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Testament

in Film
di Andrea Morsani
Creato: 02 Ottobre 2017

Negli anni ’80 la paura di un olocausto nucleare era fortissimo. E’ giusto riscoprire uno dei pochi film che hanno avuto il coraggio di affrontare il tema.

 

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Sicuramente molti di noi ricordano The Day After, il film per la televisione del 1983 che narrava le conseguenze di un attacco atomico. Testament, curiosamente, usci’ nelle sale appena un mese dopo, silenziosamente e timidamente, oscurato dalla forza narrativa di The Day After.

 

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Testament e’ un film sussurrato. Fa della anormale normalita’ il suo punto di forza: una comunita’ non colpita direttamente dall’attacco, che pian piano soccombe al disgregarsi della societa’ civile, alla mancanza di rifornimenti, all’arrivo invisibile delle radiazioni mortali. Tutto e’ incentrato sulla vita, e la morte, di una comunissima famiglia borghese e dei suoi vicini di casa. Il tentativo di mantenere una apparente calma e di continuare la propria vita collide con la realta’ che rapidamente inizia a manifestarsi in tutta la sua fredda inclemenza. Mentre i giorni passano, madre e figli vedono la loro comunita’ finire a pezzi, in una vana attesa del ritorno del padre.

 

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Il film non si avvale di effetti speciali, o di musiche d’effetto. E’ tutto basato sulla vita del nucleo familiare, senza eccessi e senza particolari sottolineature; non ci sono allegorie, ma semplici descrizioni di avvenimenti e di situazioni. La narrazione cruda e senza filtri particolari e' quello che impatta maggiormente lo spettatore: quanto la vita possa cambiare in un attimo, scandita da assurdita' impensabili fino a poco prima, con il racconto scandito dalla lettura del diario della madre, che fa appunto da testamento.

 

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La regia di Lynne Littman e’ trasparente, non marca il film se non appunto per questa fredda trasposizione della realta’. In alcuni aspetti si nota forse una certa tendenza all’uso di dialoghi troppo compassati, e i protagonisti sono probabilmente fin troppo calmi, vista la situazione. Specialmente all’inizio il “tocco femminile” e’ fin troppo presente, a rimarcare quanto felice fosse la vita prima dell'evento, l'unione e la felicita' della vita familiare, fino ad essere stucchevole... ma fa da buon contrasto con la realta’ che di la’ a poco si verra’ a presentare.

Discreta la recitazione del cast, che non mostra picchi di bravura ma nemmeno manca l’obiettivo. Jane Alexander e’ la protagonista principale ed unico membro del cast di una certa rilevanza, all’epoca; onestamente non la ricordavo in alcun modo in altre produzioni, ma oltre a quella per Testament ha al suo attivo diverse nomination come attrice non protagonista in Tutti gli Uomini del Presidente e Kramer Contro Kramer. Il resto si riduce ad una buona prova per Ross Harris, che non lascia tracce di se nel prosieguo della sua carriera, e due particine per i giovani ed acerbi Kevin Costner e Rebecca de Mornay.

 

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Testament e’ un film che nonostante non faccia nulla di particolare, riesce ad accalappiare l’attenzione dello spettatore, e lo fa entrare in empatia con i protagonisti e la loro storia. Non e’ un capolavoro, non e’ un film di richiamo, ma a suo tempo ha svolto la giusta e buona opera di sensibilizzazione sugli orrori, immediati e a lungo termine, di un olocausto nucleare.

 

Testament, 1983

Voto: 7