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Un voto per cambiare l'Italia

di Il Marchese Boreale
Creato: 01 Marzo 2018

Mentre c’è un’Italia amica di corrotti, devastatori e dei violenti, l’altra Italia deve andare a votare per far tornare la legalità in questo paese, governato e fiancheggiato da ladri, ipocriti e vigliacchi.

 

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Ci sono ben chiare negli occhi le immagini del poliziotto attaccato, gettato a terra e pestato dagli esponenti pacifisti dei centri sociali, come quella dell’insegnante che augura la morte ai poliziotti. O ancora gli agguati ad esponenti politici rivali, guarda caso sempre a carico di personaggi di sinistra che vogliono imporre la loro visione con la violenza ed il sopruso. Questa campagna elettorale si vive all’insegna del “picchia il fascista”, come se il fascismo (o quel che ne rimane) fosse un problema per l’Italia, o dell’insulta il grillino.

 

 

Il problema è che in Italia non esiste più la certezza della pena, e la tutela per chi delinque è sempre più pronunciata a discapito degli onesti cittadini. Dalla sostanziale libertà di entrare in territorio nazionale e vivere di espedienti degli immigrati (compreso il rubare e lo spacciare di una certa percentuale di loro, ancora una volta in piena impunità), alle estorsioni di stato per coprire le bollette elettriche dei morosi, dagli insegnanti picchiati da genitori che sanno che la passeranno liscia, ai condoni promessi in campagna elettorale o quelli già effettuati come il mega regalo del governo Renzi nei confronti del mondo delle scommesse, il quadro è chiaro: in Italia essere onesti è un comportamento virtuoso che non paga.

Chi chiede il rispetto delle leggi, il delinquente punito, l’utilizzo di quel buon senso che favorisce il cittadino nativo ed indigeno rispetto a chi arriva da fuori, chi si aspetta di vedere che i rappresentanti della propria nazione tutelino lo Stato ed i propri cittadini sia nella politica interna che nei rapporti con gli stati esteri e con l’Unione Europea... ebbene, tutte queste persone vengono costantemente tacciate di essere razzisti o populisti, xenofobi o ignoranti. A nessuno viene in mente che non esiste la verità assoluta, che nessuno in questi ambiti ha mai totalmente ragione o torto, che la vita sociale si costruisce pezzo dopo pezzo attraverso dialogo, tentativi di comprendere le ragioni degli altri, compromessi che permettano di migliorare la società se non esattamente nel modo in cui vorremmo, perlomeno trovando punti di contatto.

 

 

 

E invece no; si persevera nell’insulto, nelle urla, nell’impedire che l’avversario politico - pardon, il nemico - possa parlare ed esprimere la sua opinione. E allora nessuno a prendere le distanze, a condannare, a stigmatizzare i centri sociali che cercano di zittire Salvini o Casapound, nessuno a provare a capire le ragioni del loro dissenso su questa piega (piaga) politically correct che ha infestato l’Italia. No, chi non la pensa come quelli dei centri sociali e dei salotti buoni deve e può essere aggredito, verbalmente e fisicamente. È esattamente la stessa tendenza che portò agli anni di piombo; le Brigate Rosse erano composte tutte da borghesi e figli di borghesi con la puzza sotto il naso. Proprio il ritratto dei radical chic e degli antagonisti di oggi.

 

 

L’importante è che nulla cambi; che non vadano i 5 Stelle al governo, che i fascisti siano zittiti e picchiati, che a governare l’Italia ci sia una sinistra amica di chi azzera le tutele sindacali, svilisca il concetto di patria, consenta ai criminali di partito di prosperare. Il tutto sostenuto da una massa decerebrata e becera che vota per partito preso, per ideologia, che si beve ogni cazzata che viene loro raccontata dai mezzi di informazione completamente sotto controllo dei soliti noti; che ama gettar fango e screditare chi non la pensa allo stesso modo non portando fatti ed intavolando una conversazione onesta ma dileggiando, sfottendo, aggredendo verbalmente. Nelle ultime settimane mi è personalmente toccato di sentire elettori PD, fortemente schierati con Renzi e compagnia cantante, affermare che la Polonia è stata parte attiva nella realizzazione dei campi di concentramento nazisti (la storia questa sconosciuta), o che “i Cinquestelle stanno mettendo in ginocchio Roma, avevano promesso di tirar fuori dei soldi e questi soldi dove sono?”... qui, direi, sono qui. E sempre parlando di 5 Stelle, tutti a puntare il dito ai candidati espulsi perchè indagati, ma nessuno a parlare del sindaco di Acireale, in quota PD, arrestato pochi giorni fa per corruzione e turbativa d’asta, o della famiglia De Luca, sempre PD, che in Campania ha instaurato un sistema di potere che comprende i figli e che le cronache spesso riportano per comportamenti al limite della legalità.

Chi soffia sul fuoco e semina violenza sta raccogliendo i suoi frutti. Tra disinformazione, ottusità ed aggressività la cultura di sinistra, in crisi nera di valori e consensi, sta provando ad imporre con un maglio di piombo la sua voce, mostrando il suo vero volto ereditato dal comunismo prima e dal “facciamo come cazzo ci pare” dopo. La cultura dello spinello, dell’ACAB, dello spacca tutto quello che puoi.

Il tutto, mentre Radio 1 invita indirettamente a non andare a votare perchè “tanto non cambierebbe nulla”, mentre SkyNews24 e La7 continuano coi loro servizi smaccatamente a favore dei gruppi di potere che da decenni devastano il paese, e mentre i soliti media di cui ho già parlato si sforzano di trovare magagne nei movimenti che col potere corrotto non hanno (almeno per ora) nulla a che fare pur di screditarli e salvare il culo ai loro padroni.

 

 

Dobbiamo fermarli. Lo dobbiamo a noi, a chi per la patria è morto e per i nostri figli. Per permettere all’Italia di avere un futuro: dobbiamo assolutamente invertire la rotta, ora e con una decisione totale ed assoluta.

Non vi dirò per chi votare; ma di certo vi dirò di non votare gli stessi che, a sinistra come al centro come a destra, sono gli stessi a governarci da decenni. Alcuni chiaramente predatori; altri sciacalli travestiti da agnelli, povere anime pie che hanno come unica arma la violenza verbale e fisica.

Andate a votare, e cambiate l’Italia.