Nello scevro panorama fantascientifico italiano, Noi Due Soli e’ un singolare tentativo di unire la paura del futuro, la commedia all’italiana e un messaggio su cui riflettere.

 

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Provate a pensarci: quali film italiani vi vengono in mente quando vi dico fantascienza? Vi rispondo io: nessuno. Nessuno, perche’ sebbene fra gli anni ’60 e gli ’80 di produzioni ne siano state fatte tantissime, si trattava in massima parte di porcherie colossali. Chi non si e’ soffermato da bimbo, la domenica mattina, su qualche televisione locale a vedere Alien 2 Dallo Spazio o I Guerrieri del Bronx, in cui figurava anche una giovane Moana Pozzi (vestita)? Si, era roba italiana, roba terribile che ha segnato un periodo in cui si facevano film con pochi mezzi ma anche con pochissime idee.
Oltre a L’Umanoide (1979), che vidi alle elementari e forse per questo ancora lo ricordo, gli unici ad essere degni di nota sono l’onirico Nirvana di Gabriele Salvatores (1995) ed il delicato, bellissimo Domani si Balla! (1982) di Maurizio Nichetti, film non tipicamente fantascientifico che proprio per questo ha parecchie attinenze con Noi Due Soli.

Walter (Walter Chiari) e’ un bravo ragazzo squattrinato che vive in una pensione insieme all’amico Carlo (Carlo Campanini) e che pensa solo a trovare una casa per andare a vivere con la ragazza, Gina (Helene Remy). La vita non e’ facile; i soldi sono pochi, l’industria chimica in cui lavorano e’ gestita da perfidi dirigenti (uno e’ un irriconoscibile ed acerbo Raimondo Vianello), e la famiglia di lei vuole mettere i bastoni tra le ruote ai due protagonisti. Quando un evento improvviso sconvolge la Terra, Walter e Gina si troveranno a coronare il loro sogno: vivere finalmente da soli, senza nessuno ad intromettersi. Eppure non e’ tutto oro quello che luccica...

Noi Due Soli e’ un film che vede due distinte sezioni narrative: la prima e’ una rappresentazione dell’Italietta infima e squallida che gia’ nell’immediato dopoguerra aveva fatto capolino; lascia spiazzati pensare che lo sfascio ed il dissesto morale che viviamo oggi fosse oggetto di satira (fin troppo benevola) gia' nei primi anni ’50. Il tema della raccomandazione, del bravo lavoratore che perde il lavoro per far posto all’incompetente di turno, e’ ricorrente per tutta la prima fase del film; viene evidenziato come per l'opinione pubblica la figura dell’operaio sia costantemente vista come subalterna alla borghesia.
Le numerose macchiette di Walter Chiari e degli altri attori accompagnano tutte le sequenze in modo divertente e piacevole; la commedia degli equivoci e’ ampiamente usata senza mai scadere nel banale e garantisce sempre un sorriso.

 

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La seconda parte, a sfondo fantascientifico, e’ quella meno riuscita. In una Roma deserta, Walter e Gina si troveranno molteplici volte a dover ricorrere all’amico Carlo salvo poi allontanarlo ogni volta, sacrificandolo in nome della loro voglia di restare soli. Il problema e’ che questo schema si ripete fin troppe volte, rendendolo implausibile e fin troppo stucchevole (ci si chiede anche perche’ questo debba succedere, essendo abbastanza illogico). Le scenette comiche vengono a mancare, fatti salvi un paio di tentativi di Walter Chiari che pero’ non colpiscono nel segno – come la scena alla Buster Keaton in albergo, che parte bene ma e’ davvero troppo lunga e lascia perplessi.
Purtroppo la parte fantascientifica poteva essere sviluppata molto di piu’, mentre questo aspetto esiste solo come sfondo, come tela su cui dipingere. Peccato, perche’ l’intuizione della sceneggiatura, legata alla paura della bomba atomica, e’ ottima e poteva essere qualcosa di veramente rivoluzionario; pensate ad un ambiente desolato come quello di Io Sono Leggenda, per farvi un’idea, ma riportato a Roma negli anni '50. Una vera intuizione geniale buttata al vento; si potevano spendere ore in situazioni drammatiche o anche comiche, o semplicemente descrittive. I preamboli c'erano tutti, compresa l'atmosfera opprimente ben descritta - per appena pochi minuti - ma tutto questo manca.
Decisamente un’occasione specata.

 

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Il messaggio di fondo e’ che si ha bisogno degli altri, anche e nonostante le differenze anche accese che si possono verificare; da soli non si puo’ stare e bisogna accettarsi per quel che si e’. Questa morale assume un significato particolare se si pensa che il film e’ stato girato nell’immediato dopoguerra e che – credo non a caso – alcune scene sono state girate negli appartamenti del Duce.

In conclusione, Noi Due Soli e’ un film che merita di essere visto, una volta. Sebbene non lo reputi di per se degno di una sufficienza piena, ha gli indubbi meriti di descrivere una realta’ scomoda, di aver tentato di introdurre temi nuovi nella cinematografia italiana, e di voler trasmettere qualcosa di positivo.

 

Noi Due Soli, 1952
Voto: 5.5

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