Come spesso accade, passare dalla teoria alla realizzazione pratica comporta una serie di passaggi e distorsioni che possono rendere le idee originali molto meno allettanti.

 

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Il concetto di reddito di cittadinanza di per se non ha nulla di sbagliato, anzi; e' una cosa piu' che sensata, idealmente, far si' che ogni cittadino dello Stato abbia modo di vivere dignitosamente pur in situazione di svantaggio economico e sociale.

La prima volta che sentii parlare del reddito di cittadinanza, proposta da sempre cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, fui positivamente impressionato; un tentativo di cambiamento radicale del concetto di Stato come finora espresso dalla politica italiana, portandolo molto piu' vicino a quelle tanto apprezzate realta' scandinave e nord europee che hanno sviluppato nel corso dei decenni delle strutture di assistenza pubblica d'eccellenza (non mi sentirete parlare di welfare; le parole italiane ci sono, quindi usiamole).

Il reddito di cittadinanza e' ovviamente entrato come punto cardine del contratto di governo fra M5S e Lega, e non poteva essere altrimenti; ora che tale proposta viene messa su carta, con tutte le sue sfaccettature, possiamo renderci conto dei vari aspetti che spero il governo vorra' analizzare e modificare prima di rendere il decreto in vigore.

 

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Cosi' come e' concepito, il reddito di cittadinanza viene elargito a tutti i maggiorenni disoccupati o pensionati con un reddito ISEE inferiore alla soglia di poverta' (9360 euro annui). E' pero' necessario cercare attivamente lavoro: iscrivendosi ai centri per l'impiego (i vecchi uffici di collocamento) e mettendosi a disposizione 8 ore a settimana per lavori socialemente utili. E questi sono i punti cardine; ma insieme a loro ce ne sono molti altri da analizzare.
Vediamoli nel dettaglio.

 

1) E' una forma di assistenzialismo, anche se controllata

Al contrario di quanto riportato da molti media di parte, ci sono diverse clausole che ne restringono parecchio la possibile platea di richiedenti: dal possesso di immobili e veicoli fino ai mobili. Nei primi due casi ci sono una serie di valori da non superare (fa comunque strano leggere che si puo' avere una seconda casa il cui valore non superi i 30000 euro...); per i mobili il valore totale accettabile varia in base al numero di componenti del nucleo familiare. Gia' immagino in quanti svuoteranno temporaneamente le loro case fino alla visita dell'ispettore preposto (perche' presumo ci sia una visita ispettiva, no?)...
Il reddito previsto puo' arrivare fino a 780 euro, ma in base al numero di richiedenti e a tutta una serie di parametri puo' essere sensibilmente decurtato.

In cambio, lo Stato chiede 8 ore settimanali per lavori socialmente utili. Non sono un po' pochine? Veramente non si puo' richiedere a chi e' in eta' lavorativa di contribuire di piu' allo stato sociale?

 

2) Ci sono alcune clausole che non stanno in piedi

Penso ad esempio all'obbligo di comunicazione tempestiva del reddito ISEE, o al divieto di spendere il contributo in giochi d'azzardo; una volta in mano, la gente i soldi li spende come vuole... come fai a tenerla d'occhio? O addirittura la paventata richiesta di cercare attivamente lavoro per due ore al giorno; se questo punto fosse confermato (non e' facile al momento capire quali siano vere proposte e quali siano voci inserite ad hoc per screditare il provvedimento), si tratterebbe di una clausola non controllabile, che non avrebbe nessun senso mettere in un testo di legge.

Ci sono pene severe per chi non si attiene alle regole, ma conoscendo il sistema di giustizia italiano mi chiedo se verranno mai applicate.

 

3) A beneficiarne saranno anche gli stranieri ed i pregiudicati

Sarebbe stato logico legare il provvedimento all'avere una fedina penale intonsa e, volendola estendere agli stranieri, mettere la condizione che avessero versato le tasse per un certo numero di anni (almeno una decina, direi). E invece basta essere residenti in Italia da 10 anni; non importa se si abbia mai versato una lira allo Stato, non importa se abbiano commesso reati - basta non essere in galera nel momento in cui si dovrebbe percepire il reddito di cittadinanza. E ben sappiamo che grazie alle leggi svuotacarceri e di indebolimento del sistema penale, oggi in carcere non ci va nessuno (e non e' un modo di dire). Per l'ennesima volta, gli italiani che hanno versato le tasse per tanti anni dovranno masticare amaro e donare genuflessi l'obolo ai nuovi padroni e ai ladri. E' una regalia che ci viene imposta dalle solite normative europee (almeno per quanto riguarda gli stranieri), che prevedono ingiustificate equiparazioni che non hanno alcuna attinenza con la realta' e che come sempre tendono a disintegrare le identita' nazionali e ad acuire le tensioni sociali.

Uno schifo che da solo basterebbe ad urlare NO contro questa proposta.

 

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4) E chi lavora in nero?

Inutile negarlo: questo contributo favorira', almeno nel breve termine, chi lavora in nero. Si possono rifiutare le prime due offerte di lavoro proposte, e solo dopo 18 mesi dall'iscrizione al registro si e' obbligati ad accettare un lavoro ovunque venga offerto in Italia. Questo significa che per 18 mesi avremo una massa di gente che succhiera' avidamente dalle tette di mamma Italia senza nemmeno dire grazie; il tutto senza tener conto del fatto che per moltissimi non arriveranno affatto le tre offerte di lavoro, visto che le strutture di gestione non sono pronte (e se mai lo saranno ci vorranno parecchi mesi, forse anni) e che di lavoro in Italia oggettivamente non ce n'e' tanto, e sicuramente non per lavori poco qualificati.

 

5) Un cuscino di piume per chi ha il culo comodo

So che non va molto piu' di moda, ma fino a non troppi anni fa si insegnava che i risultati si ottengono solo dopo aver sudato, essersi impegnati, avercela messa tutta. Dare diciotto mesi di vacanza ai giovani disoccupati e' irrispettoso verso chi si e' trasferito da una parte all'altra dell'Italia per accettare un lavoro, lasciando alle spalle la famiglia e incorrendo in costi aggiuntivi. Allora sarebbe molto meglio fornire un incentivo a tempo (uno o due anni, magari) a chi accetta lavoro oltre tot chilometri dal luogo di residenza per le spese addizionali (una casa, le utenze domestiche, i mobili).
Inoltre, perche' non mettere un limite minimo di eta' per poter percepire il reddito di cittadinanza? Perche' non focalizzarsi sui lavoratori difficilmente ricollocabili a causa dell'eta' avanzata (per esempio dai 40 anni in su)?

 

6) Basta inglesismi, per carita'

Gli addetti ai centri per l'impego, quelli che devono seguire e traghettare i disoccupati al loro prossimo lavoro sono stati definiti "Navigator". Dannazione, ma proprio non possiamo usare termini italiani? "Assistente al lavoro" o qualcosa di simile faceva proprio cosi' schifo?

 

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7) Potrebbe essere un volano per l'economia

Nonostante tutti i difetti che mi vengono in mente (e probabilmente quanto scritto sopra non e' esaustivo), resta il fatto che immettere nuovi soldi sul mercato potrebbe portare ad una spinta positiva nei confronti dell'economia nazionale. Piu' soldi circolano, piu' le imprese lavorano, piu' posti di lavoro si creano (sempre che la robotizzazione e l'automazione dei cicli produttivi non azzerino questo fattore).

 

8) Ha avuto il merito di tracciare una via

Comunque vada a finire, la proposta di questo reddito di cittadinanza ha scatenato gia' negli scorsi anni la corsa a mettere il cappello sopra una forma di assistenza similare. Il PD, durante la scorsa legislatura, ha varato il reddito di inclusione, che altro non e' che un reddito di cittadinanza in forma ridotta (e che il PD tanto critica).
Nel bene o nel male ha gia' portato qualcosa di positivo ai piu' poveri.

 

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Questi i miei dubbi ed i miei pensieri in merito al reddito di cittadinanza. Resta una misura apprezzabile nel suo scopo, e che dovra' essere valutata da qui a qualche anno per capirne la ricaduta sul sociale; certo pero' che alcuni aspetti sono veramente difficili da digerire.

 

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