Il Movimento 5 Stelle non e’ stato capace di passare da forza di opposizione a forza di governo, e con le sue polemiche sta compromettendo la gestione della Res Publica. Forse e’ il caso di tornare alle urne.

 

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Non credevo di poter assistere ad uno spettacolo di cosi’ bassa levatura; non dai 5 Stelle, per lo meno. Dopo un mutismo immaturo e sintomo di debolezza, il giorno seguente alle elezioni Europee il M5S si e’ riunito in quella che sembrava essere una resa dei conti; una mossa forse piu’ da film western che da alta politica, ma non sarebbe stata certo una novita’ recente (vedi quanto accade nel PD quasi tutti gli anni). Non molto e’ trapelato da quella riunione, se non che almeno di fronte alle telecamere tutti (o quasi) hanno mostrato compattezza intorno a Di Maio.

Eppure nei giorni immediatamente successivi Di Maio ha voluto una riconferma popolare interna del suo mandato (ottenendo una percentuale bulgara di supporto sulla piattaforma dei 5 Stelle), cosa che non sarebbe stata necessaria se in primo luogo ogni divergenza fosse stata realmente appianata; ma la realta’ e’ ben diversa da quanto il Movimento voglia (maldestramente) far intendere all’esterno. Le allucinanti, inconcepibili affermazioni di Fico ieri durante la parata del 2 Giugno sono il chiaro sintomo di una scissione interna al M5S che ormai non vedo come possa essere sanata: da una parte ci sarebbero quegli esponenti piu’ moderati e razionali, che tentano di portare avanti un discorso concreto ed applicabile alla realta’ politica e sociale italiana (il gruppo di Di Maio); dall’altra gli esuli dei partiti di estrema sinistra e del PD, ancorati piu’ ad ideologie che a programmi fattuali, e che tentano di imporre le loro politiche con la forza seguendo il modus operandi tipico di quell’area politica.

 

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Quanto successo in merito alla parata del 2 Giugno e’ emblematico: abbiamo un Ministro della Difesa che svilisce l’evento dedicandolo “all’inclusione”, una forzatura politica che nulla c'entra in quel contesto, e mettendo in secondo piano la storia del nostro paese, umiliando chi e’ morto per la nostra bandiera e trascurando l’iimpegno delle nostre Forze Armate; un imprescindibile strumento di difesa del territorio nazionale da nemici esterni ed interni, di soccorso in seguito a disastri e calamita’ naturali, e di pacificazione quando impiegate come forze di pace, come dimostrano i numerosi teatri operativi contemporanei. E al tempo stesso abbiamo un Presidente della Camera che ha il coraggio di equiparare immigrati clandestini ed etnie ampiamente riconosciute come problematiche, il cui tasso di criminialita' e' altissimo, ai cittadini della Repubblica Italiana; quelli che pagano le tasse, che mandano avanti il paese col lavoro, con l’impegno e col volontariato.

 

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Per un comune cittadino onesto e che crede nel rispetto delle regole e della legge, tutto questo e' qualcosa di intollerabile ed insopportabile. Il Movimento 5 Stelle e’ crollato nei consensi proprio per la sua una sfrenata ambivalenza, per la sua incapacita’ di prendere una posizione come movimento su ogni singolo argomento e per il continuo negare l’evidenza dell’emergenza sociale che viviamo nelle strade ma che continua a non venir riconosciuta al pari di quanto fatto dal PD e dai loro amici; d’altra parte non e’ un caso se si vocifera di un asse Fico-De Magistris che potrebbe dar vita ad un nuovo partito.

 

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Le affermazioni di Salvini sono logiche quanto inattaccabili: se deve continuare cosi’, tanto vale staccare la spina e tornare al voto. Se non si riesce ad avere un governo in grado di muoversi e decidere in modo collegiale senza dover passare sotto le forche delle continue polemiche, delle provocazioni, dei diktat, allora tanto vale davvero far cadere il governo. Al momento una chiara maggioranza esisterebbe, con Lega e Fratelli d’Italia, e Mattarella non potrebbe esimersi dallo sciogliere le camere se non instaurando un governo tecnico a lui fedele, l’ennesimo colpo di stato bianco degli ultimi anni mirato a tutelare gli interessi finanziari e politici di pochi.

Comunuque vada, oggi l’Italia ha bisogno di risposte e non di tentennamenti, mezze decisioni, conflitti interni alla maggioranza di governo. L’Italia chiede un radicale cambiamento delle politiche europee e nazionali, e non si puo’ attendere oltre nell’attuarlo.

 

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