In Italia è difficile trovare libri, pubblicazioni o documentari che affrontino argomenti politici contemporanei in modo imparziale e distaccato, per quanto possibile; solitamente assistiamo a festival di ideologie discutibili e revisionismi storici faziosi in ogni caso.

 

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Ormai ho sviluppato una certa allergia per questo tipo di opere, che hanno come unico effetto quello di farmi rodere il fegato e odiare chi sfrutta la propria posizione di intellettualoide di sinistra per portare avanti solo i propri ideali tacendo i lati oscuri del proprio pensiero.

E’ con questo spirito che mi sono avvicinato alla visione di Buongiorno, notte, film di Marco Bellocchio, regista e sceneggiatore di diversi film che non fanno parte della grande distribuzione di cassetta; ebbene, ammetto di essere rimasto meravigliato di come Bellocchio ha realizzato il suo film. Intanto non è la classica ricostruzione del rapimento di Aldo Moro, fatto che scosse la vita italiana nel 1978 e che influenzò in modo pesante anche i decenni successivi, ma una libera rivisitazione, almeno per quanto riguarda i brigatisti: non vengono chiamati coi loro veri nomi ma con nomi finti. Proprio su di una di essi, Chiara (che nella realtà dovrebbe essere Anna Braghetti), Bellocchio pone la propria attenzione, osservandone gli stati d’animo, i mutamenti, la perdita della fermezza e della convinzione dell’agire nel modo migliore (almeno per i propri ideali). Attraverso di lei riviviamo la tensione e la disperazione di quei giorni, mentre lo stesso Aldo Moro è messo in secondo piano, usato quasi solo come pretesto per poter parlare delle assurdità di quegli anni.

 

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Nonostante le libertà che Bellocchio si concede, sembra non uscire mai da una corretta visione del fatto (ipotizzando che questo gruppo terroristico avesse agito di propria sponte e senza direttive dall’alto), evitando idealizzazioni in un verso o nell’altro, limitandosi a riportare certi passaggi della vita sociale italiana di quei giorni. Ecco quindi che la condanna nei confronti di quei gesti di cui si resero colpevoli i brigatisti giunge nei confronti di chi voleva cambiare la società italiana pretendendo arrogantemente di essere il portavoce del popolo intero; quando invece è proprio Berlinguer a condannare l’azione terrorista, l’isolamento è definitivo e totale, e, prigionieri del loro mondo, le BR scelgono di proseguire soli nel loro percorso. Giungono i dubbi, i sensi di colpa, il rimorso per i gesti commessi.

Nel complesso, Buongiorno, notte è una buona pellicola. Dal punto di vista tecnico, la recitazione è buona; anche se gli attori non sono noti ai più, non sono male. I dialoghi non sono pomposi o stantii, ma correttamente adattati alla realtà di quegli anni, con terminologie che sembrano prese pari pari da qualche libro di testo. L’unico appunto che mi sento di fare è che si rischia di far passare questi terroristi, se si vuole leggere il tutto sotto una certa ottica, come vittime, più che come carnefici: la Chiara del film sarà poi quella che nella realtà di là a poco avrebbe attivamente preso parte all’omicidio del professor Bachelet, sempre a Roma.
Consigliato.

 

Buongiorno, Notte - 2003
Voto: 7

 

ban49