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Decoro o censura?

di La Signora del Ceppo
Creato: 29 Marzo 2018

Il Ceppo vuol credere che non sia morto il tempo in cui l’arte, nella sua più alta accezione di espressione del pensiero, non sia stata censurata in funzione del decoro pubblico.

 

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Per il Ceppo l’arte nasce, pulsa, esiste e continuerà a farlo che sia urlata o declamata, organica al potere o ribelle, placida o tagliente come una tela di Fontana, e soprattutto degna. Che sia sul muro di un vicolo o sotto i riflettori di un museo di fama mondiale, un’opera è degna di essere considerata tale e quindi di esistere. Potete cancellarla con una vuota pennellata di ipocrita moralità, ma riapparirà su un nuovo muro, su un’altra tela, con nuovi colori e ringiovanita freschezza. Ma il gesto censurante resta, come un’impronta grigia, viscida e opaca e offende tanto e più di chi ne è rimasto scandalizzato o infastidito.

E’ per questo che il Ceppo ha vissuto con preoccupazione e disagio la cancellazione in tempi record dei murales dello street artist  palermitano Salvatore Benintende, in arte Tvboy, apparsi sulle vie dell’Urbe negli scorsi giorni  in nome del decoro pubblico. Quanta efficienza.

Eppure anche l’arte è pubblica; non si trattava del muro di un Ministero, non ha deturpato un vicolo come fanno una buca, una voragine, un bidone che straripa. Ha fatto irnoia senza volgarità ma col paradosso. Il vero uomo Salvini colto in un romantico bacio col suo avversario, che tanto avversario non è più, e il gongolante Di Maio in punta di piedi come una donnina anni ’50 a ricambiarlo, il San Francesco Totti a regalare protezione alla sua Città martoriata, e la Meloni anch’essa dispensatrice di amore umanitario che prende in braccio il suo orgoglio e lo trasforma in colori, quelli di un bimbo profugo.

 

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Intervistato, l’artista dichiara “ve li immaginereste?”, lancia una provocazione, lascia tirare le somme a chi guarda, scatena la discussione; quello che all’oggi sembra una chimera: fermarsi a guardare e non restare solo a guardare, ma essere costretti a farsi un’opinione, a prendere una posizione. Rimescola le carte e, sorridendo, lascia riflettere. Non occorre rispolverare il Saggio pirandelliano “L’Umorismo” per ricordare a Padron Decoro che l’ironia straniante suggerisce e scatena la riflessione. Non occorre rievocare lo spirito di John Heartfield che nel lontano 1932, un anno prima dell’ascesa al potere di Hitler, gli dedicava il celebre ironico fotomontaggio .Adolf il superuomo ingoia oro e vomita sciocchezze".

 

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Non serve risfogliare un catalogo o rivedere una mostra di Banksy e neppure richiamare gli altri baci impossibili dello stesso Tvboy tra Renzi e Berlusconi o tra il Papa e Trump o fare una passeggiata lungo il muro di Berlino o per altri quartieri di Roma, dal Quadraro a Primavalle, dove il murales non ha leso il decoro, ma ha salvato dal degrado.

Non serve, o forse servirebbe, perché la memoria storica del nostro Paese è colpevolmente labile, perché abbattere e cancellare è più semplice che conservare, recuperare o costruire, si sa. Il Ceppo ha le idee chiare su questo: la mano e la forza fisica muovono la distruzione che non pensa, soffocata dalla foga, mentre la mano dell’artista è sospinta dal pensiero, dall’ispirazione, è insufflata dagli dei.  E l’arte fa questo, là dove altri vedono solo muri scrostati, tele bianche, quadranti da riempire, essa vede il la di una sinfonia, l’incipit di quello che sarà.

E’ illegale imbrattare muri pubblici o privati, disegnare senza un’autorizzazione concordata e a volte finanziata dalla Cosa Pubblica. Tutto vero, il Ceppo lo comprende, lo condivide, lo sostiene, perché significa rispetto e un freno all’abuso.  E’ questo il compito dei garanti del decoro. Ma davvero, un cuore rosso tra due avversari e  l’abbraccio ad un bambino possono sconvolgere? Davvero un artista accreditato in italia e all’estero è stato considerato un imbrattatore e cancellato da una triste monocromia trasudante decoro? Magari sì, ma la censura ha spesso l’effetto opposto, soprattutto in un’epoca virale che non conosce damnatio memoriae: riecheggia e si moltiplica, come dovrebbero fare l’amore e la riflessione. E questo fa paura.