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Il grande imbroglio Europeo

di Andrea Morsani
Creato: 12 Aprile 2011

In pochi, pochissimi se ne erano già accorti, e oggi che anche i nostri politici dicono che nella Comunità Europea c'è qualcosa che non va mi viene da sorridere.
Perchè in realtà, l'Unione Europea è un grandissimo imbroglio.

Quando negli ultimi anni '90 fu annunciato che saremmo passati a una moneta unica, comune a tutti gli Stati europei, ho pensato che sarebbe stato bello andare all'estero senza dover "cambiare", dovendo capire quanto valessero i loro 25 centesimi o i 100 cazzilli rispetto alla Lira. Poi ci dissero che per poter agganciare la Lira all'Euro (questo il nome della moneta comune) avremmo dovuto fare parecchi sacrifici, ma che erano giustificati dal fatto che la Lira era instabile ed estremamente svalutata.

Ebbi però un sincero moto di stupore quando scoprii che diversi Stati non aderirono all'idea della moneta comune; ancor meglio, la popolazione si era espressa in modo contrario in un referendum nazionale.
Un referendum? Cioè, negli altri Stati (in alcuni, almeno) il governo aveva chiesto ai propri cittadini cosa fare e poi aveva seguito il volere popolare? E perchè invece in Italia la cosa non era proprio stata discussa fra le parti politiche, ma era stata semplicemente data per scontata? Erano gli anni di Prodi al governo, lo stesso personaggio che aveva fatto a pezzi le migliori società a compartecipazione statale e le aveva regalate in giro per l'Europa ai suoi amichetti, col supporto della sinistra italiana. La cosa cominciava a puzzare.

 

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All'entrata in vigore dell'Euro seguì una forte inflazione, i prezzi praticamente raddoppiarono, con conseguente dimezzamento del potere d'acquisto delle famiglie italiane. La colpa fù in parte del governo Berlusconi, ma è anche doveroso precisare che l'inflazione si ebbe in tutta l'area Euro, anche se in modo minore rispetto all'Italia.

Negli anni seguenti la situazione dell'Eurozona si è stabilizzata, sebbene sempre più dure fossero le condizioni per una buona parte della sua popolazione, con la progressiva riduzione (e talvolta la completa scomparsa) della classe media; poi arriva la bomba economica della bolla immobiliare statunitense, la scoperta che le banche (chi lo avrebbe mai detto, eh?) hanno sempre giocato d'azzardo oltre i limiti non solo del buon senso, ma anche della razionalità, e il conseguente intervento della Banca Europea per salvarle, e con loro salvare l'economia dei Paesi membri.

Fermiamoci un istante: solo a me sembra strano che una istituzione sovranazionale intervenga per salvare il culo di banchieri che hanno giocato coi soldi degli investitori quando gli stessi enti di controllo non hanno fatto nulla in precedenza, e, toh, nemmeno dopo?

Fine della pausa. Torniamo a fare un pò di storia. Ci sono due momenti piuttosto discutibili, fra gli altri, che vorrei citare. Il primo è quello dell'abolizione del controllo dei confini nazionali. Da che mondo è mondo, ogni stato sovrano esercita il suo potere in territorio nazionale ed esercita un controllo rigido al confine per tutta una serie di ragioni, che sono variate nel corso della storia, ma che sono tutt'ora valide: repressione della criminalità, blocco delle persone non gradite, verifica del materiale commerciabile e non che entra nel proprio territorio e così via. Questo, dalla ratifica del trattato di Schengen, non esiste più: chiunque è libero di circolare su territorio comunitario senza restrizione. Può essere una cosa buona per il commercio, forse (forse.), ma di certo non per la sicurezza dei cittadini: qualsiasi criminale o terrorista può muoversi tranquillamente da una zona all'altra, e anche l'espulsione dal territorio nazionale è ormai più un concetto vuoto che una misura efficace, visto che alla frontiera non c'è nessuno a chiedere i documenti.

 

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Il secondo punto riguarda le famose quote di produzione nazionale. Per chi ne avesse sentito parlare ma non sa di cosa stiamo parlando, in due parole si può dire che ogni paese aderente all'UE può produrre, di ogni bene, solo una definita quantità. Per questo l'Italia ha accettato di ridurre la produzione di vino, latte e arancie, tanto per fare un esempio, in favore di altri paesi europei. Equilibrato, non vi sembra? Beh, a me no.
La riduzione d'ufficio della produzione agricola comporta l'innalzamento del prezzo della singola unità, vista la diminuzione dell'offerta; l'improvviso impoverimento di chi vive di agricoltura; la perdita di una fetta di autosostentamento della popolazione nazionale in caso di emergenza; e questi sono le prime cose che mi vengono in mente. E in tutto questo, la cosa più ridicola è che le arancie che mangiamo potrebbero essere quelle importate da Israele, mentre le nostre vengono distrutte appena raccolte.

Torniamo alla moneta unica e agli aiuti: mentre per le banche questi sono arrivati copiosi e rapidi, per due stati in difficoltà come Grecia e ora il Portogallo l'UE ha fatto spallucce per un bel pò prima di aprire i cordoni della borsa. Curioso invece che per l'Irlanda l'intervento sia arrivato anche non sollecitato dal governo locale.
E ancora in tema di aiuti, ma d'altro tipo: il fenomeno migratorio non è certo notizia di questi giorni, l'Italia, la Grecia e la Spagna sono le teste di ponte per arrivare in Europa dall'Africa e dal Medio Oriente; ma non si ricorda un solo intervento congiunto e duraturo per controllare i confini Europei, anzi: a politiche repressive dei governi italiani sono seguite critiche da parte di Francia, Spagna, Germania e Francia che poi hanno pensato bene di seguire direttive ben più rigide.

Se ancora non avete capito qual è il nocciolo della questione, ve lo dico facile facile: l'Unione Europea non è una unione di intenti politici, ma un protettorato economico in mano a pochi poteri forti, che non hanno nessun interesse nel salvaguardare l'integrità politica e civile degli stati membri dell'UE. Queste scelte sono piovute dall'alto, imposte nella maggior parte dei casi, a cittadini che non hanno avuto alcuna possibilità di dire la propria opinione su azioni che ne hanno stravolto la vita civile. Vi ricordate un solo intervento strutturale dell'UE mirato a migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini che non sia intrinsecamente legato a qualche infrastruttura commerciale o azione di medio-alto profilo economico? Io no, nemmeno una.

L'Unione Europea è il frutto di una concentrazione di poteri che nulla hanno da invidiare alle logge Massoniche o ai Nuovi Ordini che ogni tanto ricorrono nella cronaca nera o nella letteratura di rottura. E', nella migliore delle ipotesi, una rete di interessi volta unicamente a favorire il commercio e la speculazione economica, dove i cittadini hanno perso ogni valore e peso.

E sentire, in questi giorni, i nostri politici che scandalizzati minacciano all'integrità dell'UE, mi fa solo ridere. Anche se in un modo molto, molto amaro.