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3 - Come nel burro

di Andrea Morsani
Creato: 20 Novembre 2009

Non era difficile trovare il posto giusto. Il sabato sera alla "Conca" c'era sempre il pienone: ragazzi-bene, figli di papa' con i portafogli gonfi di banconote da 50, ragazzine con le loro macchinine, tipi alternativi. Insomma, la creme della gioventu' dell'Eur e dintorni.
Nonostante la temperatura fosse di poco sopra i 15 gradi e l'umidita' rendesse bagnato il terreno, la combriccola non aveva nessuna intenzione di sloggiare. Certo, il chiasso non era paragonabile a quello tipico delle serate estive, ma la confusione era parecchia.
Lui, intanto, sorriveva ad una cinquantina di metri di distanza.

 

Li stava osservando da un po', semi-nascosto dalle macchine parcheggiate. Non era certo la prima sera che li studiava: aveva capito alcune delle dinamiche di quel gruppo di teenager o poco piu' che animavano la notte del Laghetto dell'Eur; fra tutte, aveva imparato quando alcuni di loro cercavano la roba. Fossero canne, o coca, o pasticche, non lo aveva ancora capito; eppure i gesti gli erano diventati familiari, le azioni prevedibili, i passaggi quasi scontati.
Prese a camminare nella direzione dei ragazzi, e quando si inseri' nel gruppo passo' vicino ad un gruppetto che conosceva bene. Sommessamente, senza girarsi, catturo' la loro attenzione. "Ne ho." Poi cambio' direzione, attraverso' la strada e si incammino' nel parco, in direzione dell'acqua. Voltandosi, vide che due di loro sembravano interessati. Giro' l'angolo della Piscina delle Rose giusto in tempo per vederli venire nella sua direzione. Fece qualche altro passo per poi fermarsi in una zona d'ombra.


I ragazzi erano giusto di fronte a lui. Sembravano quasi ipnotizzati: lo fissavano dritto negli occhi, quasi spiritati, immobili, con la bocca appena socchiusa. La sottile luminescenza bluastra che veniva dalle sue mani penetro' facilmente, insieme con le dita, all'interno dei loro toraci, attraversando i vestiti come fossero di burro; afferro' i cuori, e li tiro' fuori con delicatezza. Glieli mostro', ancora pulsanti, poi li strinse. Le mani affondarono nella carne, e quasi istantaneamente i due reclinarono gli occhi e crollarono a terra. I cuori gli scivolarono di mano, ancora legati al sistema circolatorio; uno per uno li raccolse e li rimise nella cassa toracica.

 

"Dio, che schifo." Spada si copri' la bocca con un gesto istintivo. Le luci dei lampeggianti a bordo strada riuscivano a penetrare nel fascio di luce bianca che la torre faro proiettava sulla scena del delitto. I corpi erano imbrattati di sangue, ma apparentemente non avevano ferite tali da giustificarlo. Falsini intanto stava cercando qualsiasi segno potesse essere utile; aveva gia' delimitato l'area col nastro, ma poteva esserci qualcosa di importante da qualche altra parte. "Ao', me dai 'na mano o no? Pare che nun hai mai visto un morto." Spada si giro' verso Falsini. "Ma che hai, lo stomaco di ferro? A me certe cose ancora mi shoccano." Raggiunse il collega e comincio' a illuminare il prato con la torcia.
Dopo poco Falsini si fermo'. "Oh cazzo."
"Che hai trovato?"
"Guarda."
Spada fisso' il punto per un paio di secondi, poi si riprese dallo stupore. "Sara' meglio avvertire il Tenente."

 

Todeschini stava rivedendo il video della camera di sorveglianza del laghetto. Ancora non riusciva a capire bene quel che continuava, ripetutamente, a vedere. Le immagini mostravano, un uomo che sembrava toccare il petto dei due ragazzi, poco prima che cadessero a terra come bambolotti. Le immagini non erano eccezionalmente nitide, e i tre erano troppo vicino al muro per avere una inquadratura perfetta; eppure in qualche frame sembrava possibile identificare il volto della persona che si era dileguata dopo aver raccolto qualcosa. "Spada, queste me le fai ingrandire. Ci sono dei segni, qui e qui. Voglio capire che cosa ha in mano, sembra ci siano dei lacci. E poi li raccoglie e glieli mette addosso. Avete trovato qualcosa sui corpi?"
"No Tenente. E comunque non abbiamo toccato nulla, per i rilievi. Poi erano zuppi di sangue, non volevo proprio toccarli, visto che non era necessario."
"Ma sei sicuro che non avevano tagli sullo sterno? Da dove viene tutto questo sangue?"
"Tenente, non glielo posso confermare, pero' a me non sembrava. E poi mi lo hanno confermato anche dal laboratorio. Comunque Falsini sta tornando coi risultati delle autopsie cosi' possiamo capire, perche' non lo so nemmeno io da dove arriva quel sangue."
Todeschini torno' a fissare le immagini, ma in realta' pensava a quell'altra cosa che avevano trovato. Quella cosa disgustosa, che era anch'essa in laboratorio. Tubicini, vene, pezzi di pelle, di carne. Tutto insieme. E fazzolettini di carta, usati per pulirsi. Era disturbato, e al tempo stesso preoccupato. Due duplici omicidi in pochi giorni. E di quel tipo. Non prometteva niente di buono.