Droga, mancanza di valori, immigrazione incontrollata, frustrazione rabbiosa, negazione dei problemi: gli eventi di Macerata rispecchiano l’Italia di oggi.

 

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Era solo questione di tempo. Per tutte le persone dotate di un senso critico e di analisi scevro da ideologie e preconcetti, quanto successo Sabato a Macerata era un evento che prima o poi sarebbe dovuto succedere. Dal 1991, quando gli Albanesi migrarono in massa in Italia coi loro barconi, la nostra patria è diventata terra di conquista e razzia per innumerevoli etnie che vedono lo stivale come un tesoro da saccheggiare. In Italia non arrivano certo le migliori menti o chi ha saputo crearsi una vita solida: arrivano nullatenenti, sbandati, criminali. Una parte di questi immigrati sono persone fondamentalmente rette che cercano di sbarcare il lunario e migliorare le condizioni di una vita difficile - o impossibile - che si sono lasciati alle spalle. Ma molti sono quelli che qui vengono a depredare e razziare.

 

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Ringraziamo i benpensanti, gli ottimisti, gli snob dei centri cittadini e i tossici dei centri sociali, ringraziamo chi cerca di uccidere i diritti dei lavoratori permettendo migrazioni di massa che abbattano le conquiste sindacali ed il costo della mano d’opera. Ringraziamoli, questi signori e queste signore: hanno ridotto l’Italia ad una polveriera pronta ad esplodere.

 

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A chiamare la gente razzista quando indica semplicemente un problema oggettivo, a negare l’evidenza di fenomeni criminali incontrollati, si ottiene solo sbiogttimento, frustrazione e violenza contrapposta; tutt’altro che giustificabile ma certamente comprensibile (nel senso di comprendere da dove arriva). I politici italiani, chi per timore di perdere consensi, chi per riempirsi la bocca di facili proclami, chi per interessi economici, ci stanno trasformando in un popolo cattivo e ostile. Come fa Minniti a dire “in una democrazia non è consentito a nessuno farsi giustizia da solo”, quando lo Stato tutto fa tranne che tutelare e portare giustizia ai cittadini onesti? Ovunque ci giriamo siamo vittime di ingiustizie e soprusi che vengono più che tollerati dalle istituzioni. Dai parcheggiatori abusivi stranieri che taglieggiano e minacciano, ai rumeni che saccheggiano gli appartamenti, agli zingari che borseggiano, siamo vittime di un incredibile numero di situazioni causate da una immigrazione volutamente non gestita. Come se non bastassero i nostri, di criminali.

 

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Il caso di Macerata poi è la sintesi di tutto il malessere nazionale: volete sapere cosa salterà fuori dopo le indagini? Una ragazza che per noia e mancanza di valori si droga, una famiglia incapace di assolvere alle proprie funzioni educatoriali, l’incontro con l’immigrato clandestino che guarda caso spaccia. La ragazza gli muore dentro casa per overdose e per farla sparire la fa a pezzi; l’estremista reagisce facendosi giustizia a modo suo, sparando su immigrati e sulla sede del PD, i cui esponenti politici ed sui elettori si affrettano a urlare il proprio odio secondo la solita manfrina antifascista e antirazzista completamente dissociata dalla realtà delle cose.

 

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Eccola l’Italia: preda di avvoltoi, di marpioni, di una democrazia affidata ad elettori privi di conoscenza, di senno e di buon senso. Un’Italia in cui tutti i valori che hanno portato nei secoli alla crescita ed al consolidamento di una società civile sono stati sistematicamente distrutti e dileggiati; un’Italia in cui l’unica forma di giustizia che appare possibile ai più è quella del fai da te ed in cui l’onesto cittadino soccombe ed è la vittima sacrificale dei malviventi di ogni livello (ci siamo scordati gli attentati dinamitardi e le sparatorie nelle sedi di Equitalia?). Per fermare tutto questo occorrerebbe uno Stato che tuteli suoi cittadini e condanni ed incarceri chi delinque; che insegni l’etica senza imporre un’ideologia di parte; che difenda se stesso e gli interessi nazionali. Putroppo non è il nostro caso.

Siamo al limite del crollo totale della società italiana e nessuno lo vuole ammettere; per primi chi ci ha portato in questa condizione e continua a negare l’evidenza.

 

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