Una nazione in cui i sindaci si permettono di non applicare le leggi approvate dal parlamento e' una nazione che di fatto non esiste.

 

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Non e' storia nuova: la mentalita' di sinistra prevede che i loro esponenti eletti a sindaci possano pensare di disattendere le leggi. Ne stiamo parlando in questi giorni per via dei clandestini che tentano in tutti i modi di raggiungere l'Europa (e l'Italia in particolar modo), ma e' stato anche il caso dei matrimoni gay.

In questi giorni Leoluca Orlando si sta scagliando contro il provvedimento di chiusura dei porti teso a ristabilire il controllo del territorio, affermando che lascera' attraccare le navi ONG che trasportano clandestini. Orlando e' un controverso esponente della sinistra siciliana, autore di strani attacchi al giudice Falcone nei tempi in cui l'eroe di stato lottava contro la mafia ed Orlando e' stato quel sindaco sotto il cui mandato ripresero vigore gli appalti alle ditte del mafioso Vito Ciancimino; e ben sappiamo come ci siano innegabili strani intrecci fra politica, criminalita' e mafia sul discorso accoglienza e gestione degli immigrati. Ma sicuramente Orlando e' una persona pulita e in tutto questo non c'entra; e' solo un politico che antepone la sua ideologia alla legge, infrangendola.

 

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Cambiamo esempio: negli scorsi recenti anni altri sindaci hanno infranto le norme nazionali: Chiara Appendino, ad Aprile di quest'anno, ha registrato all'anagrafe alcuni bambini come figli di coppie omosessuali, cosa non prevista dalla legge. Lo scorso anno, un sindaco leghista si e' rifiutato di celebrare un matrimonio gay, che invece e' normato dalla legislazione italiana.

C'e' un orribile filo conduttore in tutto questo: ed e' quello che i nostri rappresentanti polici eletti a governare le istituzioni sono i primi ad infrangere le leggi. E nemmeno per un tornaconto personale; a quello siamo abituati ed e' cosi' da quando esiste il concetto di politica. No: per pura ideologia. Per pura ideologia si insegna a calpestare la legge, si insegna che si e' autorizzati a fare cio' che si vuole, si insegna a trasgredire le regole, ad ignorare che in una societa' civile se non si vuole arrivare ad aperti conflitti sociali occorre rispettare le norme, che valgono per tutti (e, come si dice a Roma, "a chi tocca non si ingrugna").

 

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L'Italia ha bisogno di segnali forti, se vuole che l'etica ed il senso civico rinascano in questo paese. Occorre che chi ricopre cariche pubbliche decada immediatamente - come previsto dal codice - se infrange la legge nello svolgimento delle sue funzioni; leggi che vengono approvate in parlamento e che quindi devono valere per tutti, ed immediatamente. Leggi che possono essere certamente cambiate, in seguito; leggi che possono essere contestate, anche duramente, dagli stessi primi cittadini. Ma fino a che la legge e' in vigore va applicata, anche se non ci piace.

Il ritorno alla legalita' passa prima di tutto dall'esempio dato dagli esponenti politici.

 

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