto simile a quella degli antichi Romani), oppure del culto della magia (molte delle storie portate su schermo hanno ambientazioni fantasy) o anche della teoria di Darwin (i Pokemon “evolvono”…) possiamo anche starci. Ma che addirittura gli anime facciano criptopropaganda sionista, beh, questa è davvero una novità.

Intanto però tali deliri hanno un buon uditorio, e sortiscono i loro nefandi effetti anche al di là del Mar Giallo.
Tanto che la Sunrise e la Bandai, le case che producono la celeberrima serie Gundam, fin dal dicembre 2002 hanno pensato di ritoccare le loro opere, a scanso di equivoci.

La saga di Gundam (“Kidoo Senshi Gandamu”, Mobile Suit Gundam) è una delle più famose serie di fantascienza animata giapponese. La sua popolarità, quest’anno che ricorre il quarto di secolo dalla sua apparizione alla TV nipponica, è in inarrestabile ascesa: su internet esistono più siti dedicati a Gundam che non a Walt Disney, ed i tre fumetti italiani più celebri e venduti, Dylan Dog, Tex Willer e Martin Mystere, insieme non arrivano a mettere insieme un ventesimo dei siti on line della saga giapponese. La trama della serie originale (dalla quale poi hanno figliato decine di storie parallele, sequel, lungometraggi di varia qualità) è vagamente ispirata ai romanzi di Robert Heinlein: nel XXI secolo la terra sovrappopolata inizia a trasferire miliardi di persone su colonie orbitali. Dopo cinquant’anni, però, queste colonie, divenute autosufficienti, iniziano a reclamare l’indipendenza dalla madrepatria. Gli attriti crescono finché una di queste colonie, Side 3, chiamata anche Zion, non dichiara guerra alla Terra.

E quel nome, Zion, che in Giappone non ha significato e suona solo vagamente esotico, evidentemente con questi quarti di luna deve essere improvvisamente sembrato una macina al collo dei due colossi dei media nipponici. Tanto da imporre una decisa presa di posizione dell’autore, Yoshiyuki Tomino, che dopo venticinque anni, d’autorità ha stabilito che la corretta traslitterazione dall’alfabeto katakana giapponese a quello latino deve essere “Zeon”. Che poi, pronunciato all’inglese, continuerà a suonare come “zion”. Una decisione che non è poi così indolore, se, come sembra, la Bandai ha dovuto eseguire un completo restyling delle oltre 5000 tipologie di modellini dei vari mobile suit (le armature semoventi delle serie di Gundam) che vende in milioni di esemplari in tutto il mondo.

La nuova e definitiva versione è stata, ufficialmente, presa per evitare qualsiasi riferimento (assolutamente casuale) a Sion e al popolo d’Israele, probabilmente anche per non urtare alcune suscettibilità del mercato statunitense, il più importante per Bandai e Sunrise. Ma il giro di vite anche verso le distribuzioni non anglofone risale a questi giorni, pochi mesi dopo la fatwa di al-Qaradawi e proprio mentre il Giappone si è impegnato con truppe di terra in Iraq. E tutto questo con grande scorno dei milioni di fan in tutto il mondo, per un quarto di secolo avvezzi al buon vecchio e forse (ma a nessuno di noi infedeli è mai importato) politicamente scorretto “principato di Zion”.

Intanto, Sieg Zion a tutti!

 

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