Erdogan sta tentando di trasformare la Turchia in un regime fondamentalista islamico alleato dell'ISIS, forte dell'appoggio del suo popolo.

 

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... E pensare che i soliti geniali politicanti europei di cui spesso raccontiamo le malefatte hanno tentato per anni di far entrare la Turchia nell'UE; una fortuna, che non ci siano riusciti. Erdogan, il presidente-dittatore a capo dello stato Turco, sopravvissuto nel 2016 ad un colpo di stato i cui retroscena non si sono mai chiariti (un tentativo fallito degli USA per rovesciarlo o una messa in scena interna tesa a rafforzarne la posizione?), e' da anni smaccatamente il difensore degli estremisti islamici piu' violenti. In una Turchia in cui ogni anno le cronache riportano torture e uccisioni di cristiani, inclusi preti e occidentali, Erdogan si fa forte della massa becera e violenta di islamici radicali che si trovano appena al di la' dello stretto del Bosforo, e che sono praticamente la totalita' della popolazione turca.

 

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Con l'ISIS messo alle strette e pressoche' sgominato come organizzatione militare tradizionale, Erdogan ha lanciato la settimana scorsa un'offensiva contro i curdi, che da quasi da soli (anche grazie agli aiuti militari USA) hanno tenuto il fronte dopo che il regime di Assad, mangiato internamente (ancora per mano USA) si era parzialmente sgretolato durante l'avanzata dei terroristi islamici. I curdi possono forse mantenere la linea e respingere una massa di balordi, anche se bene armata, ma non certo un esercito regolare come quello turco; esercito turco che gia' in passato ha stretto alleanze non scritte con l'ISIS, una connivenza con i fondamentalisti sulla quale ci sono decine di testimonianze e di video.

 

 

Si, certo, ufficialmente la Turchia e' schierata contro l'ISIS ed ha partecipato alle operazioni militari per respingerlo, ma certo non con l'idea di annientare la macchina di violenza nera; e questo perche' in realta' un alleato del genere fa molto comodo ad Erdogan.

Trump ha promesso di distruggere l'economia turca, ma Trump e' un politco imprevedibile nel peggior senso del termine, e le sue minacce potrebbero risultare in un nulla di fatto; non sarebbe certo la prima volta che lo vedremmo tornare indietro rispetto alle sue dichiarazioni. D'altronde gli USA continuano a smobilitare dal settore, ed i commenti internazionali parlano chiaramente di tradimento; esattamente come avvenne in Irak dopo la prima guerra del Golfo.

 

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Molto piu' efficace sarebbe una condanna internazionale seguita da un intervento sul territorio, in maniera non molto diversa da quanto e' stato fatto in passato in Kuwait contro l'Irak; il problema pero' e' che i curdi politicamente contano zero, e il territorio che occupano, a meta' fra Siria e Turchia e' privo di risorse strategiche di interesse. I curdi sono stati vittime di scontri etnici alla stregua di quelli in ex-Jugoslavia, dove la comunita' internazionale intervenne piu' perche' costretta dall'opione pubblica che da un impegno politico, o come quelli in Rwanda (un bellissimo film in merito e' Hotel Rwanda, vedetelo) dove invece proprio non si intervenne. I curdi non hanno peso politico, non hanno un territorio dove possano sentirsi a casa loro, e sono a turno schiacciati da Siria e Turchia. E' solo la loro indomita natura ad avergli consentito di sopravvivere fino adesso.

 

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La Turchia finora ha campato di rendita, col mondo occidentale: prima inserita nella Nato negli anni '50 per arginare l'avanzata comunista a occidente (alla crisi di Cuba si arrivo' a causa l'installazione di missili nucleari USA in Turchia), ultimamente messa a bloccare il flusso migratorio in arrivo da est e diretto nei Balcani e di qui in Germania (lasciando tutto l'impatto dei clandestini sulle spalle di Italia e in parte Grecia), lo stato in mano ad Erdogan negli ultimi anni ha rafforzato la sua posizione di potenza islamica a al confine con l'Europa. Il tentativo di riformare uno Stato Ottomano sembra evidente, viste le mosse di Erdogan, che evidentemente vuole far tornare ai fasti del '600 un impero che dopo la sconfitta nella Battaglia di Vienna si e' disgregato.

 

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Al di la' dei richiami storici, la situazione e' preoccupante. La Turchia e' una fucina di islamici radicali che hanno rialzato la testa negli ultimi anni. Li abbiamo alle porte di casa nostra, ed ora stanno deliberatamente tentando di spazzare via chi ha tenuto a bada l'espansione dell'ISIS e che ha indirettamente difeso anche noi.
La comunita' internazionale deve fare le sue mosse al piu' presto, e devono essere forti e definitive: lo scontro di civilta' e' in atto, e se non vogliamo soccombere agli aggressori dobbiamo rispondere adeguatamente e senza mezzi termini.

 

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