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Il pessimo andazzo dell’industria dei videogiochi

di Andrea Morsani
Creato: 26 Febbraio 2018

DLC, Early Access, Loot Box, Mod a pagamento e microtransazioni: sono questi gli odierni mali dei videogiochi, che prosperano anche grazie alla complicita’ dei giocatori.

 

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I primi anni 2000 hanno segnato una svolta netta nel mondo dei videogiochi. La disponibilita’ di computer piu’ potenti e la capillarizzazione delle connessioni Internet hanno permesso da un lato di sviluppare giochi sempre piu’ appaganti dal punto di vista grafico, cosa che ha catturato un gran numero di utenti meno svezzati e meno consci del mondo informatico, e dall’altro ha permesso la distribuzione di contenuti in modi alternativi al formato fisico (si, il classico “scarica l’impossibile da Internet”). Due cose volendo anche positive, se non fosse che come al solito i grandi nomi dell’industria videoludica se ne sono via via sempre piu’ approfittati.

Prima di questi cambiamenti, i giochi venivano sviluppati con il criterio di rilasciare un prodotto finito, completo. C’era tutta una fase di pianificazione, di beta test, e una volta messo sul mercato, il gioco doveva essere perfetto e senza bug; buone pratiche che doveva seguire ogni sviluppatore, perche’ non sarebbe stato possibile correggere difetti in un secondo tempo e i giocatori sarebbero stati alla larga da quegli sviluppatori per sempre.
Poi l’avvento della banda larga (ISDN prima e ADSL poi) hanno consentito il rilascio di mega patch sempre piu’ massicce, segno indiscutibile di poca ottimizzazione del gioco al momento del rilascio. L’intuizione delle case produttrici e’ stata quella di non investire piu’ sul beta test, e rilasciare prodotti anche azzoppati, visto che tanto gli utenti avrebbero segnalato gli errori che sarebbero poi stati corretti da patch rese disponibili su internet. Insomma, un risparmio tutto loro, ai danni di noi giocatori.

A braccetto va il concetto di Early Access: perche’ non chiedere ai giocatori di fare da beta tester? Una pratica diffusa, con la scusa di poter mettere subito le mani su di un gioco in via di uscita. Ma se fosse tutto il test della fase di sviluppo a carico dei giocatori? Per di piu’ pagando? Non trovate sia un assurdo? Io si, eppure l’Early Access e’ un modello finora vincente. I giocatori pagano per poter giocare a qualcosa che spesso non e’ lontanamente finito, a volte nemmeno giocabile. Si, c’e’ la possibilita’ di interloquire con gli sviluppatori e far modificare il gioco in base alle proprie preferenze, ma spesso si parla di minuzie; e non si ha la certezza che un gioco venga effettivamente completato.
Certo, ci sono tanti casi di giochi che dall’Early Access sono usciti e anche decisamente bene: Player Unknown’s Battleground, Ark Survival Evolved, Endless Legend, Don’t Starve, Kerbal Space Program e Wastelands 2 sono giochi che nei loro generi di riferimento hanno imposto la loro significativa presenza; stiamo parlando di titoli che sono caposaldi del videogaming degli ultimi anni. Ma per ognuno di questi titoli ce ne sono tantissimi altri che rimangono nel limbo, fino ad essere rilasciati incompleti od addirittura abbandonati.

 

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Io stesso ho esperienze contrastanti: Football Tactics, un simpaticissimo e semplice manageriale di calcio, e’ in Early Access da tempo, ma il gioco e’ strutturalmente perfetto e divertente, gli sviluppatori sono presentissimi sui forum, gli aggiornamenti sono costanti e fra poco verra’ rilasciato. Squad e’ un altro buon gioco, fortemente incentrato sulle dinamiche multiplayer e che e’ carente di frequenti update, ma fondamentalmente c’e’. Dalla parte opposta come non citare Interstellar Marines e Kingdoms? In entrambe i casi i progetti si sono arenati per malagestione del denaro, per progetti troppo ambiziosi, team di sviluppo non all’altezza, mancanza di comunicazione. Tanti sono gli utenti arrabbiati o delusi; qualcuno ancora spera. Nel mezzo posso citare Next Day Survival, di cui abbiamo gia’ parlato positivamente, che pero’ ha subito un rallentamento nello sviluppo a discapito della realizzazione di un DLC a pagamento, un assurdo ed una ingiustizia per un gioco ancora in fase di sviluppo il cui rilascio, probabilmente prematuro, e’ stato annunciato per Febbraio.
Gli Early Access sono titoli a cui avvicinarsi solo in caso si sia gia’ soddisfatti del contenuto disponibile, altrimenti si rischia di vedere vanificarsi le proprie speranze.

Abbiamo appena menzionato i DLC: di cosa si tratta? Come abbiamo visto, anni fa (quando eravamo giovani), i giochi venivano rilasciati completi; si potevano vedere ogni tanto titoli per i quali venivano realizzate delle espansioni che aggiungevano ore ed ore di sostanza al gioco. I DLC (downloaded content) stravolgono questa visione: oltre ad abbellimenti cosmetici o piccoli pezzi di storia aggiuntiva, ora vengono usati per rilasciare a pezzi un gioco che chiunque si aspetterebbe completo fin dall’inizio; il tutto per forzare il giocatore a continuare a spendere. Esempi evidenti sono le politiche della Paradox, che con i suoi Europa Universalis 3 e 4, Crusader King 2, Hearts of Iron 3 e 4 e Stellaris continuano a vendere a suon di quattrini piccole ma importanti modifiche al gioco, modifiche che dovevano assolutamente essere presenti fin da subito. Lo stesso dicasi per Civilization 5 e 6; tutti titoli monchi all’uscita, costosi ed arroganti nel modo in cui trattano i propri giocatori.
Il problema e’ che in molti si sono assuefatti, e vedono un DLC come una cosa normale, tanto da arrivare a suggerire agli sviluppatori idee da mettere nel gioco ad un prezzo aggiuntivo. Cioe’: dammi di meno, ti prego, il resto te lo pago! Una cosa assurda che dimostra la piattezza cerebrale dei nuovi videogiocatori.

 

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Altra cosa irritante oltre modo e’ il tentativo della Bethesda, produttrice di titoli di sicuro valore come Fallout 3 e 4, Skyrim e i vari Elder Scrolls, Dishonored e Doom (il remake), di far pagare le mod per i propri giochi. Facciamo un passo indietro e spieghiamo di cosa si tratti: le mod sono cambiamenti fatti al gioco da appassionati, da amatori, da programmatori dilettanti che rendono disponibile gratuitamente il loro lavoro a tutta la comunita’ per poter raffinare i giochi che amano, o che addirittura servono a coprire bug e sbilanciamenti che non vengono corretti dagli sviluppatori. Ebbene, la Bethesda ha avuto la fantastica pensata di far pagare il lavoro fatto da altri e che e’ sempre stato di libero accesso. Un primo tentativo nel 2015 ha provocato una rivolta tra i giocatori, costretti ad utilizzare molte mod per rendere comodi da usare e ricchi nei contenuti titoli gia’ buoni, ma tutt’altro che perfetti come Fallout 3 e Sykrim; dopo nemmeno un mese il progetto e’ stato accantonato, ma e’ tornato pochi mesi fa sotto forma di contenuti creati appositamente per la vendita. Una sorta di mod camuffato da DLC o viceversa; il tutto schiaffeggiando la cultura di vicinanza dei videogiocatori. In molti hanno deciso di non comprare piu’ prodotti della Bethesda.

 

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Ci sono poi le microtransazioni: piccoli oggetti o piccole migliorie da comprare in gioco, con i soldi veri. Comprensibili per giochi che vengono resi disponibili gratuitamente , e a cui si puo' smettere di giocare dopo essersi divertiti senza spendere nulla quando si arriva al muro dei giocatori "premium" (vedi World of Tanks, bello ma troppo sbilanciato a favore di chi compra proiettili perforanti); assolutamente ingiustificabili per chi un gioco lo compra, e vuole un prodotto finito e senza vantaggi per chi si mette in una posizione di vantaggio dietro pagamento. Un vero schifo.

 

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Ed infine l’ultimo scandalo, quello dei Loot Box: sulla falsariga delle microtransazioni, si tratta di comprare con soldi veri degli oggetti a sorpresa o delle migliorie sulle proprie statistiche, cosa che ci rende piu’ forti nel multiplayer senza necessariamente avere maggiore abilita’. I Loot Box sono invece presenti in titoli a prezzo pieno, in cui si compra letteralmente la vittoria. Una cosa orribile che pero’ trova seguito nella masnada di ragazzini a cui questa societa’ non ha insegnato che per raggiungere un obiettivo occorre sforzo ed impegno. Insomma i grandi dell’industria videoludica come Electronic Arts, Ubisoft ed Activision, i veri malvagi dei giochi dei nostri tempi (alla faccia di quello che furono decenni fa...), incentivano comportamenti “facili” pur di vendere, vendere, vendere. La cosa grave, gravissima dei Loot Box e' che incentivano alla scommessa, una delle peggiori piaghe sociali del nostro tempo, insegnando a buttar soldi senza avere nulla di sicuro o concreto in cambio.

 

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L’industria videoludica ha preso una china verso la degenerazione, un tracollo che procede sempre piu’ rapido, un declino morale ed etico figlio dei nostri tempi e che intristisce vedere inoculato anche in quello che per tanti di noi e’ un momento di astrazione dalle brutture della vita e dei modi ostili della societa’ contemporanea.
Ma fino a che la massa critica di giocatori saranno personaggi che barano, che comprano su siti specializzati cheat per colpire da dietro un muro, o che comprano potenziamenti per poter essere piu’ forti senza impegnarsi nel migliorare davvero, queste pratiche avranno vita facile.

Un amaro calice da bere per chi gioca dagli inizi del mondo dei videogames.