Il forte dibattito delle due parti sul possibile taglio dei parlamentari porta motivi di ragionamento che vanno considerati prima di decidere cosa votare.

 

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Il taglio del numero dei parlamentari è un cavallo di battaglia storico del Movimento 5 Stelle. Forse si tratta più di una proposta ideologica che qualcosa di ragionato, una manovra mancante di un progetto a lungo termine alle spalle, ma vale la pena ragionarci sopra.
L'idea è quella di tagliare di un terzo, in modo secco, il numero di parlamentari della Camera e del Senato, portandone il numero complessivo sotto i 700 (dai circa 1000 che ne abbiamo oggi). Le motivazioni di chi vuole che questa riforma venga approvata sono fondamentalmente tre: un parlamento più efficiente, un risparmio, e l'avvicinamento agli standard europei.

Cominciamo dal risparmio: questo è un dato incontrovertibile, con un risparmio di circa 100 milioni all'anno per lo Stato. Certo, una bazzecola in confronto alle centinaia di miliardi che ogni anno escono dalle casse dell'erario, ma pur sempre un segnale di ribellione nei confronti della casta. Ma ribellione contro cosa? Il Movimento 5 Stelle è ormai stabilmente nel parlamento è si è adattato alle peggiori usanze della politca, con voltafaccia e cambiamenti repentini del proprio progetto politico degno del più infimo trasformismo. Questa storia di risparmiare 100 milioni di euro sembra più una avanzo del programma originale che va, in qualche modo, portato a termine, pur di giustificare l'attuale governo col PD (e contro la Lega).

Gli standard europei: un'altra volta "l'Europa ce lo chiede"? No, stavolta è proprio da noi italiani che parte questa necessità di omologarci agli altri. In realtà si tratta di aumentare il numero di cittadini rappresentati da un parlamentare, quindi di fatto riducendo (di tanto) il numero degli eletti. E' un bene? E' un male? Difficile rispondere. Di fatto, meno parlamentari ci sono più, con l'attuale legge elettorale che punta unicamente al maggioritario e con liste imposte dai partiti, è possibile per le segreterie legare a doppia mandata gli eletti al volere dell'oligarchia al controllo dei vari partiti. Con meno seggi a disposizione è più semplice far eleggere i fidi scudieri e lasciar fuori gli avversari interni e le teste indipendenti. D'altro canto, la maggior parte dei parlamentari, anche proprio grazie all'attuale legge elettorale, sono persone che col territorio di riferimento non hanno nulla a che spartire, sono semplicemente imposti (voti il simbolo, non la persona), Quindi, stando le cose come sono oggi, averne di meno non sarebbe necessariamente un male.

 

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Infine arriviamo al discorso dell'efficienza: è un mantra ripetuto a pappagallo dagli esponenti 5 Stelle ma che in realtà non ha alcun senso. Se efficienza significa risparmiare, ne abbiamo già detto; se si tratta di diminuire le voci che possono parlare, e conseguentemente zittire i dissidenti e le opposizioni, beh non è proprio un gran passo in avanti per la democrazia. I lavori parlamentari non gioverebbero del fatto che ci sono meno persone a votare: i dibattiti andrebbero avanti comunque, e gli emendamenti alle proposte di legge non mancherebbero di certo (chi ogni tanto osserva quelli trasmessi in tv si renderà conto di quel che dico). Non si riesce a capire di quale efficienza si parli; anzi la riduzione dei parlamentari impatterebbe certanebte sulle commissioni, visto che ci sarebbero meno persone a lavorarci, con meno approfondimenti e meno qualità. E' anche vero che la qualità di molti dei nostri parlamentari oggi è zero, quindi la verità è nel mezzo.

Ed infatti l'altra parte dello schieramento è composto da cavalli sciolti, che magari rappresentano la maggior parte della casta, ma che per ovvi motivi di immagine non possono essere ufficialmente appoggiati dal loro partito.
Ed ecco quindi persone interessate unicamente al numero di poltrone per continuare la loro comoda vita da nullafacenti; altri affaccendati a trovar qualsiasi ragione per affossare il governo (cosa ridicola in merito a questo referendum - ma verissima con le contemporanee elezioni regionali); altri ancora che ne fanno questioni morali quando di moralità il parlamento ne è privo.

E' inoltre oltremodo curioso che si sia arrivati al referendum: fu il PD a impedire, tramite i suoi voti contrari (insieme a Liberi e Uguali) ad impedire la trasformazione della proposta M5S in legge, e dando quindi la possibilità a 71 Senatori di richiedere un referendum per far dire la propria ai cittadini. Ma fra questi senatori, del PD ce ne sono meno di 10; la maggior parte sono di Forza Italia (che alle camere votò a favore, la Bonino, qualche leghista, personaggi di Italia Viva e perfino esponenti di spicco dei 5 Stelle come Giarrusso. Insomma un vero guazzabuglio in cui le scelte di parte sono molto probabilmente state fatte senza un criterio altro che non quello del tornaconto personale.

Ciò che, almeno a mio parere, risulta evidente, è che questa riforma, così com'è formulata, è completamente inutile. Come già accennato per un risparmio di 100 milioni si avvantaggiano gli scudieri ai danni dei battitori liberi (si veda il fuggi fuggi tra gli eletti del Movimento 5 Stelle, confluiti nel Gruppo Misto) e si rende più agevole per i partiti controllare i propri parlamentari.
Se si vuole dare un colpo secco alla politica italiana occorre repentinamente tornare ad un sistema proporzionale puro, dove la preferenza va data alla persona (quindi a qualcuno che veramente lavora per il proprio territorio) e senza poter votare un partito diverso allo stesso tempo (il voto disgiunto, una follia della politica italiana). Si può anche voler eventualmente pensare di unificare le camere uniformando l'età minima per votare (c'è la proposta di abbassarla a 18 anche per il Senato, ma a quel punto non ha senso avere due camere distinte) a patto di insegnare nelle scuole l'educazione civica e formare una coscienza morale nei ragazzi (oggi invece mi sembra che le scuole siano solo centri di reclutamento per la sinistra, visto l'andamento tipico degli elettori che più crescono più si spostano a destra).

Ecco, una serie di riforme strutturate avrebbero ragione di esistere. Ma quest'unico elemento, privo di collegamenti diretti con altri cambiamenti, non ha molto senso; a meno che non si voglia semplicemente cercare di dare uno "schiaffo" ai politici. Ma resterebbe l'inutilità del gesto: danneggiare il pluralismo per una semplice ripicca sulla casta è qualcosa di Tafazziana memoria.

 

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