Che drammatica situazione la nostra: impossibile informarsi attraverso testate neutrali che antepongano la pura cronaca all’interpretazione politica di comodo.

 

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Chi come me non riesce ad arrendersi all’evidenza dei fatti, e cioè che in Italia il giornalismo è morto, continua a stupirsi di quanto i servizi di informazione siano asserviti alla classe politica. Quando negli anni ’90 si fece enorme clamore per il conflitto di interesse di Berlusconi, ci si scandalizzava giustamente per la gestione dei telegiornali delle reti Mediaset e soprattutto per quello di Rete4, condotto indegnamente da un Emilio Fede smaccatamente di parte. Allora una sollevazione popolare portò al centro questo problema: accanto alle analisi approfondite e degne di lode si potevano notare i soliti noti, capaci solo di ripetere a pappagallo concetti di altri, e una schiera di comici di scarso valore che sono spariti – fortunatamente – una volta finita la moda.
Quando la sinistra prese il potere però si guardò bene dal mettere mano al problema: per accordi politici, per convenienza riflessa. D’altronde erano gli anni in cui il TG3 veniva chiamato TeleKabul, per via della strangolante impronta vetero-comunista della redazione e per via dei numerosi intrecci fra i leader maximi, i salotti buoni e i giornali dell’intellighenzia di sinistra. Un telegiornale che manipolava le informazioni e le risputava false ma utili ai “buoni”.
Un tacito accordo, ecco cosa è stato: “si, ufficialmente ti facciamo la guerra, ma tranquillo che non ti tocchiamo nulla”. Perchè così conviene a tutti.

 

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Ed eccoci qui, più di venti anni dopo (che paura, a pensarci). Berlusconi ha sicuramente sempre il suo impero personale, con gli inascoltabili TG4 e Studio Aperto (meglio, ma decisamente non bene, TG5). Al loro fianco abbiamo Il Tempo (talvolta passabile, usando cautela), Il Giornale (quasi decente, almeno nello sviscerare lo sporco della sinistra) e Libero Quotidiano (semplicemente illegibile). E se nulla è cambiato da quella parte, molto peggio le cose sono andate a sinistra.

 

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Oggi ci troviamo di fronte ad una uniformità di pensiero che spaventa e minaccia. Fatte salve le testate citate sopra, la quasi totalità delle redazioni sono apertamente o subdolamente schierate a favore della sinistra: i tre telegiornali Renziani della RAI, dove uomini di comodo vengono piazzati ad ogni nuova elezione nazionale (aspettatevi cambi di direttori dopo il 4 Marzo, ovviamente); La7, che da ottima televisione di confronto ed inchiesta è diventata la portavoce del PD più becero; SkyTg24 che è diretto megafono dei salotti radical-chic e delle loro presunzioni di superiorità culturale, nonchè degli interessi euro-centrici e dell’industria fatta sulla pelle dei lavoratori;  Radio 1 e Radio 2, i cui principali conduttori sono ben oltre la linea di confine della ragionevolezza, e tentano spesso di provocare risposte indirizzate con domande faziose. Anche le radio commerciali non sono da meno: radio Capital per dirne una, o addirittura Virgin Radio, che non disdegna dal 2016 di pontificare nella fascia mattutina con giornalisti che si dichiarano neutrali ma che vogliono imporre la loro visione “progressista”. I giornali, cartacei e online, sono quasi tutti pro-PD: il Messaggero, di Caltagirone, che non può sottrarsi ai suoi sostegni amicali; il Corriere della Sera, una volta ottima testata indipendente ed oggi veicolo di propaganda; Repubblica, il nuovo organo di partito del PD dopo la scomparsa de L’Unità. Addirittura i siti web sono ormai asserviti: da Today, rassegna di notizie locali su scala nazionale dove gli articoli sembrano usciti dalla sala stampa dei giovani renziani, fino ad arrivare ai portali di servizi come Libero o quel Tiscali guarda caso di propietà di Soru, un importante esponenente PD. Articoli e notizie manipolate per tentare di indirizzare il consenso o peggio, a volerla forzatamente vedere come fossimo ingenui senza malizia, narrazioni effettuate con convinzione da stupidi che non riescono a percepire la realtà per quella che è, imbottiti di preconcetti e ideologie.

 

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È un panorama desolante, dove restano fuori, apparentemente, solo alcune trasmissioni di Radio24 (il resto è spazzatura propagandistica) e il Fatto Quotidiano (almeno per le notizie principali, molti degli articoli secondari sembrano venire da qualche centro sociale). Ma da soli, e con le loro pecche, non possono di certo rimediare ad una situazione complessiva dove la pluralità dell’informazione significa semplicemente quale organo di partito ascoltare, complice un popolo meschino ed ebete.

Il giornalismo in Italia è morto o quasi, e la memoria delle grandi penne come Indro Montanelli ed Oriana Fallaci viene quotidianamente infangata da questa massa di servi e di lacchè, capaci solo di riverire il padrone e di imbastire squallidi teatrini. Poveri noi.

 

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