Il responso delle elezioni Europee delinea un paese che vuole maggiore sicurezza e legalita’, come in molti si aspettavano; ma non e’ tutto qui.

 

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I risultati delle elezioni Europee 2019 forniscono molteplici spunti di analisi; oggettivamente abbiamo una situazione non lineare che merita un minimo di approfondimento.

Intanto, le ovvieta’ sulle quali si e’ dibattuto fin troppo: la Lega a valanga, il 5 Stelle in forte calo, il PD che tiene. Ma ognuno di questi punti va visto nel dettaglio.
Intanto, i voti percentuali che sono andati alla destra, presa nel complesso, sono aumentati. Lega, Fratelli d’Italia e l’agonizzante Forza Italia insieme raggiungono circa il 49.5%; ma anche senza il partito di Berlusconi, Salvini e la Meloni avrebbero potuto, se queste fossero state elezioni Amministrative, dar vita ad un governo stabile (il premio di maggioranza scatta al 40%).  Da dove arriva questo aumento percentuale? Sicuramente in parte dall’astensione, di oltre 20% piu’ alta rispetto alle Politiche dello scorso anno; ma anche da un incontestabile travaso di voti dal M5S e da Forza Italia a Lega e Fratelli d’Italia. 

 

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Il M5S nell’ultimo anno ha dimostrato una scarsissima coesione ed ha evidenziato come si tratti di un movimento senza un leader programmatico; cosa che puo’ essere buona come ideale, dove tutti possono dire la loro, ma che rende impossibile giungere a risultati di peso e blocca il dialogo con gli alleati di governo, come e’ accaduto negli ultimi mesi. Addirittura, seguendo una strategia suicida, si e’ preferito alzare i toni in modo inopportuno e del tutto immotivatamente quando, una volta portato a termine il proprio progetto principale (il reddito di cittadinanza), e’ stata la Lega a prendere le redini del governo iniziando a battere su quanto deciso congiuntamente nel contratto di governo (quota 100, chiusura delle frontiere ai clandestini, flat tax). Specialmente sulle questioni immigrazione e TAV, i 5 Stelle hanno combattuto una vera e propria guerra contro la Lega venendo meno ad alcuni degli accordi presi; probabilmente perche' preda del dissidio interno che vede elettori e simpatizzanti arrivare dalle diverse ali dello schieramento politico. Il M5S, che storicamente non ha mai preso posizione su questi problemi, lascia ai propri esponenti totale liberta’ di parola, con i guai che ne conseguono. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un concetto lodevole ma la cui applicazione impedisce lo svilupparsi di una politica coerente e stabile all’interno del Movimento.
Cio’ che lascia basiti e’ che nelle dichiarazioni post voto (colpevolmente scarse, quelle del M5S, segno di debolezza ed immaturita’) non si e’ parlato quasi per niente di errori; prima si e’ accusato l’astensionismo, poi si e’ voluto glissare sull’accaduto ribadendo che l’alleato di governo e’ il contratto, non la Lega. Comportamenti inaccettabili da un movimento politico che vuole governare e che ha la necessita’ di lavorare a braccetto con gli altri per poter raggiungere i propri obiettivi.

 

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Il M5S e’ ancora schiavo di se stesso, del proprio fanatismo ed oltranzismo, e per questo motivo gli elettori che non si sono fatti prendere dalla febbre dell’attivismo lo hanno abbandonato. In dodici mesi la base percentuale e’ stata praticamente ridotta alla meta’, e di avvisaglie negli scorsi mesi ce ne sono state diverse; se il gruppo dirigente non molla probabilmente e’ perche’ vuole realizzare qualcosa al governo, ma la domanda e’ se ci riuscira’ visti i presupposti.

Il PD sta tentando di rinnovare la sua immagine dopo aver defenestrato Renzi ed aver messo Martina prima e Zingaretti poi al suo posto. Due personaggi che molto avrebbero potuto fare dopo i danni commessi da Renzi e compari, e che invece si sono limitati il primo a criticare vuotamente la maggioranza di governo e ad indicare un presunto pericolo fascista (qualunque cosa questo voglia dire), il secondo a parlare genericamente di ricompattare la sinistra senza dare alcun dettaglio di cosa abbia in mente di fare. A Zingaretti e’ andata bene: il PD si e’ stabilizzato ed ha risucchiato voti dalle compagini minori che gli gravitano attorno (vedi La Sinistra o Piu’ Europa) ed in parte dal M5S. Ancora non si parla di programmi, ma a questo il PD ci ha ampiamente abituato ed evidentemente ai suoi curiosi elettori va benissimo cosi’.

 

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La vera implosione e’ quella di Forza Italia, partito al servizio del suo vate Silvio Berlusconi, e che si sta spegnendo come lui. Le motivazioni dell’esistenza di FI sono state chiare fin dai primi tempi, ed ora che Berlusconi si sta allontanando sempre piu’ dai tavoli della finanza per raggiunti limiti di eta’ anche la sua creatura si sta sempre piu’ trasformando in un guscio vuoto, dove rimangono soprattutto affaristi e faccendieri interessati al loro tornaconto; l’elettorato piu’ attento e’ scappato da anni ed e’ un mistero come FI raggiunga ancora l’8% (cosi’ come il PD il 22%, ma almeno sappiamo chi viene votato dal tipico radical chic/frequentatore di centri sociali).

Intorno, il nulla: ancora una volta il pericolo fascismo (sic) di Casapound si ferma allo zerovirgola, addirittura in calo, alla faccia di quelle formazioni di sinistra gia’ menzionate e che non hanno nulla da dire e cercano un nemico per giustificare la propria esistenza. Piu’ Europa di Emma Bonino raggiunge il 3% e non verra’ rappresentata nel parlamento europeo (quale sublime ironia); Fratoianni fa quasi tenerezza nel suo domandarsi cosa sia andato storto a La Sinistra. Si tratta di figure anacronistiche le cui ideologie speriamo spariscano presto.

Questo per quanto riguarda la rappresentativita’ italiana; ed livello Europeo, e’ innegabile l’avanzata dei movimenti di destra o sovranisti. In Francia Marine Le Pen porta il suo partito al primo posto per voti ottenuti, in Gran Bretagna il partito pro-Brexit di Nigel Farage e’ ampiamente in testa. Orban in Ungheria raggiunge quasi il 60%, una percentuale pazzesca; anche in Scandinavia, a causa derivati dai problemi con l’immigrazione incontrollata, movimenti analoghi sono in forte crescita, e dove non ci sono formazioni moderate anti-QUESTO-establishment, le ultra destre o i partiti alternativi avanzano (vedi Alba Dorata in Grecia ed i Verdi in Germania).

 

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Questa crescita pero’ non ha comportato una rivoluzione a livello di seggi; l’establishment, nonostante lo scossone, non ha piu’ la maggioranza ma molto probabilmente si alleera’ con i Liberali; e questo significa assicurare almeno parzialmente la continuita’ di chi ha portato l’Europa a questo livello di crisi economica e sociale... A meno che Orban decida di far uscire il suo partito dal gruppo dei Popolari ed unirsi alle nuove forze che premono, quelle che rappresentano veramente il popolo europeo e meno gli interessi finanziari. Ad ogni modo sono gia' cominciate le misere scaramucce di potere dei soliti noti per accaparrarsi le poltrone migliori e per imporre la propria visione politico-finanziaria. E dalle prime dichiarazioni di chi ha la maggioranza e da come oggi ha oscillato lo Spread, vera arma politico-finanziaria dei giorni nostri, probablmente l'epoca dell'austerity non finira' a breve...

 

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Non ci scordiamo che l'evento elettorale ha significato per l'Italia anche una mini-tornata di elezioni Amministrative, con comuni piu' o meno importanti coinvolti e al centro dell'attenzione. Qui i risultati hanno punito in modo consistente i 5 Stelle ma hanno parzialmente salvato il PD. Pur retrocedendo su tutto il territorio nazionale, e vedendo la Lega diventare primo partito pressoche' ovunque, strappando addirittura il Piemonte, Lampedusa e Riace al PD, quest'ultimo tiene ancora alcune grandi citta', isolate anche rispetto al loro hinterland o addirittura accentuando quella contrapposizione centro-periferie vista ad Aprile 2018. Arroccata nei suoi salotti bene, nei centri storici e nelle zone chic, la sinistra vive in un mondo irreale che si autoalimenta, mentre sempre piu' gli abitanti delle periferie si spostano verso destra in cerca di una soluzione ai loro disagi sociali. E intanto il tanto decantato Mimmo Lucano, il mentore dell'integrazione, non arriva nemmeno al ballottaggio.

 

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Cosa succedera’ quindi in Italia? Difficile dirlo, anche se a parer mio Salvini riuscira’ in un primo tempo a sfruttare la situazione imponendo la situazione di fatto al Movimento 5 Stelle (ora comando io perche’ se andiamo alle elezioni perdete di brutto), riuscendo a far passare leggi ed iniziative legate al proprio programma (vedi principalmente immigrazione, flat tax, TAV) almeno fino a che lo stesso M5S, logorato internamente dai conflitti interni e dalla mancanza di una guida unitaria, stacchera’ la spina. A quel punto la Lega fara’ nuovamente il pieno di voti, o perche’ avra’ dimostrato di saper mettere in pratica le proprie promesse elettorali, o perche’ potra’ accusare l’ostruzionismo del M5S nel caso in cui non si sia raggiunto il compimento del programma.

Questo sempre che il M5S non decida di fare opposizione interna al governo fin da subito, ed a quel punto probabilmente le elezioni saranno inevitabili nel giro di pochissimo tempo. Con quali risultati? Ci guadagneranno tutti tranne proprio il M5S, che avra' un ulteriore tracollo, dopo aver dimostrato di essere immaturo e di necessitare gia' di un cambio generazionale e di leadership. E nel frattempo la coppia Salvini-Meloni potrebbe essere quella a gestire la grande famiglia italiana, riportando al centro valori storici e tradizionali fin troppo bistrattati negli ultimi decenni.

Staremo a vedere.

 

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