Se lo chiami cervellotico gli fai un complimento; è un film duro da digerire e sicuramente lento come la morte, ma Donnie Darko è uno dei film che ha scosso di più la critica contemporanea.

 

 

Una parte della critica lo ha trovato lento, dalla trama fuorviante e dal finale sconclusionato; probabilmente hanno ragione, il film è decisamente lento, fuorviante e dal finale torbido, ma sono sicuro che questi siano pregi e non difetti. Kubrick è un maestro cinematografico ed i suoi lavori sono lenti, ma sono figli soprattutto della suo periodo e della sua idea di fare cinema; molti li apprezzano, altri li trovano lunghi e faticosi da seguire, ma sono opere che fanno riflettere, che hanno segnato un’epoca e un modo di fare cinema. La lentezza di Donnie Darko non è figlia di Kubrick, ha una genesi differente: nasce dall’esigenza di proporre sullo schermo delle sensazioni d’apatia, di distacco, d’indifferenza che il protagonista ha nel suo interiore; queste caratteristiche sono messe in luce sia dalla recitazione di uno stupendo e giovanissimo Jake Gyllenhaal, sia dalla capacità del regista Richard Kelly di trasporre queste sensazioni in lunghe scene di musica e silenzi.

L’idea di una trama fuorviante, forse anche un po’ banale ma certamente non lineare, è un punto a favore del film; probabilmente chi non è riuscito a seguire o a capire il film è stato poco attento agli eventi, o ha una sensibilità lontana da quella di Richard Kelly che ha scritto e diretto il film. Indubbiamente il film può non piacere, è ostico sia per com’è stato pensato che per com’è stato realizzato; io stesso sono testimone di come il film divida il pubblico, l’ho visto in compagnia di due amiche, loro si sono addormentate nel giro di pochi minuti, io non sono riuscito a staccarmi dal video fino a dopo i titoli di coda ed anche in quel momento ho dovuto ragionare su tutto quello che avevo visto per poterlo digerire.

 

 

 

Il finale non aiuta a comprendere quello che è successo nel film, lascia più interpretazioni aperte; tra sogno e realtà, tra spazio e tempo, tra proiezione spirituale o visione del futuro, tutto questo può essere o non essere la trama di Donnie Darko. Ogni spettatore si può fare la sua personale idea di cosa sia realmente accaduto al nostro protagonista, Richard Kelly non ha dato alcuna spiegazione sulla sua personale idea di come le cose siano andate, lasciando di fatto tutti gli eventi liberi ad ogni possibile interpretazione, ma garantendo comunque una chiara conclusione al film. Quindi fatevi trascinare nello psicopatico mondo di Donnie, là giù in fondo alla tana del coniglio Frank; seguendo i percorsi nell'aria troverete il vostro vero demone interiore.

Guardando Donnie Darko mi sono sentito pervaso da tante sensazioni; la più comune è stata lo smarrimento: tentare d’interpretare e dare una sorta di spiegazione logica a quello che stava accadendo è da matti, quindi, se vi accingete a vedere questo film, evitate di ragionare fino alla sua conclusione. L’altra sensazione che mi ha colpito come un cazzotto in faccia è stato il distacco apatico di Donnie; posso capire che come persona disturbata fosse più facile vivere il distacco empatico con il prossimo, ma come poteva essere così tranquillo e sereno mentre il mondo intorno a lui cambiava alterando anche le più basilari regole della fisica? Per me è stato quasi inconcepibile, ma non conoscendo persone come Donnie, mi sono comunque riuscito ad immedesimare in qualcosa che non mi appartiene e sono quasi riuscito a carpire la sensazione che si prova ad isolarsi dal mondo.

Ci credete se vi dico che ho seguito tutto il film con la bocca aperta e con l’espressione stupita per quello che stavo vedendo? Vi posso assicurare che è quello che mi è capitato. Donnie Darko è più un’esperienza che un vero e proprio film, ma come ogni esperienza, devi essere predisposto a viverla per poterla apprezzare nel migliore dei modi.

 
Donnie Darko - 2001
Voto: 8

 

ban49