In una campagna referendaria in cui televisioni e giornali hanno ossessivamente ribadito le ragioni del SI, proviamo a spiegare perchè c’è chi non è sulla stessa linea.

 

20161102 referendum

Non starò qui a ricapitolare tutto il pregresso. Chiunque abbia accesso a giornali o televisioni è stato bombardato dai messaggi di Renzi, Boschi e compagnia varia; già sapete perchè secondo loro bisognerebbe votare SI al referendum di Domenica. Ma chi ha avuto accesso alle ragioni di chi supporta il NO? Facciamo un breve elenco.

 

Primo: esiste un solo quesito referendario.
Mettiamo che voglia supportare una determinata riforma ma non un altra; non lo posso fare: o voto a favore di tutto o contro tutto. È un assurdo totale, e sebbene la corte costituzionale abbia recentemente bocciato il ricorso contro il quesito unico, è da ricordare che la motivazione non è sul merito ma sull’impossibilità di modificare il meccanismo referendario in tempi brevi. Ossia: si, avete ragione, ma vi attaccate al tram.

 

Secondo: non è vero che sparisce il Senato.
Piuttosto lo si trasforma in un guazzabuglio di cariche elettive locali e di nominati dal governo; tutti, anche i rappresentanti regionali, con immunità parlamentare. I ruoli del nuovo Senato non sono ben chiari, e si perdono dietro un generico “raccordo fra Stato e Regioni”. I costi della politica nazionale vengono quindi ridotti in modo per nulla significativo, visto che si passa da 315 a 100 Senatori e non si tocca l’infrastruttura alle spalle. Come se non bastasse, la carica dei Senatori eletti dai consigli regionali non coincide con il mandato regionale; quindi ci troveremmo ad avere Senatori in carica una volta che il loro mandato regionale sia già scaduto.

 

Terzo: non è assolutamente vero che si superi il bicameralismo paritario.
La riforma non ha previsto numerosi casi in cui si andrà a creare confusione di competenza fra Stato e Regioni o fra Camera e Senato.

 

Quarto: non è del tutto vero che ora sarà più facile e snello approvare nuove leggi o modificare le esistenti.
Con la riforma ci saranno 7 (SETTE!!!!) procedimenti legislativi diversi da seguire in Senato.

 

Quinto: per eleggere il Presidente della Repubblica basteranno i tre quinti di voti fin dal quarto scrutinio.
Di conseguenza verrà meno la necessità di un dialogo parlamentare per raggiungere un accordo fra i vari partiti, necessità fondamentale di ogni stato democratico.
La seconda carica dello Stato diventerà il Presidente della Camera. Oggi questa carica è nelle mani della più che discutibile e controversa Laura Boldrini, insediata dall’attuale maggioranza in barba alla consuetudine di avere i Presidenti di Camera e Senato assegnati uno all’opposizione ed uno alla maggioranza).

 

Sesto: esiste un rischio concreto  di avere una sorta di “dittatura democratica”.
Insieme, questa riforma e la legge elettorale in vigore, l’Italicum, approvate entrambe a colpi di maggioranza e non, come dovrebbe essere, discusse ed approvate dal più ampio spettro del parlamento, nei fatti accentrano il potere in una sola figura: nel governo in carica.

 

Aggiungiamo anche una nota politica. Dopo le elezioni europee, Matteo Renzi ha voluto personalizzare questo referendum, forte dell’ottimo risultato elettorale; la sua arrogante affermazione “se vince il NO mi dimetto e mi ritiro dalla vita politica” non ha fatto altro che screditare ogni possibile aspetto positivo (e ce ne sono) di questa riforma. In pratica ha cancellato l’aspetto democratico del referendum per renderlo un suffragio sul suo operato. Ora che i sondaggi lo danno in forte difficoltà, sta cercando di cambiare le carte in tavola.
I media, fatti salvi alcuni programmi di poche emittenti radio-televisive ed alcuni giornali, non hanno dato alcuno spazio alle ragioni del NO -  che come abbiamo visto sono piuttosto articolate. Anche qui la longa manus del governo Renzi ha colpito forte nel silenziare le opposizioni; un esempio lampante è come il ministro Boschi chieda a Lilly Gruber di tacciare l’esponente del NO, e la fida giornalista prontamente esegua.

 

 

L’utilizzo strumentale di star dello spettacolo, dello sport e dell’Associazione Partigiani; le lettere inviate a casa; i viaggi con aerei di stato della Boschi per promuovere il referendum agli italiani all’estero; lo spot Rai inequivocabilmente indirizzato a far votare SI. Sono tutti segnali di come questa riforma non debba passare, figlia di un governo bugiardo, amico dei poteri forti e delle banche, che nulla sta facendo per i cittadini.

 

 

Alcune cose positive presenti in questa riforma vengono quindi spazzate via dall’enormità di squilibri, giochi politici e lati oscuri che verranno imposti dalla vittoria del SI. È un peccato, perchè sarebbe bastato scorporare la riforma in vari quesiti per avere una riforma davvero democratica e supportata dai cittadini. Elenchiamole, queste note positive:

  • L’abolizione di un ente inutile come il CNEL (ma ce ne sono anche tanti altri da eliminare);
  • L’innalzamento del numero di firme per promuovere una legge di iniziativa popolare (da 50000 a 150000);
  • L’introduzione dei referendum propositivi.

E' sufficiente questo per votare SI?

A voi la scelta.

 

ban49