… ma l’Italia non è più un paese civile da tanto tempo.

 

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Stazione della Metro San Giovanni, una giovane Rom accompagnata da una bambina piccola prova a rubare un portafoglio da un ignaro passeggero. Una scena che è abbastanza frequente nel casino della metro romana, ma che non dovrebbe mai accadere in un paese che si considera civile. Purtroppo quest’Italia, di civile, ormai non ha più niente da tanto tempo. Usando la copertura dell’elemosina, una meccanica ormai consolidata da tempo, la ragazza prova ad arrotondare lo “stipendio” con qualche furto; l’aggiunta della bambina piccola è di duplice funzione: la prima serve ad intenerire, la seconda ad evitare di essere malmenati. In questo specifico caso, anche con l’intervento della Security, l’uomo derubato si è sentito in diritto/dovere di impartire una lezione alla ladra, di farsi giustizia sommaria, di scavalcare il vuoto lasciato dalle autorità preposte. Malmenare una ragazza è sbagliato tanto quanto rubare un portafoglio, non voglio porre distinzioni di peso o di gravità su quello che è accaduto, non è di mia competenza stabilire di chi siano le colpe né come punirle, c’è la legge per questo. L’assurdo, per una società civile, è quello che è successo dopo e che ha visto protagonista una giornalista, presente nel momento del furto, che è intervenuta nella vicenda. La giornalista in questione, Giorgia Rombolà, cronista di Rai News24, testimone dell’accaduto, interviene per difendere la piccola bambina Rom. Il gesto di Giorgia è mosso dai più alti intenti, proteggere una creatura che è del tutto inconsapevole di quello che sta avvenendo, perché non capisce, ne distingue, tra bene e male, ma che è solo spaventata da tutto quello che succede. Sicuramente, chi è genitore come me, capisce perfettamente l’impulso di difendere una piccola vita ancora innocente dalla brutalità del mondo che la circonda. Quello che accade dopo potrebbe lasciare stupefatti i meno attenti, ma è un importante sintomo di quella che è la principale malattia italiana: la "Sfiducia". Ripreso il viaggio in metro, Giorgia Rambolà è avvicinata dai passeggeri che hanno assistito alla scena, molti la insultano per quello che ha fatto, altri approvano la giustizia sommaria che l’uomo ha eseguito, anche una donna straniera si schiera dalla parte del vendicativo giustiziere, sottolineando che così si deve fare con certa gente. In un paese civile, discorsi come questi, non sarebbero mai neanche sorti nella mente della gente, ma l’Italia non è più un paese civile da tanto tempo. Pensandoci attentamente, non è difficile capire come mai tanta gente abbia reagito sostenendo le reazioni violente della persona derubata; questo dipende da tanti fattori che si sono sommati tra loro. Zingari o Rom, nell’immaginario comune di tanta gente, sono considerati pericolosi e sono emarginati; è anche vero il contrario, spesso sono i primi a volersi emarginare, a non seguire le regole né le leggi che questo stato impone.

Quindi è la “Sfiducia” nei confronti di un’etnia il problema italiano? Decisamente no, tanti sono i casi simili di sommaria giustizia che sono raccontati in questi ultimi mesi, ma non sono stati provocati tutti da Zingari o Rom. Il semplice cittadino ha cominciato a difendersi autonomamente da ladri e approfittatori, che siano italiani o stranieri non fa molta differenza; la gente sente la necessità di difendere se stessa e i propri cari dalle minacce esterne. Questa sensazione nasce dal vuoto lasciato dalle autorità preposte a vigilare e a garantire la sicurezza della popolazione. Comprendo quindi la rabbia e la frustrazione che nascono dall’essere minacciati e comprendo anche il sentimento di solidarietà con chi è oggetto di una minaccia; purtroppo, capisco anche che la “Rabbia” possa unire le persone, le rende più forti, ma anche più aggressive e pericolose.

Quindi è la “Sfiducia” verso chi deve mantenere le nostre strade e le nostre città sicure ad essere il problema italiano? Anche questo è solo un effetto di un problema più grande. Di certo i nostri agenti sarebbero più che felici di fare bene il loro lavoro, se non fosse che, spesso, gli è impedito dalla mancanza di fondi o da decisioni prese più in alto. Le nostre forze dell’ordine avranno anche delle lacune, ma si ritrovano spesso a lavorare senza i mezzi necessari nè le condizioni psicologiche migliori per fare bene il loro lavoro. Se conoscete una persona che lavora nell’ambito della sicurezza, vi racconterà storie reali che vi faranno strabuzzare gli occhi; testimonianze in prima persona di un malfunzionamento strutturale dovuto a scelte provenienti dall'alto. In un paese civile, le forze dell’ordine sono messe in grado di fare il loro lavoro, ma l’Italia non è più un paese civile da tanto tempo.

 

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Quindi è la politica a fare il male dell’Italia? Sicuramente la nostra classe politica ha grandi colpe e responsabilità per le condizioni in cui versa il paese; anni di mala gestione che si propaga dai piccoli comuni fino alle blasonate aule di Camera e Senato hanno fatto il male dell’Italia. Il confronto con l’Unione Europea, le politiche dell’Austerity e la continua richiesta da parte della classe politica al governo di stringere la cinghia e resistere, hanno fatto sì che molta della fiducia nei nostri governi andasse a quel paese. Noi cittadini Italiani ci siamo incattiviti, abbiamo cominciato a seguire personaggi politici che sembrano più attori che statisti, che recitano la loro bella parte davanti ad un pubblico festante; che sembrano, come la domenica allo stadio, i capi della tifoseria in curva: urlano, strepitano e fanno la voce grossa, ma alla fine non hanno alcuna intenzione di fare il bene del paese, ma si limitano a fare i propri interessi. In un paese civile, i capi della tifoseria rimangono allo stadio, non arrivano sulle poltrone di camera e senato, ma questo non è più un paese civile da tanto tempo.

Quindi è la nostra classe politica il problema? Purtroppo è solo una manifestazione di quelle che sono le nostre scelte, le nostre paure e le nostre insicurezze. Siamo noi ad essere cambiati, ci siamo impoveriti intellettualmente, ci siamo lasciati abbindolare da informazioni manipolate o totalmente false, abbiamo cominciato a perdere la fiducia verso il prossimo. Con la gran comodità d’avere tutto a portata di click, ci siamo impigriti, abbiamo smesso di riflettere e di discernere cosa è giusto da cosa è sbagliato e la sfiducia verso il prossimo e verso il mondo in generale è cresciuta. Ci siamo disinteressati del modo in cui sono formati i nostri figli e di conseguenza la nostra scuola ha smesso di educare le nuove generazioni. Abbiamo cominciato ad aver paura di perdere il lavoro a causa di un’immigrazione incontrollata, quando non ci rendiamo conto che, in Italia, è tornata la schiavitù; non solo dei migranti adoperati come braccianti, ma di tutti quegl’italiani che lavorano in nero per portare a casa uno straccio di stipendio e ancora di più se pensiamo a tutti quei lavoratori precari e sottopagati che vedono un contratto a tempo determinato come la loro unica speranza di dignità. La forbice tra ricchi e poveri è cresciuta in modo imbarazzante e molti ne hanno approfittato per lucrare rimanendo impuniti. In un paese civile tutti sono uguali e hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma l’Italia non è più un paese civile perché siamo noi stessi ad esserci persi in una selva oscura in cui la dritta via è smarrita. Siamo un popolo che ha perso la fiducia e che si aggrappa disperatamente a chi sembra avere un minimo d’idea su come si possano cambiare le cose; ecco perché non mi stupisco di come la gente abbia reagito in quel vagone, su quella metro. La gente ha smesso di aver fiducia nel prossimo, ma ha un disperato bisogno di poter sperare in un futuro migliore, ha bisogno di essere protetta, di sentirsi sicura, ecco perché è disposta a seguire e sostenere chi dimostra, anche in modo sbagliato, di voler cambiare le cose.

Siamo davvero al capolinea? Ci conviene davvero abbandonare ogni speranza? Io non credo, noi italiani siamo un popolo capace di litigare anche solo perché nati in Rioni differenti, ma quando ci uniamo siamo in gradi di fare imprese mirabolanti; ora siamo divisi, un po’ per colpa nostra, un po’ perché è più facile gestirci se siamo separati, ma basta poco per unirci e fare di “Mille”, un’unica Nazione.

 

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