Impossibile non associare d’istinto quanto fatto da Facebook la settimana scorsa ad una prova tecnica di dittatura: cancellare pagine di un partito italiano e bloccare quelle dei suoi attivisti equivale a tentare di imbavagliare la libera espressione di pensiero.

 

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Credo (spero) siate tutti a conoscenza del fatto che Facebook il 9 Settembre ha oscurato le pagine di Casapound e Forza Nuova e delle persone direttamente correlate a questi movimenti politici. Si tratta di un fatto gravissimo che merita un debito approfondimento.

Partiamo dal fatto che Facebook e’ una piattaforma privata, con le sue regole e la sua gestione; e come tale ha legalmente tutti i diritti per gestire i suoi contenuti al meglio, inclusa la rimozione di pagine, post e immagini come piu’ gli aggradi (anche il “perche’ si” e’ piu’ che sufficiente). Pero’ Facebook e’ diventato uno strumento fondamentale, alla stregua di Twitter, per la diffusione di notizie e pensieri politici; e pensare che queste piattaforme possano improvvisamente staccare la spina a chi non gli e’ simpatico e’ un concetto terrificante.

Facebook puo’ essere ancora considerato un bene privato? Qualcuno arriva a dire che la rimozione dei suoi contenuti dovrebbe passare attraverso un giudice; a me sembra fuori luogo ed eccessivo, pero’ occorre mettere un freno alla possibilita’ di zittire chi, nel rispetto delle regole dello Stato, esprime legittimamente il suo pensiero. Se sul pensiero politico di un partito non si muove la magistratura, perche’ dovrebbe farlo quel sistema privato che ormai e' diventato uno dei mezzi dominanti a livello mondiale per veicolare informazioni?
Il fatto che la censura, perche’ di questo si tratta, sia calata il giorno del voto alla fiducia al governo PD-M5S lascia ampio spazio all’idea che la scelta dei tempi non sia stata casuale. Ci si potrebbe vedere la piu’ eclatante forma di censura dei nostri tempi, cosi’ come di un messaggio ben chiaro alla formanda coalizione; lo stesso messaggio inviato da Trump e da numerosi esponenti europei della politica Unionista: “questo governo s’ha da fare, perche’ cosi’ conviene a noi”. Alla faccia dei diritti del popolo sovrano, direi, a cui viene concesso il diritto di voto solo e quando fa comodo ai soliti noti (si veda come si sono formati gli ultimi governi italiani da quando Berlusconi fu cacciato a colpi di spread da interessi stranieri).

 

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Ma non e’ tutto qui. Solo cinque giorni fa Twitter ha bloccato gli account di Raul Castro e di numerosi alti esponenti del governo Cubano mentre il presidente Miguel Diaz-Canel stava indicando ed accusando le sanzioni statunitensi come causa dell’attuale crisi energetica del paese comunista. E ancora: negli stessi giorni l’account di Margarita Simonyan, editore capo di rt.com e Sputnik, due mezzi d’informazione russi vicini a Putin, e’ stato bloccato senza spiegazioni (salvo poi riaprirlo poco dopo “scusandosi per l’errore”).

E’ forse in corso una campagna di censura su larga scala orchestrata dagli Stati Uniti e dagli alleati piu’ stretti nei confronti di chi sgarra e di chi non la pensa allo stesso modo? Forte dell’ottusita’ dei piu’, la lunga mano che opera dietro le quinte si fa forse forte del supporto partigiano di chi gode nel vedere il proprio avversario (pardon, nemico) politico azzerato, morto, sepolto?
Di sicuro sono in molti ad aver gioito della sparizione di Casapound e Forza Nuova dal network di Zuckerberg. Costoro farebbero bene a capire che questo potrebbe essere solo l’inizio, e che domani potrebbero essere loro stessi i bersagli della censura. E se fossero le pagine del Movimento 5 Stelle ad essere oscurate? O quelle della Lega? O del PD (no, questo non puo' succedere)? O di un sito indipendente di notizie e opinioni?

Il pericolo di perdere repentinamente e completamente la tanto agognata liberta’ di espressione online che internet ci ha regalato e’ dietro l’angolo, ed a pochi questo sembra importare.

 

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