Una visione diversa degli attentati terroristici del 2001.

 

20021201 11settembre

 

Più che un film si tratta di 11 cortometraggi, della durata di undici minuti, nove secondi e un frame, realizzati da undici diversi registi di undici diverse nazionalità. La pellicola non parla dei veri e propri fatti dell’11 settembre, per lo più comprende una serie di messaggi e di punti di vista più umanistici che documentativi. I registi che vi si sono cimentati sono: Youssef Chahaine, Amos Gitai, Shohei Imamura, Alejandro Innaritu, Claude Lelouch, Ken Loach, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Sean Penn, Danis Tanovic.
Tutti insieme questi registi, alcuni molto rinomati, hanno messo insieme varie idee, alcune discutibili altre condivisibili, mentre altre si dimostrano del tutto geniali. L’uscita del film è stata accompagnata da incessanti polemiche da parte dell’America, che accusava duramente alcuni corti definendoli anti-Americani.

Ovviamente non è quello che si aspettavano gli Americani, non è proprio un film al pari di Pearl Harbor, e non è un film dalla morale nazionalista come lo vorrebbero (e che sicuramente in seguito realizzeranno), però e proprio questo che lo rende un capolavoro. Tra i corti più belli troviamo Sean Penn, che si rivela oltre che grande attore anche un ottimo regista con il suo cortometraggio; parla di un vecchio che vive all’ombra delle torri gemelle, e che non riesce a rassegnarsi alla morte della moglie, vivendo come se fosse li accanto a lui, e con la caduta delle torri la luce torna a illuminare la sua vita, e il vecchio si rende conto che sua moglie è morta e che deve ricominciare a vivere. Una geniale metafora di richiamo alla rinascita che colpisce al cuore. Oltre a Sean Penn, un altro ha colpito duramente l’America con il suo cortometraggio, Ken Loach uno tra i più stimati registi inglesi, che ci parla di un immigrato cileno che scrive una lettera alle famiglie Americane chiedendo di piangere assieme a loro anche un altro 11 Settembre: quello di quando l’America fece cadere il governo di Allende, spianando la strada alla dittatura militare di Pinochet.

Insomma forse nel complesso il film fa una dura critica all’America, ma da questo all’anti-Americanismo ce ne vuole. E poi si sa che gli Americani non sono molto bravi a capire i messaggi sotto le righe, tranne poche eccezioni ovviamente. Ovviamente non tutto è piaciuto ci sono anche stati dei corti che hanno fatto discutere per altri motivi, ad esempio quello di Youssef Chahaine, un’egiziano che ha interpretato il tutto in maniera piuttosto particolare. Nel suo racconto egli parla di come dopo il crollo delle torri gemelle tornando in patria incontra lo spettro di un Marine, morto in un attentato terroristico. Da li comincerà una serie di batti e ribatti sulle motivazioni più o meno legittime di chi compie degli attentati. Chahaine sembra in qualche modo giustificare gli attentatori dicendo che le persone che muoiono in un attentato sono in qualche modo responsabili, poiché sono loro che hanno votato il governo che lo ha causato. A questo punto uno dovrebbe prendere Youssef Chahaine e chiedergli, “e chi non lo aveva votato?”. Comunque ripeto, nel complesso il film aiuta molto a capire (per chi vuole capire) quali sono i vari punti di vista del mondo, e lo consiglio vivamente a chiunque abbia voglia di farsi un’idea sulla questione.

 

11 Settembre 2001, 2002
Voto: 9

 

ban49