Con il taglio dei parlamentari si andrà a risparmiare una goccia in un oceano di lacrime e sangue!

 


 

Le votazioni si svolgeranno solo domenica 29 marzo 2020, dalle ore 7 alle ore 23.

Per comprendere bene cosa andiamo a votare, conviene iniziare leggendo il quesito referendario:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - Serie generale - n. 240 del 12 ottobre 2019?

Questo referendum è di tipo “approvativo”, quindi la forma della domanda è diretta. E’ sicuramente più facile da capire dei referendum abrogativi, ma non meno insidioso. E’ molto importante sapere che questo referendum non prevede il raggiungimento di un quorum per essere approvato. Quindi non conta quanta gente va a votare, ma basta un solo voto in più per approvare o abrogare questa modifica alla costituzione.

Ma realmente cosa avviene se il referendum viene approvato?

La modifica costituzionale prevede la diminuzione del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi al Senato. Questa modifica non avverrà immediatamente, ma verrà applicata solo dalla prossima legislatura. In pratica avremo gente al governo quando si andrà nuovamente a votare, quindi al più tardi nel 2023.

 

 

 

I sostenitori del “Si”, hanno spinto fortemente per far passare il messaggio che il taglio dei parlamentari avrebbe giovato alle casse dello stato. Movimento 5S, Fratelli d’Italia e Lega si sono fatti promotori di questa corrente di pensiero, ma come stanno realmente le cose?

Il risparmio derivato dal taglio di un terzo dei rappresentanti parlamentari viene stimato attorno agli 80 milioni d’euro all’anno. Secondo l’Osservatorio per i conti pubblici, il risparmio sarebbe ancora più esiguo, se calcolato al netto delle imposte. Stiamo parlando di 57 milioni d’euro risparmiati all’anno, che sono pari allo 0,007% della spesa pubblica italiana. Una goccia in un oceano di lacrime e sangue. Tutti quelli che pensano di andare a votare per ottenere un incredibile risparmio nei conti pubblici, devono ricredersi. Quindi quali sono le vere motivazioni dietro questa modifica costituzionale? Mi viene da pensare ad una mera propaganda politica per acchiappare facilmente voti, ma potrebbe esserci davvero qualcosa di più profondo e complicato che in questo momento sfugge ai più.

Faccio anche una seconda osservazione basata sui costi fissi per i referendum in Italia. Che sia esso consultivo o abrogativo, gli importi partono dai 170 - 200 milioni, fino ad arrivare ai 300 milioni dello scorso referendum costituzionale promosso da Renzi. Siccome questi soldi si devono cacciare subito, ho come l’impressione che il risparmio legato al taglio dei parlamentari lo potremmo apprezzare tra diversi anni, sempre se prima non si aumentano lo stipendio.

Sicuramente la vittoria del “Si” porterà a due passaggi obbligatori da non dimenticare: il primo è legato alla riorganizzazione dei collegi senatoriali, che comporterà un lavoro non indifferente nell’iter politico di camera e senato. Il secondo obbliga il governo a mettere le mani sulla legge elettorale, visto che è ancora in essere il “Rosatellum bis”, che si rifà alla legge elettorale proposta dal presidente Mattarella nel 1993 ormai un pò datata.

 

 

 

Il comitato del “No”, composto da tanti piccoli partiti, sostiene che questa modifica costituzionale agevola i grandi gruppi e mette la base per un bipolarismo più marcato. Sicuramente la rappresentazione dell’espressione di voto nazionale diviene meno efficace sia alla camera sia al senato, perché serviranno più voti per eleggere un rappresentate. Ma è davvero un male? Ridurre il numero dei parlamentari non dovrebbe agevolare accordi e compromessi tra le parti? Di certo, se vincesse il "Si", basterebbe il voto di meno deputati e senatori per modificare la Costituzione; credo che questa sia la cosa più importante da sottolineare.

C’è chi invece non si è espresso. PD, Forza Italia, Italia viva e Articolo 1 fanno parte di coloro che preferiscono rimanere alla finestra, aspettando di vedere come gira il vento. Questa silente neutralità non mi convince molto. La storia recente delle varie forze politiche è costellata di botta e risposta su argomenti molto meno rilevanti di una modifica costituzionale; eppure importanti partiti come PD e Forza Italia non si sono espressi. Che sia una tacita ammissione d’interesse o una disinteressata scelta politica, mi sarei aspettato qualcosa di più da questi partiti e dai loro esponenti.

Che voi votiate “Si” o “No”, la cosa importante da tener presente è che questo referendum avrà ripercussioni di natura politica sicuramente più importanti di quelle in campo finanziario. Quindi andate a votare, se possibile con le idee chiare, non perché è un vostro dovere, ma perché è un vostro diritto!

 

ban49