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1 - L'agguato

di Andrea Morsani
Creato: 06 Novembre 2009

Li stava ormai osservando da minuti. Li aveva annusati; era diventato bravo, in questo. Nascosto dai cespugli, attendeva il momento. Poi il motivo giunse.

 

"Tenente, qui c'e' l'altro bossolo." Tedeschini si avvicino' all'Appuntato, che gli indico' il punto, e non si sorprese nel riconoscere una cartuccia da fucile. Le ferite riportate dai ragazzi erano troppo estese e penetranti. "Dai, segna il punto e imbustalo", disse rivolgendosi all'Appuntato. Poi, ritorno' ai suoi pensieri.

 

Due minorenni uccisi, uno ferito al ginocchio. Tre colpi, tre centri. Il tutto in una traversa di viale Europa, dove le abitazioni si affacciavano proprio sul luogo del duplice omicidio; ma complice il buio della notte, nessuno aveva visto nulla. Todeschini inizio' a valutare la scena del crimine: probabilmente l'omicida si era nascosto in un'auto o all'interno della siepe a fondo strada - sicuramente i colpi non erano partiti a bruciapelo. Aveva colto i ragazzi distratti mentre imbrattavano la saracinesca di un negozio con una bomboletta spray (che era ancora a terra); la sequenza di colpi doveva essere stata rapida, visto che i due cadaveri erano stati trovati di fronte alla saracinesca, mentre il ferito era caduto pochi metri piu' in la'. Un regolamento di conti fra piccoli spacciatori? Un writer troppo esaltato? Adesso quel che occorreva fare era interrogare l'unico sopravvissuto.

 

Il ragazzino era sotto sedativi, ma nonostante questo si teneva aggrappato al letto con entrambe le mani e ogni tanto digrignava i denti. Il proiettile aveva fatto letteralmente esplodere l'articolazione, la testa del femore e le cartilagini del ginocchio destro: un disastro. Probabilmente avrebbe zoppicato per tutta la vita.
"Raccontami tutto un'altra volta, e stavolta spiegami perche' vi hanno sparato."
"Non lo so, non so lo! Io quando ho sentito i colpi mi sono girato per scappare, e mi hanno beccato alla gambe...fottuti bastardi..."
"Allora quanti erano? Come si sono allontanati?"
"Ma che cazzo ne so! Mi fa male..."
"Fate parte di un gruppo, di una banda di writers?"
Il ragazzo non rispose. Todeschini si avvicino' al suo volto, e prese a parlargli a bassa voce. "Senti. Qua mi devi dire le cose come stanno: vi hanno sparato, e qui all'Eur e' una cosa che non succede spesso. Se vi hanno sparato c'e' una ragione; e... " Todeschini si fermo' un istante, ponderando le parole da usare. "... e potrebbe non essere finita qui. Hanno sparato per uccidere. Quindi, capisci da solo che e' meglio che parli."
Lo sguardo da bulletto, che aveva mantenuto nonostante il dolore, comincio' a sciogliersi sul volto del quindicenne; la paura stava cominciando ad avere la meglio su quell'atteggiamento di superiorita' che aveva tenuto fino a quel momento. "Non siamo una banda. Marchiamo il nostro territorio, certe volte andiamo a rompere sui territori degli altri. Anche gli altri fanno cosi', ma non succede mai niente di che. A volte parte qualche pugno, si fa a botte, ma fine. Non ho mai visto nemmeno un coltello."
"Hai riconosciuto chi ti ha sparato?"
"No. Era uno solo, credo. Ho visto un lampo dietro al cespuglio, poi ho cominciato a correre. Ho fatto un paio di passi, poi mi ha beccato."
"Ti ricordi quanti colpi ha sparato?"
"Tre. Non ho sentito nient'altro. Solo tre. E nemmeno un motorino o una macchina, dopo. Solo gli spari."
"Ancora una cosa, poi ti faccio riposare. Sei sicuro che tu o i tuoi amici non siete invischiati in qualcos'altro? Droga, magari?"
"Noooo... beh, ci facciamo qualche canna, che c'e' di male? Ma non spacciamo. Al massimo compriamo per gli amici, ma non ci facciamo i soldi. E' solo per noi."

 

Todeschini chiuse lo sportello della gazzella. Mentre lo riportavano in caserma, ripenso' a quell'ultima frase: ci facciamo qualche canna, che c'e' di male?. Rabbrividi', poi si chiese che valori potessero avere questi ragazzi, cosa avessero imparato dalla vita.
Anche stanotte sarebbe rientrato tardi a casa. Giovanna probabilmente gia' dormiva.