La Marcia su Roma riesce, a suo modo, a raccontare un drammatico evento storico trasformandolo in commedia senza risultare troppo partigiano.

 

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La storia d’Italia a cavallo tra la fine degli anni ’20 e la seconda guerra mondiale ha vissuto un momento di estrema drammaticita’, sfociato nella parziale distruzione del paese e della disgregazione politico-sociale i cui dannosi effetti sono visibili ancora oggi. A vent’anni circa dalla fine della guerra, Dino Risi mette in scena una commedia che va ad ironizzare sull’evento che permise al Fascismo di prendere il potere in Italia.

La storia gira intorno a due mezze calzette, interpretati da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, che senza ne’ arte ne’ parte si trovano a sposare la causa del Fascismo per convenienza piu’ che per ideologia, come molti in quegli anni. Privi di lavoro ed altri mezzi di sostentamento, abbandonati dalla patria dopo averli usati come soldati nella prima guerra mondiale, i due si trovano a vestire i panni degli squadristi ed ad imporre il Fascismo con la forza.

 

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Il film e’ tutto sommato ben diretto dal famoso regista, ed anche se non si tratta della sua miglior pellicola la visione scorre abbastanza fluidamente. Dino Risi e’ molto bravo a descrivere una parabola dove, da un’iniziale infatuazione dei valori del Fascismo, i due si troveranno a confronto con i gesti piu’ crudi e violenti messi in atto in quei giorni. Le loro vicende ben descrivono la spirale discendente di quei giorni, dove a delle idee patriottiche ed onorevoli si sono affiancati gesti sempre piu’ deplorevoli.

Il film e’ strutturato sulle macchiette dei due protagonisti e sui comprimari che ruotano loro intorno; il canovaccio riprende pari pari quello de La Grande Guerra, il capolavoro di Monicelli uscito tre anni prima. Le differenze qualitative sono pero’ evidenti e marcate. In La Marcia su Roma manca quello spunto pungente e sagace del film a cui si ispira, e spesso le battute sono scontate, o di basso livello, o di poca fortuna; e procedendo nella visione del film certi comportamenti sembrano sempre un po’ piu’ forzati, perdendo la genuinita’ apprezzabile nelle battute iniziali.

 

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Vittorio Gassman e’ come sempre fantastico nella sua interpretazione; Ugo Tognazzi come sempre un gradino e mezzo in meno. Forse e’ anche questo uno dei motivi del solo parziale successo del film: il comparto attoriale non eccelle. Accanto ai due protagonisti c’e’ il vuoto, con figure magari anche adeguate ma fin troppo caratterizzate, poco naturali.

Perlomeno, Dino Risi e’ riuscito nel non facile compito di non scadere nella partigianeria, dando addosso a chi la guerra (internazionale e civile) l’ha persa, e schierandosi in modo postumo smaccatamente coi vincitori. Si, ci sono dei passaggi evitabili, ma visto il periodo storico e’ da commendare il modo in cui ha cercato di utilizzare un tono appropriato.

 

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Il film non e’ memorabile, ma come e’ detto e’ interessante perlomeno per dare un’occhiata fugace a un evento noto a tutti ma che non viene spesso studiato adeguatamente. Di tutto il film c’e’ un solo passaggio memorabile, e che andrebbe tenuto a mente da tutti, indipendentemente dalle proprie idee politiche; specialmente oggi, poi, che c’e’ veramente bisogno di un ritorno alla moderazione e alla presentazione di contenuti, piuttosto che di slogan e strilli.

 

 

La Marcia su Roma, 1962
Voto: 6

 

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