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Vae Victis! - 2

di Andrea Morsani
Creato: 25 Giugno 2015

Inizia una fase di preparazione, durante la quale i barbari tentano a piu' riprese la riconquista della Liguria e della Bononia; le mie truppe stanziate sul confine riescono in qualche modo a gestire le ondate, a volte cedendo terreno per poi riconquistarlo. Intanto assegno la 1° Legione a Cornelio Rufino, affidandogli 18000 uomini; dovra' scendere lungo l'Illiria e assaltare l'Epiro.

 

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A mantenere il controllo del territorio ho altre 5 legioni, 2 al nord a tenere a bada i barbari e 3 al sud, che occupano militarmente le provincie strappate al nemico. La lunga marcia lo vede combattere contro dei barbari arrivati in Bononia da oltre le Alpi, poi affrontare alcune bande in Illiria; nel novembre del 478 AVC Rufino entra finalmente in Epiro ed ingaggia battaglia con circa 14000 uomini contro 18000 difensori, guidati da Re Pirro, che possono disporre anche di alcune unita' di cavalleria.

 

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La battaglia prosegue per un mese, al termine del quale Rufino e' costretto a ritirarsi in Mecedonia; ha perso la meta' degli uomini contro i 4000 dell'Epiro. Da Taranto trasporto via mare nella bassa Illiria la 2° Legione, 7000 uomini agli ordini di Quinto Emilio Papo; ma non sono in grado di attaccare efficacemente, anche se l'esercito dell'Epiro e' indebolito; dovro' attendere fino al Settembre successivo prima di riprendere lo scontro, per permettere alla 1° Legione di avere un numero di effettivi adeguato e per gestire le provincie recentemente acquisite che cominciano a dar segni di insofferenza al cambio di regnante.

 

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La battaglia e' feroce, i 18000 dell'Epiro sanno farsi valere, ma a meta' Novembre Pirro deve lasciare il campo grazie alla sorte favorevole alle truppe romane. Le nostre perdite sono pero' ingenti: 12500 uomini contro i 6000 dei difensori.
L'assedio alla fortezza ha quindi inizio, ma in breve le truppe nemiche, ripresesi dallo scontro, marciano sulla capitale. La situazione e' difficile: dopo una lunga discussione il Senato appoggia la proposta di arrivare ad una pace immediata, con la cessione di Siracusa a nostro favore, piuttosto che rischiare che Pirro spazzi via il nostro corpo di spedizione vanificando ogni sforzo. Pirro, evidentemente valutando la critica situazione in patria, accetta. E' l'Aprile del 480 AVC; per Roma inizia finalmente un breve periodo di pace. Intanto la Macedonia invade ed annette il territorio Acheo, iniziando a proporsi come potenza principale della zona ellenica.

 

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Lasciamo passare 3 anni per riassestare l'economia dello stato, mentre si lavora internamente per avere un Senato che appoggi le idee della fazione militare. Al momento infatti siamo bloccati dal punto di vista diplomatico, perche' la fazione popolare e quella religiosa osteggiano ogni forma di alleanza con altre nazioni; nello scacchiere ellenico questo ci preclude una possibile alleanza con la Macedonia, voluta da entrambi i leader. Questo significa che non solo perdiamo un possibile appoggio militare, ma rischiamo che i Macedoni diventino una potenza che cresce proprio alle porte di Roma; e nel medio periodo i buoni rapporti attualmente in essere potrebbero cambiare.
L'obiettivo di indirizzare il senato sara' difficile da conseguire, e potra' arrivare solo a lungo termine. Sara' fondamentale gestire i rapporti di forza nelle varie fazioni (militare, mercantile, civile, religiosa e popolare) assegnando cariche ai gruppi meno rappresentati per evitare grane e possibili rivolte. Il problema e' che la fazione militare esprime i migliori generali, al momento, e sostituirli e' un problema: alcuni territori appena annessi sono ancora a rischio rivolta, Cartagine e' una minaccia e non abbiamo ancora finito con l'Epiro e la Lega Aetolica.
Proprio in tal senso, ed in vista di un possibile scontro con Cartagine, valuto lo stato della flotta navale: le 22 triremi (che hanno incrociato al largo dell'Epiro senza essere attaccate) non sembrano abbastanza, ed inizio la costruzione di un'altra decina di navi; contemporaneamente rinforzo le sei Legioni dislocate nella penisola.
C'e' tumulto nell'area del sud Mediterraneo: la Cilicia e la regione di Africa si dichiarano indipendenti rispettivamente dall'Egitto e da Cartagine. Al tempo stesso in Gallia si susseguono le guerre fratricide per l'eliminazione dei clan rivali, ed Edui e Nervi sembrano ottere posizioni di vantaggio rispetto ai rivali. Dobbiamo accelerare i tempi: costruita una flotta di 32 triremi, faccio imbarcare la 1° Legione, sempre assegnata a Cornelio Rufino. E' il Marzo del 486 AVC, e le mie truppe invadono l'Epiro, dichiarando guerra all'ultimo momento. Non e' un comportamento accettabile nel panorama diplomatico, ed anche in patria alcuni movimenti di protesta fanno la loro comparsa; la diminuzione della stabilita' interna comporta una riduzione delle entrate monetarie e l'aumento della possibilita' di rivolta delle mie nuove provincie. Dal punto di vista militare pero' la manovra e' perfetta: i miei 30000 uomini sbarcano senza resistenza nemica, accerchiano l'esercito di Pirro (composto da 8000 uomini) e lo annientano. Vista la situazione, la Lega Aetolica volta le spalle ai precedenti alleati e dichiara loro guerra (seguita dall'Illiria), ma questo non li salvera' dai nostri piani di conquista. Ad Aprile l'Epiro e' conquistato ed annesso.

 

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Gli equilibri senatoriali sono cambiati; e' tempo di tentare l'alleanza con la Macedonia; ma inaspettatamente il Senato si schiera ancora contro la nostra proposta.

 

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Intanto spingo sulla religione: grazie a numerosi sacrifici agli Dei la popolazione e' piu' tranquilla, ma a Siracusa ed ovviamente in Epiro le cose sono lungi dall'essere normalizzate.
A Giugno e' il momento dell'Aetolia; i nostri emissari vengono uccisi dai locali al momento della dichiarazione di guerra, e 28000 nostri uomini scendono rapidamente a sud ingaggiando l'esercito nemico (8000 uomini).

 

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La nostra superiorita' militare e' schiacciante, l'esercito nemico viene messo in fuga, e ad Agosto anche l'Aetolia diviene parte del nostro Impero. Ora le regioni ad alto rischio di rivolta sono tre: Epiro, Aetolia e Siracusa. Dobbiamo investire le energie di Roma per tranquillizzare gli animi in patria.

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